di Ivano Porfiri
Non c’è ripresa. Lo ha affermato il Rapporto annuale di Bankitalia sull’Umbria e lo ribadiscono le imprese associate a Confindustria Umbria nell’indagine congiunturale relativa al primo trimestre 2013. E l’ottimismo dell’indagine sul quarto trimestre 2012 sfuma quasi completamente. Il rapporto tra imprese in crescita e quelle con volumi in calo è stabile rispetto al trimestre precedente (congiunturale), mentre il dato tendenziale (paragonato al primo trimestre 2012) torna a far segnare un calo. E, comunque, si viaggia in zona negativa, ovvero con più imprese in contrazioni rispetto a quelle in espansione.
Si procede in apnea «L’inizio di svolta, definito nel precedente trimestre “poco più di un battito d’ali”, è per ora rimasto tale – afferma l’indagine commentando i dati -. Si procede in apnea e nel frattempo si riducono i margini entro i quali assumere decisioni importanti per le imprese, per i lavoratori e per l’integrità della stessa economia. Non si può più pensare di affidare il carburante per la crescita a iniziative episodiche e controverse quando non confliggenti con gli obbiettivi dichiarati: occorre tornare a produrre e a fare industria per fare innovazione, per assicurare benessere, per realizzare merci da distribuire, per far lavorare i settori complementari. Il resto che si può dire e quello che troppo spesso si dice resta poesia. Occorre invece rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro. E fare presto e bene».
Cosa fare La congiuntura, dunque, permane negativa e problematica e, secondo gli industriali «parlare di ripresa appare prematuro nonostante alcuni segnali possano essere apparsi incoraggianti». Segnali globali che vanno dalla ripresa Usa all’espansione dei mercati emergenti. «In Italia, così come in Umbria – secondo Confindustria – rimane ancora prioritaria la questione del pagamento degli arretrati della pubblica amministrazione. Sul tappeto resta anche l’esigenza di nuove politiche e di una attenta azione di governo per innalzare la competitività, rilanciare gli investimenti e sostenere le famiglie maggiormente colpite dal perdurare della crisi. In Umbria, in assenza di adeguati strumenti di intervento, si tratta di perseguire prioritariamente tre obiettivi: il saldo dei debiti degli enti pubblici, la razionalizzazione dell’impianto amministrativo, la selezione delle aree di intervento. Tre obiettivi ineludibili per sostenere, se e quando sarà, l’aggancio ai flussi positivi di una effettiva ripresa economica nel nostro Paese e in tutta Europa».
200 in meno Ma le imprese umbre, nonostante tutto, sono ancora attive. «Lo spirito di sacrificio di centinaia di imprenditori e dei loro lavoratori – sottolinea Confindustria – permette di tenere in piedi una capacità produttiva che sarebbe molto arduo ricostruire se si dovesse tornare a crescere dopo averla perduta». Attive, dunque, ma con qualche perdita: sono quasi 200 di meno, rispetto al 2011, le imprese manifatturiere. Attive, ma tra molte difficoltà, una delle più rilevanti delle quali è il ritardo dei pagamenti della P.A. «Un ritardo enorme, insopportabile, intollerabile anche sotto il profilo etico. E’ anche a causa di quel ritardo che una parte almeno delle imprese che partecipano all’indagine hanno segnalato, per il trimestre analizzato, la pesantezza della congiuntura attraversata».
Quasi la metà perde In effetti, un quarto delle imprese indagate continua a espandere i livelli di produzione e di queste un quarto (il 6,4% del totale) sottolinea l’ampiezza dell’espansione, oltre il 5% rispetto al trimestre precedente. Poco più di un terzo (il 34,6%) difende le (scomode) posizioni raggiunte in passato e, questa volta, quasi la metà (il 41%) degli intervistati denuncia flessioni nei livelli di attività produttiva. La metà di questi (cioè il 20,5%) lamenta contrazioni di produzione piuttosto robuste, oltre il 5%. In definitiva, anche l’anno 2013, su cui alcuni poggiavano speranze di ripresa, non è partito col piede giusto. E se nel resoconto dei risultati ottenuti alla fine del 2012 ci si sentiva di poter definire quell’anno come «un anno orribile», il 2013 non sembra, al momento, meglio impostato. Le difficoltà appaiono generali e sembrano non risparmiare alcun settore, salvo quello della meccanica.
Pesantezza generalizzata In effetti, la pesantezza del trimestre in esame è evidente e generalizzata. Meno sfavorevole appare la situazione della meccanica nell’ambito della quale le imprese che hanno registrato aumenti di produzione, qualunque ne fosse l’entità. I restanti comparti seguono con evidente difficoltà e si caratterizzano per quote di imprese in espansione compresse tra l’11,1% del comparto alimentare e il 14,3% di quello della carta, stampa ed editoria.
Meglio le grandi Ancora una volta le grandi imprese sembrano muoversi nella morsa della crisi con risultati migliori rispetto alle piccole imprese. Per le prime, infatti, la quota di quelle che registrano incrementi di produzione è pari al 27,7 % del totale, di poco sopra la media del campione d’indagine (24,4 %) mentre nel caso delle imprese con meno di 20 addetti il risultato positivo riguarda solamente il 7,7 % del totale e si mantiene dunque piuttosto distante dalla media dell’intero gruppo.
Perugia meglio di Terni Su base territoriale la provincia di Perugia, rispetto a quella di Terni, accoglie una quota maggiore di imprese con risultati accettabili. Un primo risultato dell’analisi è quello della maggiore turbolenza dichiarata dagli intervistati in provincia di Terni: rispetto a Perugia, infatti, oltre 6 punti percentuali separano le quote di imprese che affermano di mantenersi in condizioni di stabilità. A fronte del quarto di imprese (25 %) che si dichiara stabile vi è il 15% di quelle che segnalano aumenti di aumenti di produzione. Da notare che il 35% del totale delle imprese e dunque più della metà di quelle in difficoltà registra flessioni produttive del 5% e più, dunque piuttosto pesanti.
Lavorare da subito «In presenza di questi dati – afferma Confindustria – la parola d’ordine per i giorni a venire non può che essere una: non disperdere il capitale di capacità, di professionalità e di esperienza incardinate nella struttura produttiva industriale che mostra di riuscire a resistere a una prova di durata senza precedenti. E cominciare a lavorare, da subito, perché quel capitale possa se mai accrescersi, migliorare e restituire a lavoratori e imprese i frutti dei sacrifici fin qui sopportati».
