di Francesco della Porta
Dicono che il cardinale Bellarmino si fosse rifiutato di guardare nel cannocchiale di Galileo, puntato sulle lune di Giove, per non dover ammettere che la terra non é il centro dell’universo. Al termine di una conferenza a Gubbio dove medici e scienziati hanno dimostrato che bruciare rifiuti Css aumenta la quantità di sostanze tossiche emesse dalla ciminiera, Thomas de Luca ha scritto sui social «È ora di smettere di accumulare dati, indagini e studi e iniziare ad agire attuando azioni di prevenzione primaria».
La nostra prima impressione é stata che l’assessore all’ambiente De Luca suggerisse di schivare la scienza per non riconoscere una realtá che contraddice il suo progetto. Se invece le parole dell’assessore volevano intendere che è (finalmente) arrivata l’ora di passare «dai dati ai fatti», e costruire interventi concreti di prevenzione, eliminando i fattori di rischio chiaramente indicati dai dati giá disponibili, allora non posso che concordare con lui.
Acccade di questi tempi che i social networks siano usati come indagini campione in tempo reale, per avanzare tentativamente posizioni, salvo subito rivederle in base ai commenti ricevuti, nel falso mito che tentar non nuoce. Tuttavia qui non dobbiamo giudicare la forma della comunicazione, bensí la sostanza e la qualitá dei programmi, e la congruenza delle azioni necessarie a realizzarli.
Ma facciamo un passo indietro: qual’é la sostanza del progetto di De Luca? Quali sono i dati da non piú accumulare, e quali sono invece le azioni di prevenzione primaria che De Luca propone di intraprendere?
Il 18 aprile si e’ svolto un importante convegno dal titolo L’Europa verso l’economia circolare: Il caso Gubbio, organizzato dai comitati ambientali locali. Nove giorni prima la regione Umbria aveva approvato la Mozione H2Cem che prevede l’impiego di idrogeno verde per scaldare i forni dei due cementifici eugubini.
Tre interventi iniziali di Rossano Ercolini del centro ricerca rifiuti zero di Capannori, Enzo Favoino coordinatore scientifico di Zero Waste Europe, e Agostino di Ciaula , presidente del comitato scientifico di Isde Italia, hanno spiegato il concetto di economia circolare all’intersezione tra salute, rifiuti e produzione di cemento.
Gli interventi hanno sfatato tre falsi miti che riguardano l’ economia circolare: che bruciare rifiuti sia economia circolare (l’economia circolare è il recupero di materia, non la sua distruzione). Che a bruciare rifiuti si emette meno Co2 del carbone (entrambi emettono circa 730 grammi di Co2 per kw/ora). E che l’obiettivo da misurare è la percentuale di rifiuti differenziati: l’obiettivo da minimizzare è la quantità di rifiuto (kg per persona all’ anno) che finisce in discarica o che viene bruciato, non la frazione che di esso si riusa.
Un altro falso mito è che un cementificio non è piú inquinante di un inceneritore: a causa della imperfetta combustione di una fornace per cemento, la diossina emessa da un cementificio é in media 6 volte superiore, e i metalli pesanti da 2 a 4 volte superiori di quelli emessi da un inceneritore. Inoltre, un inceneritore emette 90.000 m3/ora di sostanze gassose o particolato, mentre un cementificio circa 300.000 m3/ora: dunque la massa di inquinanti é 3 o 4 volte superiore. Infine, i residui incombusti di metalli pesanti, Pfas e Pops gli inquinanti eterni, sono rimescolati nel cemento e dispersi in permanenza nelle opere che con quel cemento si costruiscono, e che prima o poi tornano nell’ambiente.
Successivamente, in una tavola rotonda coordinata dalla giornalista Vanna Ugolini si sono confrontati quattro funzionari della Regione: l’assessore all’ambiente, il direttore di Arpa, il dirigente del servizio prevenzione, e il direttore Igiene e sanitá di Usl Umbria 1, Rossano Ercolni, Katia Mariani in rappresentanza dei comitati, e il pubblico.
I funzionari regionali hanno descritto come le loro strutture si stanno organizzando, dopo l’interregno della giunta di destra, per allineare la governance dell’ambiente e della salute all’agenda europea: in particolare Macrí (Asl Umbria 1) ha descrittro One Health, cioé il principio per cui salute umana, benessere degli animali e integritá dell’ambiente sono interconnessi e nel nuovo piano socio-sanitario regionale saranno gestiti come universi sovrapposti. Fusco Moffa (Igiene e sanitá pubblica) ha ribadito che salute e ambiente viaggiano insieme, e che deve essere la salute a guidare. Non ha spiegato perché i dati pubblicati dal registro tumori dell’Umbria sono ancora fermi al 2020.
Da questo punto di vista l’Italia ha un percorso in salita. Per esempio nell’utilizzo di antibiotici veterinari nel 2022 il consumo in Italia era ancora il doppio della media europea; nel 2010 era addirittura quattro volte. Delle 77 violazioni di direttive europee di cui il governo italiano é imputato ad oggi, 27 riguardano l’ambiente. Di ció sono responsabili successivi ministri dell’ambiente, che hanno quasi sempre preso le parti delle aziende insalubri private anziché tutelare i beni comuni. Tuttavia questo ha spesso permesso alle amministrazioni locali di nascondersi dietro la foglia di fico di norme nazionali inadeguate.
Il convegno é stato occasione per presentare una mozione approvata nove giorni prima dall’assemblea regionale umbra. Si tratta della Mozione H2Cem, per la decarbonizzazione delle cementerie eugubine, grazie all’ impiego di idrogeno verde. L’ assessore De Luca ha spiegato che l’idrogeno é la fonte piú pulita di energia, e che puó essere impiegato per scaldare i forni del cemento senza stravolgenti modifiche. Ci sono giá cementifici che impiegano idrogeno a livello sperimentale. Esiste poi il progetto europeo South2corridor che prevede la costruzione di un idorgenodotto dall’Algeria alla Germania attraverso l’Italia. L’idrogeno sará pulito, in quanto generato con elettrolisi alimentata da pannelli solari. E una derivazione del gasdotto principale potrá portarlo fino a Gubbio. Un secondo tubo porterá il diossido di carbonio (Co2) generato nel processo di produzione del cemento da Gubbio fino a Ravenna, dove sará immesso nei giacimenti da cui oggi si estrae metano. In questo modo il cemento prodotto a Gubbio non emetterá piú né CO2 né contaminanti. Tuttoció é contenuto nel piano Repower Eu, adottato dalla Commissione Europea per promuovere le energie rinnovabili e assicurare all’Europa autonomia energetica.
De Luca ha spiegato che il South2corridor sará pronto solo nel 2050. Perció per i prossimi 25 anni i cementifici continueranno a bruciare Css da rifiuti. Il Css dovrá provenire dall’ Umbria, onde essere soggetto al controllo dell’ Arpa.
Oggi i due cementifici di Gubbio sono autorizzati a briuciare fino a 100.000 tonnellate di rifiuti-Css. Nel 2024 ne hanno bruciate 41.000 tonnellate che provenivano esclusivamente da altre regioni, senza alcun controllo da parte di Arpa Umbria. Nel 2025 non si sa. L’Umbria genera circa 24.000 tonnellate di rifiuti di plastica che vengono interamente esportati o gettati in discarica (dati Arpa comunicati dal suo direttore). Come si persuadono i cementieri a non importare da altre regioni la differenza tra consumo e “produzione” umbra di rifiuti Css? E in che modo il controllo di Arpa Umbria trasformerà in verità i quattro falsi miti citati all’ inizio?
Per quanto lo si giri e rigiri, il concetto di salute unica (One Health) riguarda l’ essere umano, gli animali e l’ ambiente: non si applica alla salute dei bilanci aziendali. Perció é possibile che la soluzione del problema non si trovi ricombinando le variabili disponibili sul tavolo, e allora occorre introdurre ingredienti nuovi.
De Luca ha guardato lontano e ha proposto l’idrogeno che effettivamente é il combustibile piú pulito. Il piano Repower Eu e il capitolo South2Corridor sembrano capitati a proposito. Ma é una soluzione insostenibilmente lontana, sia perché il tempo amplifica l’incertezza sia perché nel frattempo si sacrifica una generazione.
Lo stato italiano ridurrá il divario tra le normative europpee e quelle nazionali? Tra 25 anni i cementieri investiranno sulle modifiche necessarie affinché i loro forni funzionino con idrogeno? La regione Umbria avrà smesso di generare rifiuti di plastica?
Per gettare un ponte lungo un quarto di secolo De Luca suggerisce il Css nostrano cioè rifiuti controllati da Arpa. Ma abbiamo visto prima che il Css non é una soluzione migliore del carbone né per l’economia circolare né per la salute dei cittadini. Anzi, bruciato in un cementificio danneggia salute e ambiente molto piú che in un inceneritore. Non c’é ragione per ritenere che il Css nostrano sará piú pulito di quello d’importazione. Inoltre l’Umbria non genera abbastanza scarti di plastica per soddisfare la domanda dei cementifici. Dunque nel tentativo di colpire due piccioni con un sasso il rischio concreto é di mancarli entrambi. Nei prossimi giorni De Luca presenterá una revisione del piano regionale dei rifiuti. Sará la cartina di tornasole della possibilitá di costruire un rapporto di fiducia e di partecipazione avviato al convegno di Gubbio.
A me sembra che la soluzione potrá essere trovata solo attraverso un dialogo prolungato che coinvolga esperti del calibro di Rossano Ercolini o Agostino di Ciaula, funzionari regionali e comunali, associazioni di cittadini, scienziati e cementieri. E nella determinazione dei rappresentanti localmente eletti di incidere sulle norme nazionali in modo da adeguarle piú rapidamente alle delibere europee.
