La ripresa prende vigore facendo segnare un +0,4% nel secondo trimestre del 2015, accelerando rispetto al +0,3% del primo trimestre. E anche in Umbria le imprese sono ottimiste, secondo i risultati dell’indagine congiunturale svolta da Confindustria Umbria in collaborazione con l’Università di Perugia alimentando la speranza che possa considerarsi ormai superata la lunga fase di recessione attraversata dal sistema industriale regionale. Tuttavia le ombre rimangono, a partire da un’occupazione che non riparte.
Segnali positivi «Certo – commenta Ernesto Cesaretti, presidente di Confindustria Umbria – la ripresa è ancora lenta, non è ancora estesa alla totalità delle aziende e non è omogenea nei diversi settori produttivi, dimostrando di risentire ancora della debolezza della domanda interna, ed è altrettanto vero che è ancora lunga la strada per recuperare il terreno perso con la crisi del 2009 ed il conseguente calo dell’occupazione. Ma gli sforzi compiuti dalle aziende per accrescere la loro capacità competitiva, per innovare, per diversificare le loro produzione e per riposizionarsi sui mercati stanno incominciando a dare i loro frutti».
Ripresa va sostenuta Ora, per Cesaretti, «occorre che le Istituzioni si stringano al fianco delle imprese per supportarle nel rilancio della loro attività e nella realizzazione di nuovi progetti di investimento e di internazionalizzazione. Gli incentivi regionali finanziati dai fondi comunitari e la auspicata conferma del bonus macchinari della legge Sabatini potrebbero dare, infatti, una forte spinta agli investimenti, necessari per rendere più competitive le imprese e più robusta la ripresa».
Il rapporto Il bilancio finale del secondo trimestre 2015 è, per il gruppo di imprese interpellato in Umbria, ampiamente soddisfacente. La regione segue la tendenza nazionale per cui, nel secondo trimestre, il Centro studi di Confindustria stima un aumento dell’attività dello 0,4% sul precedente. Una conferma, dunque, del risultato registrato nel primo (rivisto al rialzo rispetto al +0,3% comunicato in precedenza). Il terzo trimestre 2015 finirà pertanto per ereditare dal secondo una variazione congiunturale all’incirca del +0,2%.
Respirano i bilanci. Non ancora le famiglie Il secondo trimestre registra quel balzo in avanti che era atteso già dal precedente trimestre e vi assomma qualcosa in più derivante tanto dall’inserimento nel trend nazionale (positivo) quanto dal coronamento degli sforzi compiuti per riallineare prodotti e mercati. Il fatto che alla inequivocabile espansione dei livelli di attività produttiva, così come leggibili nelle risposte all’indagine compiuta tra le imprese aderenti a Confindustria Umbria, non sia corrisposto un altrettanto evidente aumento dei livelli occupazionali dà ragione delle riserve che ancora sussistono sulla robustezza delle fondamenta della ripresa congiunturale rilevata. In effetti, su scala nazionale sembra manifestarsi un rilancio dei consumi quale ancora non è dato osservare in Umbria. Qui basterebbe anche poco per innescare almeno un piccolo processo virtuoso che parta dall’aumento della domanda, specialmente se di investimenti, e dell’occupazione e trascini con sé altri aumenti di domanda e di occupazione.
I numeri Nel secondo trimestre, secondo l’indagine di Confindustria, si riduce vistosamente l’area delle imprese che segnalano contrazione dei livelli di attività produttiva: sono ora il 12,2% del totale (mentre erano quasi il 30% nella precedente rilevazione); cresce notevolmente l’area delle imprese con espansione di attività produttiva e arriva a rappresentare quasi la metà (49,3%) del totale; si modifica l’incidenza dell’area della stabilità, con una inversione di preminenza tra stabilità congiunturale e stabilità tendenziale: l’area delle imprese che mantengono il livello produttivo raggiunto nel precedente trimestre è ora il 38,4% (e non più il 47,9% come nel corso del primo trimestre 2015) mentre se il confronto è fatto con un anno fa si osserva che le imprese stabili crescono dal 33,3% al 44,6%.
Crescita non ancora omogenea Secondo Confindustria, una conferma attendibile del radicamento duraturo della crescita potrà aversi dalla pervasività di quest’ultima, una pervasività che ancora non è pienamente raggiunta, come si vede confrontando le prestazioni di due settori particolarmente dinamici (“meccanica” e “alimentare”) e di due settori meno brillanti (“lavorazione dei minerali non metalliferi” e “cartotecnica, stampa ed editoria”). Le imprese attive nei due settori di punta qui considerati sono distribuite quasi completamente tra l’area della stabilità e quella dell’aumento dei livelli di produzione, con aumenti per lo più consistenti o addirittura notevoli. Solo il 3,7% delle imprese alimentari e il 7,4% di quelle meccaniche segnala qualche difficoltà nel cogliere la spinta della ripresa: una spinta rafforzata, in un caso, dall’impatto dell’Expo di Milano e, nell’altro, da un apprezzato risveglio del comparto automobilistico. Invece, i due settori deboli percepiscono solamente in parte i benefici derivanti dalla ripresa degli altri comparti. Alla discreta presenza di imprese che segnalano un aumento dei livelli di attività produttiva si affianca quella di un certo numero di imprese (tra il 22,2% e il 30%, a seconda dei settori) che lamentano difficoltà anche piuttosto consistenti.
Omogeneità territoriale Per quanto riguarda la distribuzione territoriale dei risultati ottenuti la situazione appare sostanzialmente omogenea, con alcune piccole difformità che riguardano: la presenza tra le imprese perugine di un’elevata quota (22%) di imprese che segnalano aumenti di produzione molto consistenti e di piccole quote che lamentano contrazioni di attività produttiva di varia consistenza; l’elevata incidenza delle imprese che in provincia di Terni segnalano intanto stabilità (50%, cioè la metà esatta) e poi la realizzazione di discreti recuperi (28,6%).Già nel corso del precedente primo trimestre si era registrata una certa riduzione dell’area delle imprese in ritardo di recupero in entrambe le province: ora quella tendenza si è rafforzata e l’incremento della quota di imprese che si riconosce stabile conferma ulteriormente la positiva evoluzione del primo semestre 2015. Si tratta ora di verificare se oltre all’effetto inerziale (positivo) se ne concretizzeranno altri come conseguenza tanto del quadro congiunturale nazionale (ancora promettente) e internazionale (qui in ripiegamento con le difficoltà della Cina a più che compensare i benefici delle soluzione del caso greco).
