di Marco Torricelli
La vertenza Tk-Ast è approdata in consiglio regionale e l’assessore Vicenzo Riommi ne ha approfittato per ribadire che «l’Umbria farà sentire la propria voce» l’11 giugno prossimo, quando verrà presentato il piano per la ristrutturazione della siderurgia europea, per evitare che la ristrutturazione colpisca prima di tutto l’Italia, Paese produttore di acciaispeciali per eccellenza».
La manifestazione Riommi ha ricordato «la forte percezione che il destino del sito di Terni rischi di essere schiacciato dentro una dinamica di gruppi siderurgici, con un impoverimento del presidio, che ne minerà la competitività futura». Ribadito il «no, secco all’ipotesi di un allungamento dei termini per la cessione, Riommi ha annunciato che, «in contemporanea con l’incontro dell’11 giugno a Strasburgo, si terrà una grande manifestazione a Terni, dove – ha ricordato – si produce il 35 per cento dell’acciaio speciale italiano, a dimostrazione che la siderurgia ternana à parte di quel pezzo produttivo d’Italia che ancora ce la fa a stare sui mercati».
A Strasburgo L’iniziativa di Strasburgo a cui fa riferimento l’assessore Riommi è «l’incontro sul futuro dell’industria siderurgica europea, con un particolare approfondimento dedicato alle acciaierie di Terni» organizzato dai vicepresidenti del parlamento europeo, Roberta Angelilli e Gianni Pittella e il presidente della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, Amalia Sartori ed al quale parteciperanno, oltre ai rappresentanti delle istituzioni umbre, anche quelli delle organizzazioni sindacali.
Il Consiglio Con voto unanime, poi, il consiglio regionale ha approvato una mozione, proposta dai componenti della seconda commissione, per «tutelare l’integrità e il futuro produttivo della Acciai Speciali Terni». Per Alfredo De Sio (Fd’I), è «necessario che in prima linea ci sia il governo e se ce ne fosse bisogno, occorre saper andare anche oltre il ‘politicamente corretto’». Damiano Stufara (Prc-Fds) dice che «occorre alzare il livello di mobilitazione, perché senza l’Ast il declino per la città, per la regione e per l’Italia sarebbe un destino già segnato». Secondo Raffaele Nevi (Pdl), «occorrono certezze su date e procedure, perché è incredibile che la commissione europea metta sotto procedura Outokumpu, ma poi, di fronte a una dura nota di una multinazionale mista privata-statale, la stessa commissione interrompa tutto». Paolo Brutti (Idv) si pone una domanda: «La Outokumpu era nelle condizioni e aveva la volontà di realizzare quel piano sul quale tutti avevano scommesso, oppure erano già subentrati ripensamenti?». Per Manlio Mariotti (Pd), «stiamo discutendo di una vicenda la cui soluzione è lontana dalla nostra capacità di incidere, condizionarla ed orientarla verso l’esito che vorremmo. Lo Stato deve giocare una partita attiva, altrimenti non c’è soluzione. Del resto come fa il Governo tedesco e quello finlandese».
Lo sciopero Mercoledì, intanto, la fabbrica della quale tutti parlano si fermerà. Dalle 9 alle 13 alle acciaierie si spegne tutto e i lavoratori usciranno in strada, per quella che, almeno questa è l’impressione, sarà solo la prima di una serie di manifestazioni. Delle quali quella dell’11 giugno non sarà certo il culmine. Il corteo partirà dalla portineria centrale e si snoderà per viale Brin, piazza Valnerina, via Mazzini e piazza Tacito, per concludersi poi sotto la prefettura. Il neo assessore regionale, Fabio Paparelli, ha inviato un messaggio di adesione formale allo sciopero: «La situazione della Acciai Speciali Terni desta grande preoccupazione – afferma Paparelli – e occorre un’azione decisa di tutte le istituzioni, a partire dal governo, per impedire che il sito ternano sia penalizzato dalle scelte della Outokumpu».
