di Marco Torricelli
Per il tribunale di Terni, si può fare. L’affitto del ramo d’azienda di Sangemini, da parte di Norda, hanno detto i commissari, è fattibile. Ora i documenti si potrebbero firmare. Ma l’ultima parola spetta al presidente di Sangemini, Roberto Rizzo.
L’accordo Sì, perché è vero che Norda ha in mano un accordo – firmato il 1° marzo con i sindacati – che prevede la nascita della Newco; che si chiamerà ‘Sangemini acque’, con 95 addetti; ma per non fare di quell’accordo un mucchietto di fogli senza valore è necessario che la proprietà della Sangemini – Roberto Rizzo in testa, ovviamente – sigli il contratto di affitto. Cedendo quindi il controllo dello stabilimento.
Tira e molla Tutto, ancora una volta, torna nelle mani della vecchia proprietà – e di una parte del management – che in questi mesi ha giocato su più tavoli, tenendo aperte trattative parallele e che spesso si son intrecciate tra di loro.
I rilanci Tanto che negli ultimi giorni erano tornate a fiorire ipotesi relative ad almeno due possibili ‘rilanci’: uno da parte del gruppo polacco il cui interessamento era stato manifestato a più riprese in passato e uno da parte di Francesco Agnello, che non avrebbe abbandonato l’idea a sua volta annunciata e reiterata.
I creditori Resta aperta, poi, la questione relativa ad alcune imprese cooperative che hanno chiesto ai commissari di rivedere la propria posizione: vogliono essere inseriti tra i creditori ‘privilegiati’, altrimenti minacciano di votare contro la procedura concordataria nell’adunanza fissata per il 4 aprile prossimo.
Le ipotesi Se i commissari dovessero accettare le loro richieste – complessivamente si parla di una somma superiore ai 4 milioni e mezzo – Norda potrebbe vedersi costretta a ‘ritoccare’ decisamente le somme preventivate per entrare in possesso di Sangemini: le previsioni parlavano di 15 milioni, 617mila e 323 euro, che sarebbero pagati in parte in contanti (sei milioni e 50mila euro), in parte con l’accollo dei debiti privilegiati bancari (sei milioni, 867mila e 323 euro) e in parte suddivisi in 24 rate mensili (un milione 250mila euro). Il totale delle somme per avviare l’operazione, insomma, rischierebbe di superare i 20 milioni di euro.
