Dopo il prolungamento di due anni della cassa integrazione, altra notizia positiva per una parte dei lavoratori della ex Merloni: la cassazione dà il via libera alla vendita a Porcarelli. Le banche avevano giudicato l’offerta incongrua, vincendo due gradi di giudizio, ma la Suprema corta ha ribaltato tutto.
Marini e Ceriscioli: «Ora ripartire» «La sentenza – commentano i presidenti della Regione Umbria, Catiuscia Marini e della Regione Marche, Luca Ceriscioli – contribuirà finalmente a sbloccare una vicenda che stava pesantemente condizionando la ripresa economica nelle aree marchigiane e umbre, e comprometteva il mantenimento di centinaia di posti di lavoro». I due governatori auspicano che, grazie alla sentenza, «potrà ripartire il programma di investimenti da parte di JP Industries, favorendo così la ripresa produttiva negli stabilimenti dell’area, e sviluppare nuova occupazione». Alcune settimane fa i presidenti di Marche e Umbria avevano ribadito l’impegno a lavorare insieme per rilanciare il processo di sviluppo delle due aree interessate dalla crisi della ex Antonio Merloni e dato mandato, ai rispettivi servizi regionali competenti, di proseguire nella negoziazione e definizione degli interventi e contenuti utili alla rimodulazione dell’accordo di programma per la reindustrializzazione dell’area, d’intesa con il Mise. L’obiettivo – concludono Marini e Ceriscioli – era di «far partire i programmi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale di JP Industries spa, anche qui d’intesa con Mise, con un impegno finanziario diretto delle due regioni di circa tre milioni di euro».
Tessera va a posto Il consigliere regionale Andrea Smacchi (Pd), in prima linea nel seguire la vicenda della ex Antonio Merloni, commenta così: «un’altra tessera del puzzle sulla vertenza ex Merloni va al proprio posto. La Cassazione ha giudicato congrua la vendita dell’azienda di elettrodomestici a Giovanni Porcarelli, ribaltando di fatto due gradi di giudizio, fino ad ora favorevoli alle banche. Finalmente una schiarita all’orizzonte dunque per questa importante realtà produttiva. La sentenza della Cassazione – spiega Smacchi – giudica in maniera positiva la vendita della ex Merloni e apre una nuova pagina nella questione delle vertenze. Ora non ci sono più alibi e quell’azienda, anche alla luce della proroga della cassa integrazione firmata ieri, deve ripartire e deve essere messa nelle condizioni di farlo, con un piano industriale serio e un accesso al credito fino ad ora negato a causa dell’incertezza derivante dal contenzioso giudiziario”.
Sindacati: «Cade spada di Damocle» Fim, Fiom e Uilm di Marche e Umbria in una nota esprimono «soddisfazione in merito alla sentenza; cade – sottolineano – questa spada di Damocle che bloccava l’attività industriale della Jp Industries e di conseguenza il lavoro dei 700 dipendenti. Ora – concludono – si proceda con l’implementazione del piano industriale e che i soggetti deputati a farlo si attivino per far sì che si riduca il disagio sociale di questi territori».
Verini: «Sentenza positiva» Secondo il deputato Pd Walter Verini «la sentenza è certamente positiva. Ci sono ora le condizioni perché la produzione, per la parte che riguarda la Jp Industries, possa ripartire con un serio piano industriale, anche alla luce dei nuovi due anni di cassa integrazione decisi in sede ministeriale. Mi auguro – aggiunge – che tutti i soggetti interessati diano una mano per questo obiettivo e mi riferisco anche agli stessi istituti di credito, che dopo la fase del contenzioso potranno e dovranno passare a quella della collaborazione per sostenere una ripresa produttiva dell’azienda. La vertenza della ex-Merloni – conclude Verini – da anni ha rappresentato un colpo per l’intera fascia appenninica umbro-marchigiana, già interessata da gravi processi di de-industrializzazione. Per questo si tratta di una grande questione non solo locale, ma interregionale e tutte le risorse e gli strumenti utili messi in campo dalle istituzioni regionali saranno fondamentali per la ripresa occupazionale e il futuro di quella realtà».


