di Angela Giorgi
Tre mesi dal sisma del 30 ottobre in Valnerina, tre mesi di lavoro per salvare il patrimonio culturale. Nella lotta contro neve e pioggia, contro nuove scosse e possibili crolli strutturali, la soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio è impegnata non solo a difendere chiese e opere d’arte ma, insieme, a garantire la sopravvivenza delle tradizioni popolari e dell’identità collettiva delle zone terremotate.
Le chiese di “capolaterra” Risalendo con la soprintendenza e i vigili del fuoco lungo via Anicia verso “capolaterra”, la parte più alta di Norcia, i segni del terremoto sono progressivamente più visibili e frequenti. Chiesa di Sant’Agostino, quattordicesimo secolo. In seguito al crollo del tetto, è stato effettuato un intervento con una copertura interna in lamina per proteggere gli affreschi in vista, mentre resta critica la situazione della zona absidale. «La prossima settimana sarà ultimata la messa in sicurezza», è il programma della Soprintendenza. In alcune strutture, le operazioni erano già iniziate dopo il primo terremoto del 24 agosto e le scosse del 26 ottobre. Anche per quella domenica mattina era previsto il lavoro delle squadre e solo il ritorno all’ora solare ha evitato la tragedia. Anche la chiesa di Sant’Antonio, nella frazione di Frascaro, era stata già messa in sicurezza prima del sisma del 30 ottobre: solo la parte esterna doveva essere ultimata. Frascaro si trova sul versante dove giace anche San Pellegrino, una delle zone più colpite dalla violenza del sisma. Lo scenario di oggi mostra il tetto interamente collassato sulla struttura, dimezzata in senso longitudinale. «La popolazione chiede che venga messo in salvo il leggio, per ragioni affettive», informa l’esercito, al lavoro in quest’area.
SALVARE BENI CULTURALI E TRADIZIONI – VIAGGIO TRA I CANTIERI – FOTOGALLERY
Salvare le tradizioni Attraverso le lunghe e difficili operazioni di messa in sicurezza non viene salvato solo il patrimonio culturale: anche l’identità collettiva delle popolazioni, messa a dura prova dal terremoto, può sopravvivere grazie all’impegno delle squadre di lavoro. Nella chiesa di Santa Maria degli Angeli i vigili del fuoco hanno recuperato un Cristo deposto, importante non tanto per il valore artistico, quanto per quello affettivo. È questa infatti la statua che viene portata in processione il Venerdì santo durante la sacra rappresentazione della passione di Cristo, una rievocazione di impressionante realismo che coinvolge oltre quattrocento figuranti in costumi storici romani ed ebraici. I costumi sono custoditi nella sagrestia della chiesa di Sant’Agostinuccio o Agostino Minore e saranno recuperati dai Vigili del fuoco con la collaborazione della Pro Loco. Il Venerdì Santo non è lontano e la popolazione di Norcia è particolarmente affezionata a questa manifestazione, che quest’anno assumerebbe anche un nuovo significato di aggregazione. All’interno di Sant’Agostinuccio si trova anche un pregevole controsoffitto ligneo a cassettoni del ‘700: l’ordito in ferro ha resistito e gran parte della struttura è sopravvissuta, ma il legno deve ora essere coperto per evitare la minaccia della pioggia.
