di Ivano Porfiri

«Poco più di un battito d’ali». Riassume così l’analisi congiunturale di Confindustria Umbria i piccoli segnali di crescita delle imprese aderenti nell’ultimo trimestre del 2012 paragonato con i trimestri degli ultimi tre anni. Un piccolo segno che vede smettere di cadere chi ha tenuto botta, ma che è troppo presto per definire l’inizio della risalita dall’abisso della crisi. «Rispetto a quello del precedente terzo trimestre il profilo generale del quarto trimestre per le imprese di Confindustria Umbria è sintomatico – afferma l’analisi – e si riassume in un facile slogan: resistere, resistere, resistere». Mentre nell’intero 2012, «annus horribilis» le imprese hanno perso circa due punti percentuali di occupazione.

Tre anni d’apnea Il piccolo segno, secondo l’analisi, non cambia la chiave di lettura degli ultimi 12 trimestri. «Rimane stazionario – si legge nel report – l’andamento di più lungo periodo al termine di un trend di progressiva contrazione: lo si vede anche ad occhio nudo ma la retta (tratteggiata) di tendenza nel triennio lo conferma inesorabilmente con la sua evidente inclinazione negativa». Tre anni d’apnea, in definitiva, nei quali «solo alcuni rimbalzi occasionali hanno dato un po’ di respiro alla produzione manifatturiera»: troppo poco, secondo Confindustria, per pensare alla crescita e troppo per non riflettere sulla urgenza di darsi una politica industriale degna di questo nome e alla stregua di quelle che vari Paesi occidentali si sono date per prepararsi al domani.

Il quadro L’analisi parte dal quadro nazionale, in cui «gli analisti convergono nel ritenere che l’economia italiana stia toccando, per la seconda volta in cinque anni, il fondo di una dura recessione». Le aspettative, in questo senso, lascerebbero intravvedere un possibile rimbalzo congiunturale in grado di restituire un po’ di ossigeno alle imprese duramente provate e persino di innescare un percorso di ripresa. Ma, secondo gli industriali, ci sono tre grossi impedimenti alla ripresa: le restrizioni creditizie imposte dalle banche alle imprese (e alle famiglie), la restrizione oltre misura dei bilanci pubblici e il ripiegamento della domanda globale. Quindi se si vuole ripartire, «appare più che mai necessario ripristinare e mantenere, nel nostro Paese, una cornice di stabilità politica»  in cui «potrà raccogliersi il necessario consenso sulle misure più efficaci per il rilancio dello sviluppo e il miglioramento della congiuntura nei trimestri a venire».

Umbria: chi cede e chi resiste «La situazione incerta del Paese – prosegue l’analisi – caratterizza anche l’Umbria, colpita pesantemente, in questi ultimi mesi, dal prolungarsi imprevisto della crisi economica». In questo quadro, le imprese più fragili – per dimensione, per poca accortezza nel passato, per impreparazione o per eccesso di fiducia – hanno arrancato, si sono sfibrate e, alla fine, hanno gettato la spugna. Il comparto terziario ha drasticamente ridotto il numero dei dipendenti contribuendo, anche se involontariamente, all’avvitamento della recessione. Resistono sul campo, ostinate, le imprese che meglio si sono sapute organizzare perseguendo innovazioni di ogni genere per almeno sopravvivere in attesa di tempi migliori.

I segni positivi L’incidenza delle imprese che confermano i (pessimi) risultati del trimestre precedente si è ridotta di 10,2 punti percentuali (dal precedente 38,8% all’attuale 28,6%) a quasi completo beneficio della quota di imprese che segnalano risultati più incoraggianti ovvero meno pesanti. Solo un modesto 0,4% di imprese, infatti, è andato ad accrescere la quota delle imprese che denunciano peggioramenti congiunturali. In compenso sembrano essersi ridotte le frange di accentuata difficoltà (con flessioni oltre il – 2,5%): erano il 35% del totale e sono ora il 29,7%. Di equivalente entità, di conseguenza, è l’estensione dell’area delle imprese ancora in difficoltà per quanto di limitate dimensioni (tra il -1% e il – 2,5%): erano il 9,7% e sono diventate il 15,4%. Due, in definitiva, secondo l’analisi, sono gli aspetti di rilievo da richiamare: l’affacciarsi di uno spiraglio di allentamento delle difficoltà per un maggior numero di imprese; il permanere di una congiuntura deteriorata che riguarda quasi la metà delle imprese e non è più a lungo tollerabile.

I grandi migliorano, i piccoli, soffrono Guardando ai numeri si aggrava il divario dimensionale tra imprese. Quelle con più di 20 addetti  replicano, con qualche accento positivo in più, il profilo generale già illustrato ma è maggiore la quota di imprese che segnalano miglioramenti vari (29,7% invece del 26,4%). Le imprese con meno di 20 addetti, invece, mostrano il classico profilo a «duna del deserto spazzata da un forte vento»: una piccola quota nell’area del miglioramento, una particolarmente modesta quota nell’area della stabilità e una più consistente quota confinata nelle aree critiche del disagio con ulteriore riduzione dei livelli produttivi. La metà delle imprese dichiara contrazioni superiori al 2,5% e solo il 15,0% contiene l’arretramento tra il -1% e il – 2,5%.

I territori: Perugia meglio di Terni Il mix territoriale degli esiti riscontrati con l’indagine del quarto trimestre appare maggiormente squilibrato rispetto alla precedente rilevazione. Nel terzo trimestre, infatti, i profili delle imprese perugine e ternane viaggiavano di pari passo, con modesti scostamenti, tra le varie classi di risultato. A dichiararsi stabili era, allora, una quota di imprese operanti in provincia di Perugia più alta che in provincia di Terni. In questa indagine, invece, la quota di imprese stabili, cioè che confermano i risultati del precedente trimestre, è assai più alta in provincia di Terni. In questa stessa provincia, inoltre, si hanno quote più alte di imprese in tutte e tre le classi di contrazione della produzione. Crescono di più, invece, quelle perugine.

Comparti: risalgono alimentare e carta Se «il quadro generale continua ad essere deludente», alcuni «bagliori» lo rendono meno fosco: la leggera risalita, ad esempio, del comparto alimentare su base congiunturale e ancor più il recupero, su base congiunturale e tendenziale, del comparto della carta e cartotecnica. Nell’insieme, tuttavia, prevalgono i simboli negativi della moderata flessione o del cedimento più accentuato per i quali spiccano, in modo particolare, il comparto della lavorazione dei minerali non metalliferi (ceramiche e materiali da costruzione), l’insieme delle piccole imprese e la provincia di Terni.

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