Vinicio Capossela ricorda l’amico Sergio Piazzoli, morto improvvisamente per un attacco di cuore. Negli occhi di tanti c’è ancora il concerto per i 20 della carriera del musicista al Morlacchi, il 29 dicembre 2010. Un’amicizia profonda, come quella che Sergio aveva con tanti artisti. Qui gli orari e i luoghi di camera ardente e funerali
di Vinicio Capossela
C’è qualcosa, e in certe persone in particolare, che conserva vivo il ragazzino che è in noi. Quel gusto per l’avventura, l’attrazione e la paura delle batoste, l’infiammazione dell’entusiasmo, l’abbattimento repentino, il rialzarsi dopo essere caduti dalla bicicletta, l’immaginazione che si accende intorno alle figurine. Qualcosa in noi che mantiene in vita il ragazzino. Forse è per questo che gli adulti parlano così tanto di calcio o lasciano tutto per seguire i mondiali, perché danno libero spazio al ragazzino che hanno dentro. Che fantastica intorno a nomi e finte e gesta, a spasso tra la storia e la geografia. Così alcuni vivono anche la musica, che in molte lingue infatti usa lo stesso verbo “play”, giocare, per descrivere l’azione.
In Sergio Piazzoli ho sempre visto questa luce negli occhi, nel parlare di musica. La luce del “to play”. E’ la luce che ci sottrae alla dittatura dell’Utile, e dell’Attualità. La luce che si impara a leggere negli occhi quando si inizia ad andare a provare col gruppo in cantina, o da soli con uno strumento in mano, e poi si va a giocare a pallone, o a ragazze. Conservare quella luce in età adulta, in un mondo in cui “si sbaglia da professionisti”, e’ un dono raro. Soprattutto se non si fa il musicista ma il promoter musicale.
FOTOGALLERY: PIAZZOLI CON CAPOSSELA
Quella figura cioè che mette in relazione musica e mercato. Una figura spesso appannaggio di mercanti, ma molto importante per arricchire o impoverire il mondo. Un buon promoter può investire su uno spettacolo oppure su un altro, spesso scommette di proprio per proporre artisti in cui crede, e rischia. Un promoter può aggiungere un po’ di grazia al mondo oppure un po di abbrutimento. Deve avere il fiuto per scovare gli artisti quando ancora non sono importanti e hanno cachet accessibili, e portare, per esempio, un giovane Ben Harper al Teatro Morlacchi. Deve conoscere e amare la musica per farla conoscere ed amare al pubblico. Un buon promoter completa il lavoro di un artista. E’ un lavoro oscuro che non raccoglie la gloria dell’applauso, ma il pubblico deve molto al promoter quando assiste a un buon spettacolo, e spesso non lo sa.
Sergio Piazzoli ha regalato in più di trent’anni molte perle al pubblico della sua regione. Ha mantenuto viva una scena musicale, ha permesso a molti di incontrarsi, di conoscere. Ha soprattutto donato e contagiato quella luce del gioco, dell’entusiasmo, ed ora siamo in molti a sentire un angoscia profonda, un grande vuoto, un dolore cupo. E’ come d’improvviso avere perso il pallone per giocare, come perdere la stagione dell’innocenza, la stagione dell’amicizia. Quando le cose si scambiano per il piacere di arricchire gli altri. Sergio Piazzoli è stato molto generoso con noi tutti, così generoso da non riuscire ad esserlo anche con se stesso.
E questo aumenta il dolore e la ribellione a questa sua scomparsa così ingiusta, la ribellione allo scandalo della morte. Scrivo queste righe non per ricordarlo, ma per presentare un amico fraterno a chi ancora lo conoscesse poco e per parlare del lavoro che così tanto ha amato.
Vinicio Capossela. 11 giugno 2014. Brutta giornata.

Ho sentito l’ambulanza che passava vicino casa, è successo
altre volte. Sapere, dopo, dove andasse, cosa stava succedendo in quel
momento a Sergio mentre mi preparavo a una nuova giornata sperando fosse
positiva, mi intristisce profondamente.
Mentre guardo il vostro bel video ricordo metto a fuoco un
pensiero che mi era balenato, senza alcun motivo, quasi subito: chissà se gli
ultimi avvenimenti di cronaca cittadina hanno avuto un qualche ruolo in questa
tragedia.
Leggo quello che ha scritto Capossela e finalmente capisco perché
ho avvertito da subito il dovere di condividere un dispiacere crescente, non
giustificato da una conoscenza appena accennata: solo poche ore passate insieme
e tanti racconti da persone fortemente legate a entrambi.
Il “gusto per l’avventura,
l’attrazione e la paura delle batoste”, “la luce che ci sottrae alla dittatura
dell’Utile” li ho vista anche di sera, per pochi minuti, davanti a un mare
stupendo. Erano nello sguardo di Sergio.
Ho sentito l’ambulanza che passava vicino casa, è successo
altre volte. Sapere, dopo, dove fosse diretta, cosa stava succedendo in quei
momenti a Sergio, alla sua Compagna, mentre mi preparavo a una nuova giornata sperando fosse positiva, mi intristisce profondamente.
Mentre guardo il vostro bel video ricordo metto a fuoco un
pensiero che mi era balenato, senza alcun motivo, quasi subito e che dopo avevo rimosso: chissà se gli ultimi avvenimenti di cronaca cittadina hanno avuto un qualche ruolo in questa tragedia.
Leggo quello che ha scritto Capossela e finalmente capisco perché
ho avvertito da subito il DOVERE di condividere un dispiacere crescente, non
giustificato da una conoscenza appena accennata, solo poche ore passate insieme
e tanti racconti su Sergio da persone care a entrambi.
Il “gusto per l’avventura, l’attrazione e la paura delle batoste”, “la luce che ci sottrae alla dittatura dell’Utile” li ho visti anche se era sera, per pochi minuti, davanti a un mare stupendo. Erano nello sguardo di Sergio.