Due persone anziane in Umbria

L’Umbria si prepara a perdere abitanti e a invecchiare rapidamente. Nello scenario mediano delle proiezioni Istat, pubblicate nelle scorse ore, nei 29 comuni analizzati la popolazione scende da 718 mila residenti nel 2025 a circa 703 mila nel 2035 per arrivare – benché le proiezioni così a lungo termine, avverte Istat, vadano prese con le molle – a 660 mila nel 2050. Perugia resiste fino alla metà del prossimo decennio, mentre Terni e molti centri dell’Umbria interna affrontano una contrazione più marcata già prima del 2050.

L’analisi Il dato complessivo nasconde però differenze profonde. La regione non procede verso lo spopolamento con la stessa velocità: accanto ad alcuni comuni periurbani, capaci di contenere le perdite, ci sono città e territori destinati a una riduzione molto più consistente della popolazione. Perugia è il caso più evidente. Il capoluogo passa dai 162 mila residenti del 2025 a circa 163.500 nel 2035, sostenuto soprattutto dai movimenti migratori; poi la curva torna a scendere, fino a 159.465 abitanti nel 2050. Terni segue invece un percorso più netto: dai 106 mila residenti attuali scende a poco più di 104 mila nel 2035 e sotto quota 100 mila, a 98.571, nel 2050.

I centri medi La contrazione è ancora più accentuata in diversi centri medi. Foligno perde progressivamente terreno e arriva a circa 50.800 residenti nel 2050; Città di Castello scende sotto i 33 mila. Spoleto si ferma a poco meno di 31 mila abitanti, con una perdita di oltre 5 mila residenti rispetto al 2025. Tra i casi più critici figurano Orvieto e Narni: entrambi perderanno circa un quinto della popolazione entro il 2050. Anche Montefalco, Spello e Gubbio registrano riduzioni superiori a quelle dei principali capoluoghi. Sul fronte opposto ci sono soprattutto i comuni vicini a Perugia e alcune realtà del Trasimeno. Corciano, come emerso in passato in altre analisi, rappresenta un caso interessante: dopo una lieve crescita fino al 2035, nel 2050 avrà una popolazione quasi analoga a quella di oggi, con Passignano sul Trasimeno e Deruta che seguono una traiettoria simile, mentre Bastia Umbra e Magione riescono a contenere le perdite.

Il saldo naturale Alla base della contrazione c’è soprattutto il saldo naturale, cioè la differenza tra nascite e decessi. In tutti i 29 comuni considerati il numero dei morti supera quello dei nuovi nati, e la distanza tende ad aumentare. A Perugia si passa dagli 824 decessi in più rispetto alle nascite del 2025 a un deficit naturale di 1.396 persone nel 2050: 940 nati contro 2.336 morti. A Terni il saldo passa da meno 840 a meno 1.053. È una dinamica che non riguarda soltanto le grandi città. Nei centri più piccoli la riduzione delle nascite si combina con una popolazione già anziana; di conseguenza, anche quando la perdita assoluta è contenuta, l’effetto sulla struttura sociale può essere rilevante.

Migrazioni Le migrazioni riescono solo in parte a compensare questo squilibrio. L’arrivo di residenti dall’estero rappresenta oggi una delle principali componenti positive del bilancio demografico. Nel 2025 Perugia registra un saldo con l’estero di circa 1.300 persone, mentre a Terni il saldo è di quasi 700. Nel tempo, però, anche questi flussi tendono a ridursi e non bastano più a compensare il crescente deficit naturale. C’è poi un’altra dinamica: gli spostamenti interni alla regione possono rafforzare alcuni comuni senza aumentare la popolazione complessiva. I territori periurbani intercettano residenti provenienti dai centri maggiori o dalle aree più periferiche; il risultato è uno spostamento della popolazione all’interno dell’Umbria, più che una vera inversione dello spopolamento.

L’invecchiamento Il cambiamento più profondo riguarda comunque l’età dei residenti. Nel 2050 la quota degli over 65 arriverà al 35,2 per cento a Perugia e al 36,9 per cento a Terni. In alcuni centri sarà ancora più alta: sfiorerà il 40 per cento a Orvieto e Narni e raggiungerà il 40,9 per cento a Città della Pieve. In quest’ultimo comune, più di due residenti su cinque avranno almeno 65 anni. Parallelamente si restringerà la fascia in età lavorativa, quella compresa tra 15 e 64 anni. A Perugia scenderà al 54,9 per cento della popolazione; a Orvieto sarà appena il 51 per cento e a Città della Pieve il 50,2. Anche i giovani saranno una componente più ridotta: in diversi comuni la popolazione tra zero e 14 anni scenderà sotto il 10 per cento.

Un rebus Il risultato è una trasformazione che va oltre il semplice conteggio degli abitanti. Meno persone in età lavorativa, meno giovani e una quota crescente di anziani significano una domanda diversa di servizi, assistenza sanitaria e sociale, scuola e mobilità; nello stesso tempo si restringe la base demografica su cui poggiano economia locale e finanza pubblica. Un rebus difficilissimo, per l’Umbria come per tanti altri paesi occidentali.