Turisti ad Assisi (©Fabrizio Troccoli)

L’Umbria mantiene molti degli indicatori economici positivi,nonostante la generale fase di rallentamento. E’ quanto emerga dalla ricerca Centro studi Sintesi che Cna Umbria ha commissionato per valutare l’andamento dell’anno in corso ed elaborare stime per il 2024. Nonostante un lieve ritardo rispetto al dato nazionale, per il prossimo anno è prevista una crescita dello 0,8% e col Pil sono dati in salita gli investimenti, in rallentamento i consumi. «L’insidia maggiore riguarda la forte contrazione del credito, di cui fanno le spese soprattutto le imprese più piccole e del settore industriale», sostiene Michele Carloni, presidente regionale di Cna.

L’analisi. L’istantanea, effettuata su dati Istat, Bankitalia, Regione, Nadef e Prometeia, è quella di un territorio che è riuscito a compensare gli squilibri portati dall’inflazione (in due anni i prezzi in Umbria sono saliti del 15,9% in media) e dal caro energia, e le incognite legate alla situazione internazionale. «La fotografia che ci restituisce l’indagine effettuata è sostanzialmente positiva per i principali aspetti presi in esame», osserva Alberto Cestari, ricercatore del Centro studi Sintesi.

Il Pil. «Il PIL si stima che a fine anno farà registrare un aumento dello 0,7% – aggiunge – il turismo è caratterizzato da una crescita consistente (+10%) anche per l’anno in corso, mentre l’export dei settori del Made in Italy cresce del 14% (-3,7% il dato regionale, ndr). Positiva anche la frenata del processo di riduzione del numero di imprese attive, comprese le artigiane.

Luci e ombre. Accanto a questi dati positivi, tuttavia, ce ne sono altri che destano preoccupazione». Ma compare anche qualche ombra: ovvero nei 900 milioni di euro in meno di prestiti concessi in un anno alle imprese. «Una perdita secca di cui fanno le spese soprattutto le imprese più piccole e quelle del settore industriale», aggiunge Carloni che teme le possibili ripercussioni sugli investimenti.

Occupazione. Segnali discordanti, nel secondo trimestre 2023, dal mercato del lavoro che in Umbria presenta un’inversione di tendenza, con una flessione dell’occupazione rispetto al trimestre precedente. Guardando l’intero semestre, tuttavia, si osserva un incremento di occupati del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2019 dove l’apporto principale alla crescita dei posti di lavoro è arrivato dal settore delle costruzioni (+37%) e dall’industria (+28%) che, come evidenzia Carloni, sono «i due comparti che negli ultimi anni hanno rappresentato i principali driver per la crescita dell’economia».

Pnrr. Per Cna, quindi, si tratta di corroborare anche a livello centrale le politiche industriali dell’Umbria. «Ad oggi, infatti, le misure contenute nella legge di Bilancio per il 2024 non ci sembrano rispondere alle reali esigenze delle imprese. D’altronde, vanno in questa direzione le modifiche apportate al Pnrr nei primi mesi dell’anno. Perciò confidiamo che i vari bonus casa vengano confermati e stabilizzati nel lungo periodo. Riteniamo indispensabile la proroga di almeno sei mesi per i lavori legati al Superbonus nei condomini, in modo da consentire la chiusura di tutti i cantieri avviati nel 2023. In tal modo di eviterebbe l’esplosione di contenziosi tra cittadini e imprese, un’eventualità di cui faremmo volentieri a meno».

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