di Fabio Toni
«Un quadro drammatico». Il punto di vista della Cgil di Terni, espresso da Alessandro Rampiconi della segreteria provinciale, è eloquente. L’analisi dettagliata di alcuni comparti (manifatturiero, metalmeccanico, chimico, alimentare, trasporti e costruzioni) non lascia spazio a particolari interpretazioni. Le cifre sono state illustrate in occasione dell’incontro organizzato dal sindacato confederale presso i locali della scuola edile di Terni.
Nei primi cinque mesi del 2012, la crescita della cassa integrazione a Terni è rallentata. «Un dato che non deve ingannare nessuno – spiega Rampiconi -. C’è un forte aumento della cassa integrazione straordinaria utilizzata per le ristrutturazioni e soprattutto registriamo una vera e propria moria di imprese sul territorio».
I dati della camera di commercio, ripresi dalla Cgil, dicono che nel 2011 e nel primo trimestre del 2012 son nate 1.829 nuove imprese a livello provinciale, contro 2.290 cessazioni. Un saldo negativo pari a 461 unità. «Forse è proprio il minor numero di imprese, il vero motivo per cui rallenta la richiesta di cassa integrazione».
Uno dei dati più critici riguarda l’orvietano, dove il saldo fra iscrizioni e cessazioni è stato di – 66 aziende, ovvero quasi un terzo dell’intero saldo negativo su base provinciale.
Altrettanto allarmanti le testimonianze delle varie categorie: dal polo chimico al settore energia, passando per l’industria alimentare, quella tessile e il settore dei trasporti, senza dimenticare l’edilizia che dal 2009 ad oggi ha visto un calo di occupati di oltre 2.300 unità. Centrale per il futuro di Terni e di tutta l’Umbria, resta il settore siderurgico: “le acciaierie da sole producono il 25% del pil regionale”, ha ricordato il segretario generale della Fiom Claudio Cipolla.
Vertenza umbra e ternana «È fondamentale avere ben presente quale è il vero quadro della situazione che siamo tutti chiamati ad affrontare – ha spiegato Attilio Romanelli, segretario generale Cgil terni -. Serve una riflessione collettiva per ricostruire l’insieme di una vertenza umbra e ternana. Un’esigenza urgente, anche alla luce della riforma del lavoro varata dal governo Monti e dal ministro Fornero che riduce drasticamente la copertura degli ammortizzatori sociali».
La crisi non è detto che finirà «Spesso i lavoratori in giro per l’Italia mi chiedono: ma quando finirà la crisi? La risposta più corretta da dare è che non è detto che finirà», ha osservato Danilo Barbi della segreteria nazionale. «Il problema è che se gli stati, le famiglie e le imprese spendono sempre meno, la crisi non può che aggravarsi perché si riduce la domanda, si riducono i consumi e si riduce il lavoro”. Secondo Barbi “la risposta a questa situazione deve venire dagli Stati. Accanto ai giusti sforzi che vanno messi in atto sui territori, serve una svolta di politica economica globale».

