Nel primo trimestre dell'anno segnalato un forte calo dei coperti

di Dan. Bo.

Centinaia di chiusure negli ultimi due anni, dipendenti licenziati, redditività in calo, crollo della spesa per ristorazione delle famiglie fino al 25%. Le cifre sciorinate martedì da Confcommercio e Confesercenti, unite nella protesta contro il «proliferare» delle sagre, parlano di un settore in forte sofferenza. Secondo l’indagine condotta dalle due associazioni tra il 2009 e il 2011 l’82% delle imprese intervistate ha dichiarato una riduzione del fatturato in media del 20%, mentre solo il 18% parla di «sostanziale stabilità». Una crisi che si traduce in meno posti di lavoro: nel 2009 infatti la media di addetti per ogni attività era di 3,97, scesa fino al 3,25 del 2011. In media si è perso un dipendente per ogni azienda. «Un dato ancora più preoccupante – spiegano – se si considera che il 2012 è da tutti indicato come l’anno peggiore della recessione».

I dati Secondo i dati delle Camere di commercio aggiornate al dicembre scorso, nel solo 2011 hanno abbassato definitivamente le saracinesche cento attività tra ristoranti (58) e bar (42). «Un risultato – è scritto nell’indagine – che appare ancora più preoccupante alla luce delle previsione per il 2012, pesantemente negative sul fronte del fatturato. Nel primo trimestre di quest’anno, rispetto all’andamento della clientela, con otto intervistati su dieci hanno registrato un calo di coperti rispetto al trimestre precedente».

LA PROTESTA CONTRO LE SAGRE

Meno soldi, meno consumi A pesare è ovviamente la minor disponibilità di soldi delle famiglie che si traduce in minori consumi. Tra il 2007 e il 2011, la spesa media annuale delle famiglie italiane è calata (al netto dell’inflazione) del 6,1%: poco meno duemila euro all’anno. La ristorazione, in particolare, ha avuto una flessione ancora maggiore (–8,5%), con un taglio della spesa che corrisponde a circa 300 euro all’anno. In questo scenario l’Umbria si posiziona appena al di sopra della media nazionale (con un –7%) quanto a calo generale dei consumi (2.471,38 euro in un anno), ma la ristorazione risulta ancora più colpita rispetto alla media nazionale: il taglio è stato infatti del –17%, che corrisponde a circa 641,39 euro in meno a famiglia.

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