di Massimo Colonna
«Bisogna scongiurare le gravi ripercussioni derivanti dalla scarsità di personale che porterebbero alla oramai prossima chiusura di uno stabilimento che attualmente è ancora la seconda realtà industriale del territorio ternano». L’allarme, non nuovo, arriva dalle sigle sindacali che si occupano della situazione del Polo di Mantenimento Armi Leggere, l’ex Fabbrica d’Armi, che in questi anni sta vivendo una situazione di forte disagio a livello occupazionale, sostanzialmente per via di un mancato ricambio. Entro pochi anni infatti la maggior parte dei dipendenti ministeriali civili andrà in pensione e la prospettiva rischia di diventare addirittura quella della chiusura. Uno scenario che ovviamente i responsabili dei lavoratori respingono: nei giorni scorsi c’è stato anche un incontro con l’amministrazione comunale per sensibilizzare il ministero proprio su questo punto. Il tutto mentre si cerca una soluzione anche per rilanciare il Museo delle Armi, sempre all’interno del Polo.
L’incontro A Palazzo Spada i rappresentanti dei lavoratori della funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil insieme alle Rsu hanno incontrato il sindaco Leopoldo Di Girolamo e il consigliere Francesco Filipponi del Partito democratico, in quanto firmatario di un atto di indirizzo, poi approvato all’unanimità dal consiglio comunale, proprio su questo tema. La questione è stata sostanzialmente ribadita e a breve dovrebbero esserci novità in questo senso, con un nuovo incontro. Il tavolo è stata anche l’occasione per fare il punto della situazione attuale all’interno del Polo di Mantenimento.
I numeri attuali «Con il decreto ministeriale di riordino del Polo di Mantenimento – hanno spiegato i sindacati – viene ridisegnata la pianta organica, con 384 dipendenti civili a fronte dei 451 precedenti. A fronte di una pianta organica di 384 dipendenti civili, la forza effettiva si è ridotta a 312 unità, in più con una età media altissima, ossia di 56 anni, con 72 carenze d’organico». Poi incombono le pensioni: «Tra il 2017 e il 2024 almeno 239 dipendenti saranno in pensione, inoltre l’età avanzata e le prescrizioni a livello medico porteranno una criticità tale da compromettere la stessa missione come supporto alla forza armata».
Ricambio generazionale E pensare che il Polo revisiona e gestisce armi provenienti da diverse ditte dislocate in vari Paesi europei. Inoltre non esiste alcuna altra azienda in Italia che possa svolgere funzioni simili, anche in relazione alle problematiche inerenti la concorrenza e la cessione di know how da parte delle aziende produttrici. «L’eccellente livello professionale raggiunto negli anni – hanno spiegato i rappresentanti dei lavoratori – non potrà mai essere trasferito ai giovani per il blocco delle assunzioni. La situazione attuale infatti presenta carenze di organici in tutti i livelli e profili professionali, in particolare quelli tecnici e direttivi. I settori vitali investiti da questo processo sono: riparazioni armi, trattamenti superficiali, e tutte quelle linee di lavoro destinate all’allestimento, alla manutenzione, all’approvvigionamento e alla distribuzione delle dotazioni ai reparti e alla truppe impegnate all’estero e ad altri corpi armati dello Stato».
Le richieste al ministero Per questo serve subito una mobilitazione nei confronti del ministero della Difesa. «Chiediamo con fermezza che, per scongiurare le gravi ripercussioni derivanti dalla scarsità di personale e la oramai prossima chiusura di uno stabilimento che attualmente è ancora la seconda realtà industriale del territorio ternano, vengano messe in atto immediatamente tutte le procedure necessarie, per le assunzioni in deroga al blocco del turnover, già previste nei decreti legislativi di riforma del modello militare, e compatibili con le annunciate intenzioni del governo per il comparto sicurezza».
@tulhaidetto
