Negli ultimi dieci anni l’Umbria ha perso 1,43 miliardi di euro di capitale umano giovanile. È il valore dell’investimento sostenuto da famiglie e Stato per formare migliaia di ragazzi e ragazze che hanno poi scelto di trasferire la propria residenza all’estero, senza essere compensati da un numero equivalente di rientri o nuovi arrivi.
L’elaborazione è stata realizzata dalla Camera di commercio dell’Umbria su dati Istat, Unioncamere e Istituto Guglielmo Tagliacarne e fotografa una dinamica che, secondo il presidente dell’ente camerale Giorgio Mencaroni, rappresenta una delle principali sfide per il futuro economico della regione.
Tra il 2016 e il 2025 sono stati 8.453 i giovani italiani tra i 18 e i 39 anni emigrati dall’Umbria verso l’estero: 6.739 dalla provincia di Perugia e 1.714 da quella di Terni. Nello stesso periodo i giovani italiani under 39 arrivati o rientrati dall’estero sono stati 2.797. Il saldo è quindi negativo per 5.656 persone.
Tradotto in termini economici, la perdita di capitale umano ammonta a circa 1,14 miliardi di euro nella provincia di Perugia e a 291,2 milioni in quella di Terni. Non si tratta di una perdita diretta di prodotto interno lordo o di risorse uscite dai bilanci pubblici, ma della stima del valore delle competenze e della formazione maturate in Italia e poi messe a disposizione di altri sistemi economici. Secondo le elaborazioni richiamate dal Cnel, ogni giovane che lascia stabilmente il Paese porta con sé un investimento formativo medio di circa 253 mila euro, che può arrivare a 400-450 mila euro nel caso di un laureato.
Il peso del fenomeno appare ancora più evidente se rapportato alla ricchezza prodotta dal territorio. I 1,43 miliardi di capitale umano giovanile persi in dieci anni equivalgono a circa il 5,1 per cento del Pil regionale annuo. In pratica, ogni anno l’Umbria trasferisce all’estero un valore vicino allo 0,5 per cento della propria ricchezza regionale sotto forma di competenze e professionalità giovanili.
Il 2025 conferma che il fenomeno resta aperto. Lo scorso anno hanno trasferito la residenza all’estero 813 giovani umbri tra i 18 e i 39 anni, a fronte di appena 285 arrivi o rientri. Il saldo negativo di 528 persone determina una perdita patrimoniale stimata in 133,6 milioni di euro in un solo anno: 99,7 milioni nella provincia di Perugia e 33,9 milioni in quella di Terni.
Il fenomeno assume una dimensione ancora più significativa se osservato in prospettiva storica. Nel 2006 i giovani umbri emigrati all’estero erano stati 163. Nel 2025 sono diventati 813, quasi cinque volte tanto. Una crescita più accentuata rispetto a quella nazionale, dove nello stesso periodo il numero dei giovani italiani trasferiti all’estero è passato da 21.369 a 64.391.
Secondo il rapporto Unioncamere-Istituto Guglielmo Tagliacarne, la mobilità internazionale non rappresenta di per sé un problema. Il nodo è l’incapacità dei territori di compensare le partenze con rientri e nuove opportunità qualificate. Lo studio evidenzia inoltre come le imprese capaci di attrarre e trattenere talenti under 35 siano mediamente più produttive del 7,2 per cento. Anche l’Istat rileva che le aziende con una maggiore presenza giovanile registrano incrementi di fatturato e occupazione superiori di 1,5 punti percentuali rispetto alle altre.
«La fuga dei giovani non è una fatalità statistica: è una perdita concreta di capitale umano, di competenze, di fiducia e di capacità competitiva», afferma il presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni. «Per una regione come l’Umbria, ogni ragazza e ogni ragazzo che parte senza trovare qui un progetto all’altezza rappresenta un pezzo di futuro che dobbiamo provare a riconquistare. Le imprese capaci di attrarre giovani sono più produttive, più innovative e più pronte alla transizione digitale e sostenibile».
Secondo Mencaroni, la sfida non consiste soltanto nel trattenere i giovani, ma nel rendere l’Umbria «un luogo in cui tornare, investire, crescere e costruire impresa». La Camera di commercio indica come priorità il rafforzamento dei rapporti tra imprese, scuola, università, formazione e nuova imprenditorialità, in un contesto nel quale il ricambio generazionale e le competenze digitali stanno diventando fattori sempre più decisivi per la competitività delle aziende.
Lo scenario, tuttavia, lascia intravedere anche un potenziale di crescita. Secondo le elaborazioni di Unioncamere e Istituto Tagliacarne, se riuscisse a rientrare anche solo la metà dei giovani umbri espatriati negli ultimi anni, il beneficio per l’economia regionale potrebbe superare i 160 milioni di euro di Pil aggiuntivo ogni anno. Non sarebbe soltanto un recupero demografico, ma un aumento della produttività, dell’innovazione e della capacità competitiva del sistema economico regionale.
