Ernesto Cesaretti

di Fra.Tor.

I dati contenuti nell’indagine congiunturale di Confindustria Umbria tra le imprese industriali della regione e riferiti all’ultimo trimestre del 2013, confermano le incertezze e le problematiche per l’economia umbra.

I numeri Nello specifico, dall’elaborazione congiunturale, è emerso che un terzo delle imprese ha mantenuto i livelli di produzione rispetto al trimestre precedente (34,2%) o rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso (32,0%). Il 27.7% segnalano incrementi produttivi e di queste il 14,5% dichiara incrementi oltre il 5%. Infine, il 38,2% dichiara contrazioni di attività produttiva rispetto al precedente trimestre e il 30,7% rispetto ad un anno fa.



Le imprese Occorre fare in modo che «il fisiologico venir meno di alcune iniziative, spesso non ben pianificate o persino mal gestite – ha spiegato il presidente di Confindustria Umbria Ernesto Cesaretti – apra la strada alla nascita di imprese nuove, innovative e capaci di affrontare i mercati internazionali e alla crescita di quelle che hanno mostrato capacità di stare sul mercato». Una buona parte delle imprese manifatturiere umbre e in particolare di quelle aderenti a Confindustria Umbria – ha aggiunto – ha dato prova di essersi organizzata per rispondere alle sfide del cambiamento e di sapere fronteggiare situazioni anche particolarmente complesse.

I settori produttivi La congiuntura pesa su settori, territori e gruppi dimensionali di imprese in modo diverso. «Significativo è il balzo in avanti nel comparto della lavorazione dei minerali non metalliferi, come la produzione di manufatti in ceramica, vetro, gesso, calce, cementi e prodotti in calcestruzzo per l’edilizia». In arretramento si rivela, invece «il comparto dell’industria grafica e cartotecnica, nel quale si riduce rispetto al trimestre precedente la quota di imprese che accrescono i volumi produttivi». Nonostante le difficoltà generali osservate è in crescita la quota di piccole imprese in espansione mentre le grandi imprese si mantengono poco sopra i valori osservati a inizio anno.

Il territorio È tuttavia su base territoriale che si notano le divergenze maggiori. Alla riduzione della quota di imprese che chiudono positivamente il trimestre in provincia di Perugia si contrappone, fino a più che compensare quel calo, l’aumento dell’analoga quota registrata per la provincia di Terni. Nell’area perugina il 38,7% delle imprese si trovano in una condizione di stazionarietà mentre il 19,4% segnala incrementi di attività produttiva. Nel comprensorio ternano, invece, è più contenuto il peso (16,7%) delle imprese stazionarie così come quello (24,9%) delle imprese che lamentano riduzione nei livelli di produzione mentre è significativa (58,3%) la quota di imprese che dichiarano di aver accresciuto il regime di attività.

Gli ostacoli «Parlare di ripresa – sottolinea il presidente di Confindustria Umbria Ernesto Cesaretti – appare prematuro. Infatti, nonostante i principali indicatori dalla produzione industriale alla fiducia e all’indice Pmi, abbiano registrato ulteriori incoraggianti progressi, gli ostacoli del credit crunch, della scarsa competitività e della perdita di occupazione continuano ad appesantire la situazione».

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