di Marco Torricelli
Un’oretta, a voci basse. Poi i rappresentati di Terni Research lasciano la sala, nella sede ternana della regione, in cui si è svolta la riunione. Dentro restano l’assessore Vicenzo Riommi, il sindaco Di Girolamo e il presidente Polli. Insieme ai rappresentanti di Novamont e Cosp Tecnoservice. «Tutto confermato – è l’unico commento di Terni Research – noi siamo fuori». E arrivederci.
I partner Gli altri restano a discutere, tra loro, per un’altra mezz’ora buona, poi escono alla spicciolata: «Tutti hanno confermato gli impegni – semplifica l’assessore Riommi – e quindi andiamo all’incontro di venerdì, con il sottosegretario De Vincentis, con la volontà di ottenere una risposta definitiva da Basell». Che, visto che si è detta «disponibile a discutere», potrebbe anche fare un rilancio, magari chiedendo più soldi o, chissà, una liberatoria tombale rispetto alla bonifica del sito: «Inutile avventurarsi in ipotesi fantasiose – dice l’assessore – perché, intanto, ci devono spiegare il motivo per cui, fino ad oggi, non hanno dato segni di vita». Poi, magari, si vedrà.
Utilities Meglio spiegare. Quando dice di essere «fuori», Terni Research, al momento almeno, intende dire che non si considera più impegnata nella cordata che aveva presentato l’offerta di acquisto dell’intera area Basell, ma resta assolutamente interessata alla partita utilities e, tanto per spiegare meglio, al progetto – che era stato oggetto di un protocollo d’intesa, siglato la scorsa estate tra Terni Energia, l’Asm ed Edison – relativo alla centrale termoelettrica a ciclo combinato, della potenza di circa 100 Megawatt, agli impianti per la produzione e distribuzione delle utilities vapore, dell’acqua demineralizzata, dell’acqua industriale e dell’aria compressa, necessarie alle aziende localizzate, oltre che della rete elettrica a servizio del sito (Riu).
Il cluster Minimizzare, sembra essere la parola d’ordine: «Terni Research sarebbe stato un partner importante, ma non è decisivo il fatto che abbia deciso di chiamarsi fuori dal progetto complessivo – sillaba Riommi – che andrà avanti lo stesso». Nessuna frenata, garantisce, per il progetto relativo al ‘Cluster della chimica’, presentato dalla regione, il cui valore complessivo è di oltre 40 milioni, messi a disposizione dal Governo. Per ottenere quei fondi, però, sarà necessario presentare dei progetti integrati: «Ed è quello che si farà – garantisce Riommi – con il contributo di idee di chi farà parte della compagine». Secondo il capogruppo del Pdl in consiglio regionale, Raffaele Nevi «quello che sta succedendo ha veramente dell’incredibile e la regione sarà chiamata a spiegare bene come è stata condotta la trattativa. Chiederò formalmente che la presidente riferisca in aula della vicenda in apertura di seduta il prossimo martedì 12 marzo».
La partita L’impressione, sia detto con tutto il dovuto rispetto, è quella di assistere ad una partita a carte tra professionisti: perché Terni Research sa bene che se salta per aria tutto l’ambaradan del polo chimico, la centrale Edison non avrebbe più clienti da rifornire e, quindi, dovrà vigilare perché questo non avvenga; la regione sa benissimo che in quel polo non può ‘semplicemente’ mettere dei soldi – magari stornandoli dai fondi Fas – senza un’idea chiara in testa su come, e da chi, far gestire poi l’operazione successiva; Novamont e Cosp Tecnoservice sanno perfettamente che lo scenario cambia radicalmente: «Di sicuro, però – dice Danilo Valenti, presidente di Cosp – anche noi diciamo che il tempo è scaduto e che dobbiamo sapere, presto, cosa fare». Le carte sono state date e tutti sembrano voler ‘andare a vedere’. Se c’è chi bluffa, stavolta potrebbe farsi male.


