Protesta lavoratori Isrim (foto archivio U24)

di Fabio Toni

Prima o poi sarebbe dovuto accadere e ora il ‘rischio’ è che anche altri creditori scelgano la stessa strada. Nei giorni precedenti il Natale un ex dipendente Isrim ha depositato istanza di fallimento al tribunale di Terni in ragione dei crediti vantati verso lo storico istituto di ricerca che da tempo naviga in acque a dir poco agitate.

CRISI ISRIM: LA VICENDA

Il motivo Da circa due anni, ovvero dal giorno in cui è uscito dall’azienda, il lavoratore è in attesa di percepire la liquidazione da parte di Isrim che ammonta a poco più di 20 mila euro. Dopo diversi mesi, trascorsi nella speranza di qualche novità positiva sul destino della società pubblico-privata finita in liquidazione, l’ex dipendente ha deciso di compiere il passo e attraverso l’avvocato Marco Ravasio ha depositato l’istanza in tribunale. Quest’ultima, se verrà accolta, potrebbe consentirgli di ottenere direttamente dall’Inps la somma dovuta.

Udienza L’udienza pre-fallimentare davanti al giudice delegato, la dottoressa Angelica Capotosto, è stata fissata per il prossimo 3 giugno e i prossimi sei mesi potrebbero servire, se ce ne fosse la reale volontà, ad attuare eventuali tentativi di salvataggio. La decisione relativa all’eventuale fallimento dell’istituto di ricerca verrà presa solo dopo un attento lavoro di ricognizione da parte del magistrato, a cui spetta il compito di verificare la reale consistenza della situazione debitoria di Isrim.

La situazione Come accade in casi del genere, i dettagli verranno raccolti da tutte quelle strutture (Agenzia delle Entrate, Equitalia, Inps) che conoscono la situazione dell’istituto meglio di chiunque altro, ma anche dalla stessa guardia di finanza che nei mesi scorsi ha condotto un’indagine sull’utilizzo dei fondi pubblici da parte della società, conclusa con la denuncia di dieci persone per truffa ai danni dello Stato.

Prospettiva La richiesta di fallimento getta ovviamente nuove ombre sul destino dell’istituto di ricerca, finito in liquidazione poco più di un anno fa. Di contro, il passo compiuto potrebbe contribuire a fare finalmente luce sulle reali intenzioni – e quindi far uscire allo scoperto – chi, nel corso degli ultimi mesi, ha manifestato un qualche interesse per il rilancio della struttura. Ipotesi di salvataggio a cui, finora, non hanno fatto seguito quei passi concreti più volte invocati da sindacati e lavoratori.

I lavoratori Quest’ultimi, una trentina in tutto, hanno più volte manifestato il proprio disagio anche occupando la sala consiliare di palazzo Spada. Il loro grido è quello di chi si sente ‘scaricato’ dalle istituzioni a cui è stato chiesto di fare il possibile per evitare la deriva di un istituto e, soprattutto, delle sue professionalità e competenze.

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