di Marco Torricelli
Tempi duri per chi si guadagna il pane con l’acqua. Già, perché non c’è solo la crisi della Sangemini: lo stabilimento nel quale si imbottiglia l’acqua Tione è di nuovo fermo, al pari di quelIo di Anguillara. Per i 23 dipendenti orvietani, oltre che per le 30 unità che operano nell’indotto creato dalla Tione, torna a crescere la paura.
Cambio di gestione Nel mese di febbraio la proprietà della Tione è passata di mano e, nel corso di un incontro convocato dal prefetto, il rappresentante della nuova proprietà, Luigi Mecozzi e quelli della vecchia – Alberto Cataldi e Mauro De Dominicis – avevano garantito di voler dare continuità all’attività produttiva, con l’obiettivo, dice Michele Racanella, della Flai Cgil Terni, «di sciogliere in tempi rapidi i nodi legali che stavano creando un’assurda situazione di stallo», grazie anche «all’arrivo di importanti imprenditori del settore».
Lo stallo Ma nei fatti nulla è avvenuto e, anzi, denuncia Maria Rita Paggio, della Camera del lavoro di Orvieto «il subentro della nuova compagine societaria è coinciso con immediati problemi per quanto concerne l’approvvigionamento delle materie prime». Dopo nuove convocazioni, da parte del prefetto e della Regione, «c’era stata una ripresa produttiva, ma ora l’imbottigliamento di Orvieto è nuovamente fermo, e quello di Anguillara si fermerà lunedì prossimo».
La denuncia Giovedì mattina i lavoratori della Tione si sono riuniti in assemblea e, dice Michele Racanella, «vogliono denunciare, con forza, la gravità di quanto sta accadendo e chiedono l’intervento delle istituzioni al fine di sbloccare questa incredibile vicenda, caratterizzata da personalismi e interessi che poco hanno a che fare con l’interesse primario dei lavoratori, che è quello di dare continuità alle produzioni. I signori Mecozzi Cataldi e De Dominicis, quin di, sono chiamati a dare conto di quanto accaduto, in quanto diretti responsabili di questa incomprensibile situazione».
