di Mario Mariano
La gente in generale, i tifosi di calcio in particolare hanno bisogno di avere dei personaggi di riferimento, di eleggere un beniamino, perché la voglia di immedesimarsi in un piccolo-grande eroe è una prerogativa di chi assiste ad uno spettacolo. Se prima piaceva perché si vedeva lontano un miglio che aveva voglia di recuperare il tempo perduto, dalle 16.30 della partita con il Cittadella Davide Lanzafame è entrato nel cuore dei tifosi del grifo. Alto e potente il grido della Curva Nord che fa sempre da apripista, ma tutto lo stadio ha subito sposato quell’idea, per dare merito al torinese di aver preso per mano la squadra quando era impaurita, neppure fosse la prima volta che affrontasse un avversario mediamente motivato, e mediamente pericoloso, a dispetto della modesta classifica. Lanzafame ha lottato per due e anche per tre, ed ovviamente ha avuto bisogno dell’apporto dei compagni per trasformare in oro quanto aveva prodotto. E così sia sul primo che sul secondo goal, il suo contributo è stato decisivo. Ma nonostante Lanzafame e Fossati in giornata di grazia, proprio per non farsi mai mancare nulla, anche questa volta ha volteggiato sul Curi quella beffarda ipotesi del solito pareggio, magari con il “classico” 2-2.
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Camplone non ha fatto una piega quando Provedel è stato battuto da Coralli, convincendosi che questa volta avrebbe respinto al mittente tutte le ipotesi che lo volevano già con il biglietto di sola andata per Pescara. Stavolta ha fatto i cambi che logica comandava e si è guadagnato i consensi perfino con Taddei, che trenta secondi dopo essere entrato al posto di Nicco è andato vicino al goal. Tutto è bene ciò che finisce bene perché il calcio ha abituato tutti che ciò che non era giusto alla mattina, al pomeriggio non è più in discussione. Camplone resta alla guida della squadra che dovrà essere ridisegnata, e magari il 2-2 con il Pescara e conseguente poker subito a Carpi hanno segnato anche lo squartiacque tra il Camplone ortodosso pioniere di un calcio che non prevede cambi tattici, ed uno che ha capito che quando si tratta di salvare il posto di lavoro, si può ricorrere alla transazione, che resta la soluzione migliore, perché prevede reciproche concessioni.
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Provedel: Stavolta il rigore non è lui a procurarlo, e va già meglio. Si oppone ma poi nulla può sulla ribattuta. Sicuro nelle uscite alte. Voto: 6+
Comotto: Randella anche quando potrebbe farne a meno, ma la paura di non farcela nei recuperi lo porta a contatti pericolosi. Anche in area di rigore, seppure in concorso di colpa con Goldaniga. Voto: 6
Goldaniga: Il riposo farà bene anche a lui, che pure è giovane. Tra impegni in nazionale e campionato, con compiti sempre diversi si può solo ritirare il fiato. Voto: 6
Giacomazzi: Un intervento in tuffo salvatutto, qualche appoggio di testa, la sensazione è che se ne stia sempre al sicuro, rischiando poco. Voto: 6
Crescenzi: Difensore proprio non è, ed in questo momento è difficile individuarlo tra i migliori come pure abbiamo fatto per tante settimane. L’approssimazione si unisce alla confusione, mettendo sempre al sicuro l’impegno. Voto: 5.5
Fazzi: Richiamato in panchina a metà primo tempo, una bocciatura bella e buona; una decisione stonata perché di quel centrocampo nessuno si alzava dalla mediocrità. Voto: ng (dal 23′ pt Verre: Corse forsennate, tiri sballati, passaggi non sempre precisi. Forse vuole strafare, ed il goal del recupero lo ripaga degli errori commessi. Voto: 6)
Fossati: Prova ad alzare i ritmi nel primo tempo, ma è nella ripresa che da il meglio del repertorio e non solo con l’inserimento in area che frutta il raddoppio. Si ripete sui livelli della gara con il Pescara, giganteggiando in mezzo al campo. Voto: 7.5
Nicco: Il solito cursore che non ha lucidità giusta al momento di battere a rete. Ineccepibile nell’impegno, deficitario nella tecnica. Voto: 6 (38′ st Taddei: 11 minuti per dare un contributo al ritorno alla vittoria, un tiro al fulmicotone e qualche pallone recuperato nella fase topica. Anche i campioni hanno bisogno di ripartire dalla panchina e di un bagno di umiltà. Voto: 6)
Lanzafame: Un Ravanelli dei tempi giovanili, lottatore come Penna Bianca, trascinatore, utile in ogni zona del campo. Di elogi in carriera ne ha ricevuti molti, ma ha anche convissuto con cocenti delusioni. Merita il ritorno alla gloria perchè frutto di grande sacrificio. Voto: 8+
Parigini: Se servito sa come far fruttare la giocata, palla al piede è incontenibile, deve solo saper scalare le marce, per non correre più del pallone. Voto: 6.5 (22′ st Vinicius: Si fa trovare pronto e non è poco, attacca sulla fascia per evitare pericoli dalla sua parte. Voto: 6)
Falcinelli: Un goal ed un assist lo mettono al sicuro da ogni rilievo, che stavolta proprio non merita perché anche nel primo tempo, è tra i pochi ad avere l’argento vivo addosso. Voto: 7
Camplone: Diceva il “sor Guido” (Mazzetti, ovviamente): l’allenatore che vince è un bel ragazzo, quello che perde…Non che il pescarese sia diventato all’improvviso un Adone, ma finalmente si scuote quando sembrava volesse arrendersi agli eventi. I cambi sono propedeutici e non scolastici. Basta ed avanza per una sufficienza ed un brindisi di buon anno. Voto: 6+
