di Mario Mariano
La freccia rossa si è fermata alla stazione di Viareggio. Impossibile, dirà qualcuno che è transitato su quella linea, in Versilia fermano soltanto treni di media velocità, solo in una circostanza un ministro si permise di obbligare il capotreno ad una sosta per arrivare prima a casa. Fuori di metafora, il Perugia avrebbe proseguito volentierissimo la corsa perché arrivare in B con promozione diretta significa incamerare molti più contributi che attraverso i play off, ma tant’è. Nella vita non si può avere tutto e non si possono neppure rimpicciolire- di colpo- i meriti di Camplone e di una squadra che ha messo insieme due mesi di buon calcio e di eccellenti risultati.
Come Pietri Ma al momento del colpo di reni, di sperare nella remuntada, ecco che è sembrato rivedere quei vecchi fotogrammi di Dorando Pietri che crollò alle Olimpiadi di Londra quando al traguardo mancavano una manciata di metri. Pietri venne aiutato, sorretto perché fece tenerezza vedere un atleta tanto generoso mancare la vittoria quando tutti pensavano ce l’avesse fatta. Pietri non riuscì a dosare le forze e la sensazione che a Viareggio sia capitata un po’ la stessa situazione che impedì all’eroe di Correggio di fregiarsi della medaglia d’oro. Camplone, e chi ci segue può controllare, non è quel tipo di allenatore che riesce dalla panchina a cambiare una situazione tattica, a mandare in campo un panchinaro che diventa decisivo nel riprendere in mano la situazione.
Sentirsi importante E’ toccato un paio di volte a Rantier, ma il cambio era quello classico, un attaccante per un attaccante. A parte che si potrebbe discutere ore sul mancato impiego di Moscati, che ha dimostrato ampiamente di poter giocare in più zone del campo, far rientrare Cangi dopo una lunghissima assenza non è stata probabilmente la soluzione migliore, e questo non a posteriori, ma con il senno del prima, perché lo stesso Camplone (gli increduli possono riascoltare l’ intervista grazie ad internet) aveva anticipato che «la squadra che ha fatto bene, merita la conferma». Salvo che questo concetto, validissimo, ci mancherebbe altro, va supportato anche da un’altra strategia vecchia quanto il gioco del calcio moderno: chi sta in panchina (o in tribuna) vuole sentirsi utile, importante. Sosteneva Castagner alle prime uscite da allenatore professionistico – e sostiene tutt’ora – che il compito più difficile per un allenatore è assegnare domenicalmente le undici maglie.
Insonnia Nessuna riserva si farà mai convincere di essere inferiore al titolare, dunque un allenatore ha una arma importante, quella di utilizzare il maggior numero di calciatori. Ed invece Zanchi è stato richiamato dalla Svizzera non si sa bene a quale titolo, Clemente furoreggia nelle partite del giovedì, ma di lui si è perduto il profumo di un calcio che non si può disperdere in così poco tempo, senza parlare di Anania, che avrà pure avuto problemi fisici, ma che viene dato per disperso. La verità è che non riuscendo a cedere giocatori importanti, la rosa da ampia e diventata buona per due squadre, ma Camplone non se ne è accorto: l’abbondanza a volte fa di questi scherzi.
Detto questo, nessun processo prima del tempo, sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Le carenze dell’allenatore pescarese poco incline alla flessibilità sono note da tempo: Restano i meriti che sono stati sottolineati a più riprese, ma alla luce di ciò che è accaduto a Viareggio, non si può sottacere che svanito un bellissimo sogno, e chissà se ai grifoni non capiti quanto la leggenda sportiva narra di Pietri, e cioè che da Londra in avanti soffrì di insonnia.
Il possibile jolly Creare grandi aspettative, con appelli costanti ai tifosi è stato ripagato con moneta sonante, ma ora non è tempo di processi. I piloti della società non vorranno dissolvere quanto hanno fin qui creato, il colpo va assorbito alla svelta, la piazza d’onore irrobustita. La promozione è ancora alla portata, e Camplone saprà reagire alle inevitabili critiche e rivedere certe posizioni, cominciare a puntare su forze fresche, su giocatori motivati, che hanno tutto l’interesse a riscattare con un grande finale una stagione per loro – al momento – oscura. Ogni riferimento a Clemente è voluto, la sensazione è stata quella di volerlo mettere in condizione di alzare bandiera bianca e chiedere la rescissione del contratto. Camplone conosce bene Clemente per averlo allenato a Benevento, valuti lui se può diventare il vero jolly di questo finale di campionato, play off compresi.
Koprivec: Poco lavoro ed un goal pesante sul quale non appare colpevole. Basta ed avanza per una sufficienza ampia. Voto: 6+
Cangi: Fosse rimasto ancor ai box nessuno avrebbe avuto nulla da contestare a Camplone, perché Moscati in quel ruolo sembrava un’arma in più. Si intuisce alla svelta che il mese di riposo forzato hanno pesato sulle gambe. Non che demerti, ma non era certo lui da sostituire per dare alla partita una altro indirizzo tattico. Voto: 6 (dal 15′ st Moscati: Lo sanno anche i sassi che è uno che ci mette un po’ per trovare il passo giusto, riportarlo nel ruolo che semmai gli spettava dall’inizio è stato un errore. Voto: 6.5)
Russo: Non la solita grinta, il consueto ardore; anche lui più di un passo indietro rispetto al consueto standard, alla faccia di chi ha sostenuto che la squadra «ha lavorato bene, i ragazzi sono in salute». Voto: 6 – –
Massoni: Tra i pochi che si presenta in sala stampa per le interviste, forse per giustificare una prestazione non pari alle attese e soprattutto alle precedenti. Sul goal di Benedetti incappa in un altro errore, liberandosi impropriamente del pallone e, per di più, infortunandosi. Errore decisivo perché a squadra resta in dieci con il nuovo entrato che ne approfitta. Voto 5,5 (dal 28′ st Giani: un altro cambio che non convince, ma chi lo dice a Camplone? Voto: ng)
Liviero: Il giovanotto ha dato tanto, tantissimo, un mulo, un maratoneta, un mastino. Quante qualità, ma anche quelli che sembrano avere il destino predestinato per una brillante carriera, hanno solo due polmoni. Voto: 6-
Dettori: Camplone punta su di lui, ma è la squadra che non guarda alle mezze misure: o diventa subito protagonista oppure va in affanno. Si agita e si distingue in qualche iniziativa, ma poi viene sostituito con colui che stavolta il miracolo non l’ha fatto. Voto: 6- (dal 25′ st Rantier: il francese dal sorriso dolce e dal piede vellutato stavolta fatica perché no nsi raccapezza in mezzo al campo. Voto: ng)
Esposito: Quando la squadra gira lui si erge a principe del gioco, ma se gli ingranaggi sono arrugginiti e lui deve prendere per mano i compagni, diventa scontato, prevedibile. E’ il termometro esatto della situazione: in fase calante sotto il profilo fisico. Italiano si chiederà se prima della fine gli verrà data una chance. Voto: 6
Nicco: Il tanto correre lo ha spremuto, va detto a chiare note. Visto che con il goal ci ha preso confidenza, prova a salvare la prestazione provando e riprovando, ma stavolta con esiti modesti. Voto: 5.5
Politano: Ci mette l’impegno ci mancherebbe, è altruista come poche altre volte, ma la benzina scarseggia anche se è capace sempre di tirar fuori il coniglio dal cilindro in qualsiasi momento. Voto: 6
Ciofani: A secco da due mesi, sembra aver smarrito quella prontezza di riflessi che ne hanno fatto (non va dimenticato) il goleador della squadra. E’ che le occasioni migliori capitano proprio e solo a lui e che non era giornata lo si è capito già nel primo tempo. Per ironia della sorte a negargli la gioia del goal è proprio quel Martella, che pure non aveva affatto demeritato nel sostituire Liviero. Voto: 5.5
Fabinho: La gamba come dicono gli addetti ai lavori c’è, bella tosta, capace di lasciare in sourplace qualsiasi avversario. Sembra un vatusso in mezzo a tanti compagni in giornata grigia. Ma da solo non può certo risolvere le partite. Voto: 6+
Camplone: Cosa altro aggiungere rispetto al commento? Ci rimettiamo il cappello dopo essercelo tolto più di una volta, perché stavolta non ci ha convinto su nulla. Formazione, tattica, cambi. Voto: 5–
