I rappresentanti delle 4 associazioni

Una grande giornata di mobilitazione nazionale indetta da Rete imprese Italia, che unisce Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti, per chiedere al Governo e alla politica una svolta urgente in politica economica. Lo slogan: «Senza impresa non c’è Italia. Riprendiamoci il futuro». Una manifestazione presentata lunedì a Perugia e con la quale si vuole dire «basta ad un fisco che schiaccia imprese e famiglie e sottrae risorse allo sviluppo, al calvario burocratico, ad una tassazione locale irresponsabile». Le imprese che daranno vita a quella che chiamano «una protesta costruttiva», vogliono «che si tolgano i vincoli e che si taglino i costi che pesano sul lavoro per poter assumere i giovani; che le banche ricomincino a investire sull’economia reale; che lo stato saldi i suoi debiti con le imprese». Vogliono, soprattutto, «interventi di forte impulso alla ripresa economica, misure urgenti per consentire alle imprese di resistere alle difficoltà e tornare rapidamente allo sviluppo».

I numeri della crisi Al centro dell’appuntamento di lunedì i numeri forniti dalle associazioni che parlano di una regione che nei cinque anni di crisi ha visto assottigliarsi il suo tessuto imprenditoriale di circa 2.400 imprese artigiane (-10%) e 2.500 di quelle del terziario, «con migliaia di posti di lavoro persi e un vertiginoso aumento del ricorso alla cassa integrazione. Siamo associazioni da sempre moderate, ma ormai siamo giunti allo stremo». «Anche le politiche regionali di settore – è stato detto ancora – hanno perso negli anni spessore e capacità di incidere, oggi ulteriormente penalizzate dai tagli dei trasferimenti statali che hanno colpito indiscriminatamente tutte le regioni, indipendentemente dalla loro virtuosità». Le quattro associazioni metteranno a disposizione in vista del 18 febbraio dei pullman gratuiti, che secondo le stime dovrebbero portare a Roma duemila imprenditori della regione.

La protesta «Se – spiega Confesercenti – non riprendono i consumi delle famiglie e, dunque, se non si ritorna a dare lavoro e potere d’acquisto alla busta paga, abbattendo il carico fiscale e l’Irap, facendo tornare competitiva la manifattura umbra e italiana, è inutile mettere a leva i prodotti eccellenti se il loro valore aggiunto non resta in Italia, sia come livelli occupazionali che come attrattiva di flussi turistici». «Gli artigiani, i commercianti, i piccoli imprenditori dell’Umbria – ha detto Renato Cesca, presidente di Cna Umbria – rifiutano il declino e lanciano un forte allarme al Governo nazionale e locale: guerra ai privilegi, avanti con la riduzione della spesa pubblica improduttiva e della tassazione, valorizzazione del lavoro, anche manuale, soprattutto giovanile, sostegno all’iniziativa privata attraverso una ripresa del credito alle famiglie e alle imprese». «La morìa di imprese anche storiche e strutturate ha colpito a morte questo segmento dell’economia che si connota per essere da 50 anni la caratteristica del sistema industriale e del terziario umbro e italiano».

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