L’inflazione fa aumentare anche il gettito fiscale. E una parte delle maggiori entrate può diventare una risorsa per finanziare gli interventi della prossima legge di Bilancio.Insomma se da un lato l’Iva continua a incidere sulla già precaria capacità d’acquisto della famiglie, dall’altro diventa incasso maggiore per lo stato e potenziale risorsa da redistribuire.
Secondo i dati del ministero dell’Economia riportati nel Documento programmatico di bilancio, nei primi otto mesi del 2026 il gettito Iva è aumentato del 3,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, passando da 116,2 a 120,7 miliardi di euro. La differenza è di 4,5 miliardi. Il documento riconduce l’incremento sia alla tenuta dei consumi sia all’effetto nominale dell’aumento dei prezzi.
Quando un prodotto rincara, a parità di aliquota aumenta anche l’imposta calcolata sul prezzo di vendita. Il gettito può quindi crescere senza che aumentino nella stessa misura le quantità acquistate. Per stabilire quanto dipenda dall’inflazione, quanto dai consumi e quanto dagli altri fattori occorre distinguere le diverse componenti delle entrate.
Nel Documento programmatico di bilancio il governo prevede una crescita delle entrate tributarie sostanzialmente in linea con il Pil nominale, con un aumento più sostenuto delle imposte indirette rispetto a quelle dirette.
L’ultimo dato relativo a luglio, indicava un’inflazione del 2,9 per cento in Umbria, in linea con la media italiana di quel mese. A Perugia la crescita dei prezzi si fermava al 2,6 per cento. Un confronto che va aggiornato con le prossime rilevazioni territoriali, perché nel frattempo il quadro nazionale è cambiato.
A settembre, secondo i dati definitivi dell’Istat, l’inflazione italiana è salita al 4,2 per cento, dal 3,3 di agosto. L’aumento mensile è stato dello 0,7 per cento. A spingere sono stati soprattutto gli energetici: i prezzi degli energetici regolamentati sono cresciuti del 25,8 per cento in un anno e quelli degli energetici non regolamentati del 22,5. Gli alimentari non lavorati hanno registrato un aumento del 5,5 per cento. Il carrello della spesa, che comprende alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona, è passato da un incremento annuo dello 0,9 per cento ad agosto all’1,5 per cento a settembre.
Sono dati nazionali, che non possono essere trasferiti automaticamente all’Umbria. Per una famiglia media in Umbria la maggiore spesa annua stimata, lo scorso luglio era di 809 euro a Terni e 678 euro a Perugia, contro una media italiana di 732 euro. La Corte dei conti ha segnalato che l’aumento dell’Iva sugli scambi interni è diffuso, con una crescita del 6,2 per cento nel commercio, contro l’1,7 per cento nei servizi privati e l’1,8 per cento nell’industria.
Nel frattempo, dal primo gennaio 2026 è entrato in vigore l’obbligo di collegamento tra strumenti di pagamento elettronico e registratori telematici. Il nuovo adempimento mira a rafforzare la tracciabilità delle operazioni e l’incrocio dei dati. Nei primi mesi dell’anno il numero degli scontrini è aumentato di 267,5 milioni, pari all’1,9 per cento, mentre l’imponibile è cresciuto di circa 13,5 miliardi, il 4,1 per cento a livello nazionale.
