Riceviamo e pubblichiamo la risposta del sindaco Wladimiro Boccali alla polemica innescata dall’editorialista del Corriere della sera Ernesto Galli della Loggia.
di Wladimiro Boccali
Ernesto Galli della Loggia vede nella crisi della storica pasticceria Sandri di Perugia una metafora della fine della “Italia delle cento città”. Che viviamo una crisi di sistema non è una scoperta di Galli della Loggia. Che esista una responsabilità della politica, come scrive Galli della Loggia, nemmeno. Immagino che anche le responsabilità della “borghesia incolta e indifferente”, inclusa, aggiungo, una intellighenzia che spesso incarna in modo “colto” i difetti del Paese, non siano una novità. Credo però, e voglio sperare sia lo stesso per le altre città, che l’analisi di Galli della Loggia sia parziale e vecchia di qualche mese. Certo lo è per quanto riguarda Perugia.
Una premessa: il centro storico di Perugia è uno dei meglio tutelati d’Italia, Perugia è una città all’ avanguardia per le politiche della mobilità, la raccolta differenziata porta a porta ha raggiunto percentuali elevate. In centro si lavora per ristrutturare edifici a fini di residenza per famiglie e giovani coppie. E’ senza dubbio vero che Perugia ha dovuto convivere negli ultimi anni con seri problemi, dovuti a fattori sia nazionali che locali. Per esempio, la crisi del commercio. Sandri, appunto, le cui vicende il Comune segue con la necessaria discrezione. In questo caso, le difficoltà sono dovute a situazioni molto complesse, non escluso il fatto che in un mondo che cambia il commercio deve dimostrare vivacità e doti creative: i santuari non resistono a lungo.
Da qualche mese, però, lo scenario è diverso. Molti esercizi hanno riaperto, oppure altri hanno preso il posto di quelli chiusi perché si muove una imprenditoria nuova e/o con idee nuove. Se a due passi da un locale in crisi ne riaprono due con nuove gestioni, un motivo deve pur esserci. La città si muove, se è vero che Perugia è teatro di una vita culturale diffusa, quindi di socialità, che ha pochi eguali in Italia, dove si sta per costruire una nuova biblioteca pubblica nel cuore della città etrusca e concludere i lavori di uno splendido auditorium. E’ anche notevolmente migliorata la situazione della sicurezza.
E’ terminata un’edizione di Umbria Jazz straordinaria nonostante la crisi, o forse proprio per dire basta alla crisi. Non credo che l’Italia delle tante città come Perugia sia destinata ad una inerte agonia. Vedo più voglia di ripartire che rassegnazione. Non servono dotti necrologi – ce ne sono tanti – che fanno sempre un bell’ effetto ma non producono nulla. Questi sì, “banalità, tran tran, conformismo ripetitivo delle frasi fatte”.
Gli italiani non hanno più voglia di piangersi addosso, e la politica ha il compito di stimolare e recepire un dinamismo che non può essere scomparso dalla dotazione caratteriale del nostro Paese. A Perugia e altrove.

‘Una premessa: il centro storico di Perugia è uno dei meglio tutelati d’Italia’…ma parliamo della stessa città con la più alta percentuali di spacciatori, che alimentano un turismo da sballo che come risultato rende Perugia la città con la più alta % di morti per overdose…ma è la stessa Città in mano a spacciatori che si permettono le sparatorie alle 22 di sera? ma è la stessa città con interi quartieri in mano a trans e prostitute? la stessa città che non ha fatto nulla per difendere la propria università e che oggi è famosa solo per la cronaca nera…quando vado fuori città e dico che sono di Perugia…noto sguardi particolari..città data in gestione praticamente ai malavitosi calabresi che con la manodopera di albanesi, i livelli quadro diciamo, e i magrebini fanno il bello e il cattivo tempo….e questa è la città che tu tuteli? basta che pensi a stanziare soldi per opere inutili per far lavorare in tuoi amichetti costruttori….la gente è stufa di falsità come quelle che ripeti da anni….