Vino

di Daniele Bovi
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Quattro obiettivi strategici per aiutare il vino umbro a crescere e a farsi conoscere nel mondo. Si compone di oltre 80 pagine il «Progetto speciale per il settore vitivinicolo umbro», realizzato da Nomisma e Inea, presentato lunedì a Perugia dall’assessore regionale all’Agricoltura Fernanda Cecchini di fronte ad una platea di associazioni e produttori. Un’indagine complessa che fornisce il quadro attuale e un pacchetto di proposte dopo un lavoro condotto su un campione di imprese che copre oltre la metà della produzione e su 32 compratori internazionali. Il primo obiettivo riguarda l’individuazione di un organismo di coordinamento che potrebbe essere un consorzio per la promozione o, ad esempio, un contratto di rete. A prescindere dalla forma giuridica, un qualcosa di aperto ai produttori, su base volontaria che coordini la promozione (soldi e scelte strategiche) di tutta la filiera. Filiera che, accanto al singolo marchio, ne potrebbe sfruttare uno comune «Umbria» che rappresenta il secondo obiettivo.

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Gli obiettivi Un brand comune e da fornire alle aziende entro il 2013 e in grado, secondo i realizzatori del Progetto, di comunicare i valori del territorio come ad esempio qualità e sostenibilità, fattori sui quali c’è attenzione sui mercati esteri che ben conoscono regioni come Toscana, Vento, Sicilia e Piemonte ma non l’Umbria. La terza proposta fatta da Nomisma e Imea è quella che mira allo sviluppo di attività e servizi collettivi: oltre alla promozione territoriale alcune funzioni di vigilanza, tutela e di assistenza di ogni tipo (ad esempio progettazione, domande di finanziamento) alle imprese. Il quarto punto, opzionale, è la creazione di un consorzio unico per i vini Dop e Igp dell’Umbria, che presupporrebbe la chiusura di tutti i consorzi di tutela e la creazione di commissioni con ampia autonomia sulla regolamentazione delle singole denominazioni.

Cecchini: radiografia puntuale «Per la prima volta – ha detto Cecchini -, disponiamo di una “radiografia” puntuale e aggiornata del sistema vitivinicolo umbro – ha detto l’assessore Fernanda Cecchini -, sulla quale si base una serie di proposte, da verificare e riempire di contenuti concreti. È un punto di vista sul vino umbro – ha aggiunto -, basato su una seria analisi scientifica ed una riflessione condivisa con i produttori, che costituisce non certo una soluzione per tutti i problemi, ma un valido punto di partenza. L’applicazione del piano sarà graduale, su base volontaria ed articolata per step successivi». Nel dibattito produttori e associazioni hanno messo sul tavolo due nodi come quelli della tempistica e delle risorse.

Soldi e tempistica «I primi tre punti – ha detto Albano Agabiti, numero uno di Coldiretti Umbria – dovranno essere realizzati entro il 2013. Ci vogliono scadenze precise e tutti devono fare la loro parte, anche perché fino ad oggi il lavoro di promozione e e valorizzazione è stato sotto le attese». «Sul fronte delle risorse private – ha osservato Marco Caprai dell’omonima azienda – la situazione si è ulteriormente deteriorata, ci potrebbero essere difficoltà nel cofinanziare le misure. Definiamo tempi e risorse e partiamo di corsa». Il capitolo relativo alle risorse è molto delicato: nel documento non ci sono cifre precise e molto dipenderà dalla ripartizione dei fondi destinati all’agricoltura dal prossimo ciclo di programmazione concepito dall’Ue. Le misure del piano per il vino a loro volta andranno finanziate attraverso bandi, coperti in percentuali variabili da risorse pubbliche. Il resto a carico delle aziende che chiedono risorse e tempi certi.

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