di Marco Torricelli
Due ore di sciopero. La settimana che dovrebbe portare, con un incontro programmato per il 28 in regione, ad un chiarimento sul futuro della Sangemini, comincia con i lavoratori fuori dai cancelli.
Lo sciopero «La decisione – spiega Michele Racanella, della Flai-Cgil – si è resa necessaria in seguito al tentativo, messo in atto dall’azienda, di forzare la mano, con spostamenti di personale ed altri atti unilaterali, nonostante si fosse concordato un periodo di stand-by in attesa dell’incontro promosso dall’assessore Riommi». Una prima ora di sciopero è stata messa in atto dalle 10 alle 11 di lunedì, con replica dalle 13 alle 14. Insomma: i 108 dipendenti della Sangemini – a cui si aggiungono i 23 della Sangemini Fruit in cassa integrazione – sono di nuovo lì, a protestare.
Le manovre Nonostante la lettera di diffida, che la Regione pare abbia inviato alla direzione aziendale, relativo all’utilizzo del marchio Fabia con prodotti non riconosciuti, la Sangemini starebbe infatti portando avanti il progetto di delocalizzazione più volte paventato: «Ovvio che i lavoratori non possono accettare comportamenti simili, soprattutto mentre è in corso un confronto e un arbitrato istituzionale importante – insiste Racanella – perché questo dimostra quanto l’azienda non rispetti quel minimo di correttezza che, in situazioni simili, sarebbe auspicabile».
Le concessioni Anche perché, come avevano recentemente ricordato anche i sindaci di San Gemini, Acquasparta e Montecastrilli «il regime delle acque minerali è sottoposto ad una legge regionale che pone al primo posto la tutela delle acque minerali intesa come tutela della territorialità dei marchi e delle risorse idriche». E che «l’ultimo rinnovo delle concessioni di sfruttamento della risorsa acqua minerale aggiornato nel 2007 non prevedeva nessuna ipotesi di produzione esterna». Resta il fatto che dal 2006 ad oggi, con l’attuale proprietà, i posti di lavoro si sono ridotti di 40 unità e che la produzione è passata da 250 mila pezzi a turno di acqua Fabia prodotta ai tempi in cui si usava il Pvc, ai 120 mila in Pet di oggi.
