Cementerie Gubbio

La Provincia di Lecce e i Comuni di Melpignano e Monselice hanno trasmesso il documento predisposto da cinque comitati e associazioni, tra cui NoCss Gubbio e Isde Italia. Al centro le autorizzazioni, i controlli sulle emissioni, i possibili effetti sulla salute e il rapporto tra combustione dei rifiuti e riciclo della plastica. Le contestazioni dovranno essere verificate sul piano tecnico e normativo.

Il ricorso ai rifiuti come combustibile nei cementifici arriva all’attenzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. La Provincia di Lecce e i Comuni di Melpignano e Monselice hanno trasmesso alla Commissione il dossier «Impiego di rifiuti e materiali derivati nella produzione del cemento: criticità ambientali, regolamentari e sanitarie», predisposto da cinque realtà civiche e scientifiche: il Comitato popolare «Lasciateci respirare», «E Noi?» – Comitato di cittadini, NoCss Gubbio, Coordinamento civico Ambiente e Salute e Isde Italia, l’associazione dei medici per l’ambiente.

Il documento riguarda un tema già al centro del confronto in Umbria, soprattutto per la presenza dei due cementifici di Gubbio, autorizzati a utilizzare combustibile solido secondario (Css). I promotori chiedono di approfondire la compatibilità di questa pratica con gli obiettivi europei di economia circolare e con le norme sulla tutela ambientale e sanitaria. Il dossier individua tre casi di studio: Galatina, in provincia di Lecce, Gubbio e Monselice. Due interessano direttamente i territori delle istituzioni che hanno promosso la trasmissione del documento.

La novità arriva a pochi giorni dall’approvazione, in Consiglio dei ministri il 2 ottobre, dello schema del cosiddetto decreto Ambiente-bis. Il provvedimento interviene anche sulle procedure per sostituire i combustibili tradizionali con Css-combustibile nei processi industriali. Secondo i promotori del dossier, le modifiche rischiano di ridurre le possibilità di sottoporre questi interventi a una nuova valutazione ambientale e di limitare il peso delle osservazioni presentate da enti locali e cittadini. Il testo approvato dal Governo deve tuttavia essere distinto dalle interpretazioni contenute nel documento: la portata effettiva delle nuove disposizioni va valutata sulla base delle norme definitive e delle procedure applicabili ai singoli impianti.

Il Css è un combustibile ottenuto dal trattamento di rifiuti e può essere utilizzato, in determinate condizioni, in sostituzione di una parte dei combustibili tradizionali impiegati nei forni industriali. Non tutti i materiali classificati come Css hanno però le stesse caratteristiche: occorre distinguere il Css che mantiene la qualifica di rifiuto dal Css-combustibile che rispetta i requisiti previsti dalla normativa. Una distinzione importante anche per comprendere le autorizzazioni e le responsabilità dei soggetti coinvolti.

La parte umbra del dossier riprende quanto Francesco Della Porta, componente del comitato No Css di Gubbio, ha già raccontato a Umbria24 quando ha sostenuto che i due cementifici eugubini potessero utilizzare «complessivamente fino a 100 mila tonnellate di rifiuti all’anno» e aveva sollevato «dubbi sui controlli dei materiali in ingresso e sulle emissioni». Le sue affermazioni erano inserite in un’intervista che conteneva anche valutazioni critiche sulla normativa e sui possibili effetti ambientali e sanitari della combustione dei rifiuti.

Il tema è tornato sulle pagine del giornale nell’aprile 2026, dopo un convegno organizzato a Gubbio dai comitati ambientalisti. In un intervento pubblicato il 20 aprile, Della Porta ha contestato il ricorso al Css e ha sostenuto che il recupero energetico dei rifiuti possa entrare in conflitto con il recupero di materia. Due giorni dopo, l’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca ha spiegato che i cementifici eugubini utilizzano già Css nel rispetto delle autorizzazioni e che la Regione ha affidato ad Arpa Umbria un’attività di studio sulle emissioni, confrontando la situazione precedente e successiva all’impiego del combustibile e verificandone natura e qualità.

Il dossier ora trasmesso alla Commissione amplia il campo delle contestazioni. Tra i punti da approfondire figurano la tracciabilità dei rifiuti, i controlli sui carichi in ingresso, la qualità dei materiali utilizzati, le modalità di monitoraggio delle emissioni e l’adeguatezza delle procedure autorizzative. I comitati segnalano inoltre criticità nella gestione dei materiali classificati come «End of Waste», cioè quelli che, dopo un processo di recupero e nel rispetto delle condizioni previste dalla legge, cessano di essere considerati rifiuti.

Su questi aspetti è necessario distinguere le domande poste dai comitati dalle eventuali violazioni accertate. La semplificazione di una procedura non equivale, di per sé, all’assenza di autorizzazioni o di controlli. La Regione Umbria aveva già spiegato, nel disciplinare l’impiego del Css-combustibile nei cementifici di Gubbio, che l’aggiornamento delle autorizzazioni prevedeva specifiche condizioni, un protocollo di monitoraggio della qualità del combustibile da concordare con Arpa e il potenziamento del controllo continuo delle emissioni al camino.

Un altro capitolo del dossier riguarda gli effetti del co-incenerimento sul mercato del riciclo. Secondo i promotori, l’utilizzo delle plastiche come combustibile può sottrarre materiali al recupero e rendere meno conveniente il riciclo, soprattutto quando il costo della selezione e del trattamento è superiore ai ricavi ottenibili dalla vendita della materia recuperata.

Il documento cita il Rapporto Corepla 2025 e sostiene che circa 350 mila tonnellate all’anno di plastiche provenienti dalla raccolta differenziata siano destinate ai cementifici, con un costo indicato in 250 euro per tonnellata a carico del sistema di gestione dei rifiuti. Sono dati che richiedono di essere letti nel loro contesto: per valutarli occorre verificare quali flussi di plastica siano conteggiati, quali trattamenti abbiano ricevuto e a quale specifica voce di costo si riferisca la cifra.

I comitati contestano inoltre il bilancio climatico della sostituzione dei combustibili fossili con il Css. Bruciare rifiuti può consentire di ridurre il ricorso ad alcuni combustibili convenzionali, ma la valutazione complessiva delle emissioni dipende dalla composizione del materiale, dalla quota di carbonio di origine fossile, dall’efficienza del processo e dal confronto con le alternative disponibili, compreso il recupero di materia.

Il dossier richiama anche il sistema europeo Ets, che regola le emissioni di gas serra degli impianti industriali interessati, e il regolamento europeo Reach sulle sostanze chimiche. Secondo i promotori, l’impiego di materiali derivati dai rifiuti nei cementifici solleva interrogativi sia sull’effettiva riduzione delle emissioni sia sulla presenza di contaminanti nei prodotti finali.

La parte sanitaria è curata in particolare attraverso gli approfondimenti attribuiti ad Agostino Di Ciaula, presidente del Comitato scientifico di Isde Italia. Il dossier richiama la collocazione di diversi cementifici in prossimità di centri abitati e aree densamente urbanizzate e chiede di valutare gli effetti combinati delle emissioni industriali e delle altre fonti di inquinamento presenti nei territori interessati.

Per Gubbio, i promotori richiamano inoltre studi e dati epidemiologici che, a loro giudizio, giustificano ulteriori approfondimenti.

La richiesta dei comitati è quindi di rafforzare la trasparenza sui materiali impiegati, sui controlli e sui dati ambientali e sanitari, oltre a verificare la coerenza delle autorizzazioni con la normativa nazionale ed europea. La trasmissione alla Commissione parlamentare apre ora una sede istituzionale nella quale le questioni sollevate potranno essere approfondite.

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale.