Da sinistra Nocetti, Mencaroni, Quaglia, Filippetti e Giacometti (Foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri

Le piccole e medie imprese umbre battono i pugni sul tavolo. Un solo tavolo, dato che per la prima volta fanno fronte comune: il «nemico» da affrontare è la politica perché i «mostri» rappresentati da crisi e tasse si nascondono dietro a chi ha la responsabilità di gestire la cosa pubblica. Meglio se si candida per andare in Parlamento. «Vogliamo denunciare la drammatica situazione delle imprese del commercio e dell’artigianato»: comincia così la Mobilitazione nazionale organizzata da Rete Imprese Italia – il soggetto che riunisce Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti. In Umbria la conferenza stampa si è tenuta all’hotel Brufani.

Pressing sui politici L’obiettivo è un pressing nei confronti delle istituzioni e dei candidati in Parlamento. Il 28 la Confcommercio organizzerà alla Camera di commercio di Perugia un evento con la consegna ai politici dell’agenda delle priorità delle pmi. «Oggi e con i successivi eventi – ha detto il presidente Confcommercio di Perugia Giorgio Mencaroni – le imprese chiedono maggiore ascolto alla politica e alle istituzioni. La priorità è rimettere in modo la crescita e lo sviluppo, conciliare le ragioni del rigore con quelle della crescita, dello sviluppo e della coesione sociale».

Recessione infinita La recessione picchia duro. In Umbria il tasso di disoccupazione è passato dal 4,6 del 2007 al 6,5 del 2011, con la provincia di Perugia che segna addirittura il 7,2%. I consumi sono in caduta libera e in Umbria ancora di più.  Alla flessione già registrata del periodo 2008-2011 del 2% (contro il -0,7% della media nazionale) si è aggiunto un ulteriore calo del 4,9% (superiore al 4,4% della media nazionale) nel 2012. Al di là delle variazioni percentuali, l’Umbria segna già un divario rispetto alle altre regioni: fatto pari a cento il livello dei consumi in Italia, il dato umbro si ferma a 93, di molto inferiore al 106,9 della media del Centro Italia.

Le imprese muoiono «Abbiamo dovuto registrare la chiusura di tante, troppe imprese», ha sottolineato Mencaroni. Nel periodo da gennaio a settembre 2012, (saldo della nati-mortalità delle imprese) l’Umbria ha perso 335 imprese del commercio (di cui 211 del dettaglio), 79 nel settore dei servizi di alloggio e ristorazione, 242 in altri servizi tra cui quelli di supporto alle imprese, 122 attività manifatturiere, 194 nelle costruzioni.

Troppe tasse Tra le istanze urgenti che verranno consegnate ai candidati alle prossime elezioni, l’esigenza di una riforma fiscale «che – dice Mencaroni – riduca la pressione su imprese e famiglie è condizione imprescindibile per la ripresa. Il nuovo governo e il nuovo parlamento devono rivedere scelte importantissime in materia di Iva  (azzerando il già previsto aumento dell’aliquota ordinaria dal mese di luglio), ma anche di Imu (si dovrebbe dimezzare l’aliquota per gli immobili strumentali all’attività di impresa, rispetto all’aliquota base, e applicare un’aliquota ridotta al 4 per mille per tre anni alle piccole e medie imprese di nuova costituzione, per i locali delle imprese ubicate nei centri storici). Sui temi dell’Imu, della Tares (un altro tributo che rischia di abbattersi con estrema pesantezza sulle imprese), sull’imposta di soggiorno, siamo stati costretti ad aprire un confronto serrato con le amministrazioni comunali, perché ne limitassero il peso sulle imprese».

3.400 euro a famiglia «Stop al fisco oppressivo», aggiunge Francesco Filippetti, segretario di Confesercenti Umbria. «Attraverso riduzioni vere di spesa bisogna abbattere la pressione fiscale, ridurre l’Irpef sulle famiglie e le imprese. La questione della spesa e delle entrate deve essere il centro di una nuova politica della crescita. Il confronto internazionale ci colloca al terzo posto fra i 27 paesi dell’Unione Europea, con un distacco di ben 5 punti rispetto alla pressione fiscale media. Questo significa che se il nostro livello di prelievo fosse uguale a quello medio europeo, ogni famiglia italiana disporrebbe di un reddito aggiuntivo di 3.400 euro».

Credito subito Il presidente della Confartigianato Imprese Umbria Massimo Nocetti attacca la stretta al credito. «Le piccole e medie imprese dell’artigianato e del commercio esprimono tutto la loro disapprovazione sulle politiche finora perseguite nel credito nel contesto sia imprenditoriale sia famigliare. Noi crediamo che occorre fin da subito riaprire i rubinetti del credito alle imprese ed alle famiglie, avviando una nuova stagione di fiducia. Dare fiducia alle imprese ed alle famiglie per far ripartire i consumi vuol dire: continuare con la moratoria dei mutui e dei finanziamenti; intervenire pesantemente per sbloccare tutti i crediti incagliati della pubblica amministrazione; concedere nuove linee di credito per consolidare le passività ma anche per rilanciare gli investimenti; aumentare il credito a breve concesso alle famiglie». E per alcuni settori in caduta libera come l’edilizia «occorre prevedere un vero e proprio fondo dedicato».

Burocrazia «Se il problema della burocrazia – aggiunge il presidente Casartigiani Umbria Alvaro Giacometti – risultava preoccupante in una situazione apparentemente normale, diventa disastroso in un quadro drammatico che richiede con urgenza un forte cambiamento. La burocrazia costa al sistema delle piccole e medie imprese 26,5 miliardi di euro all’anno. Da poco più di un anno, anche in Umbria, con la legge sulla semplificazione amministrativa, si è tentato di dare una risposta in settori come l’edilizia, l’ambiente, l’energia e l’artigianato e commercio. Il breve periodo non ci consente di esprimere un giudizio compiuto. Quello che però ci preme sottolineare è che certamente ad oggi non si avverte tangibilmente il cambiamento».

Meno tasse sul lavoro Sul tema del lavoro, infine, è intervenuto il presidente di Cna Umbria Luigi Quaglia. «Basta tasse sulla busta paga che aumentano  il costo del lavoro per l’impresa e abbattono il potere d’acquisto del lavoratori. E basta con i lacci e lacciuoli che impediscono la naturale osmosi nell’entrata e uscita dal mondo del lavoro, impedendo ai giovani e alle imprese di cavalcare tutte le opportunità di occupazione. Bisogna favorire in ogni modo l’occupazione, ma cominciando da una riduzione degli oneri contributivi. Apprendistato, accordi di solidarietà, defiscalizzazione delle buste paga per i nuovi assunti, ma anche un nuovo modello di welfare, con ammortizzatori sociali diversi di quelli attuali che stanno mostrando la corda in questo 2013».

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