Il punto vendita Grancasa

di Ivano Porfiri

«Ottanta esuberi? A parte che i dipendenti dei punti vendita di Perugia e Spello sono 76 e non 80, vorrebbe dire chiuderli entrambi, ipotesi che non esiste. Anzi, il nuovo piano industriale è finalizzato al rilancio del gruppo». Mauro Benedetti, amministratore delegato del gruppo Grancasa, contatta Umbria24 per replicare all’allarme lanciato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Perugia sui possibili effetti occupazionali della crisi che investe l’azienda. In Umbria i negozi interessati sono due: Perugia e Spello con poco meno di 40 dipendenti ciascuno.

Troppo generalisti «È vero – ammette Benedetti – la crisi l’abbiamo sentita noi come tutta la grande distribuzione ed è tutt’altro che finita. Proprio per fronteggiarla, però, un anno fa abbiamo deciso di adottare una nuova strategia, che prevede il ritorno all’antico, cioè al nostro core business iniziale: il settore casa, i complementi di arredo, i mobili e gli elettrodomestici insieme ad Expert. di cui siamo soci. A nostro avviso, infatti, il pubblico oggi vuole specializzazione e l’essere troppo generalisti ci ha penalizzato».

Affitto a terzi La decisione si è tradotta nell’affittare a terzi le attività che, nel corso degli anni, erano entrate in Grancasa: il bricolage a Bricofer, lo sportivo a Sport Specialist, mentre a breve verrà chiuso l’accordo per il settore giocattolo, cartoleria e infanzia. «Siamo in trattativa anche in questo caso con marchi conosciuti – chiarisce Benedetti -. Il piano è quindi, ad oggi realizzato per l’80% e a breve sarà completato». Nella stessa sede, dunque, resterà l’insegna Grancasa, affiancata dai nuovi marchi.

Esuberi residuali E il personale? «Per Bricofer il passaggio c’è già stato, per il giocattolo è imminente – replica l’ad di Grancasa – avranno la stessa tipologia contrattuale con lo stesso trattamento economico. Il passaggio sarà diretto con liquidazione da Grancasa e assunzione contestuale. E comunque il 65 per cento del personale resta alle nostre dipendenze. Esuberi? Puntiamo a far riassumere tutti, se ci saranno sarà una quota residuale, al massimo 5 o 6 su 76 in Umbria ma non è neppure certo: potremmo tenerli con noi».

Contratto di solidarietà Sul contratto di solidarietà, infine, «terminerà a maggio – precisa Benedetti – e il 40 per cento è la quota che avevamo concordato ad aprile 2017 con i sindacati. Poi si tornerà alla contrattualistica normale, nella speranza che i nuovi marchi ridiano piena produttività ai punti vendita».

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