Mario Bravi

Bene Bravi, bis. Sarà ancora il folignate nato il Lussemburgo a guidare la Cgil dell’Umbria. Al termine dei lavori del XII congresso regionale all’Auditorium di San Domenico a Foligno, Mario Bravi ha ottenuto dal nuovo direttivo 73 voti a favore (80,2% dei 91 votanti) e 17 quelli contrari, con un’astensione. Il direttivo, composto da 98 membri di cui 39 donne, era stato approvato dall’assemblea: su 282 votanti, 237 si sono espressi a favore, 33 contro, con 6 astenuti, 3 schede nulle e 3 bianche.

Linea politica Il congresso, poco prima, aveva approvato (con 4 astensioni) il documento politico elaborato da un’apposita commissione nel corso del congresso. Documento che costituisce il programma di azione del sindacato per i prossimi anni.

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«Rinnovamento» Prima delle votazioni, Vera Lamonica componente della segreteria nazionale della Cgil, ha chiuso con il suo intervento l’ampio dibattito congressuale, che nei tre giorni di lavori ha visto 33 interventi di lavoratrici e lavoratori, pensionati e studenti. «Ci accusano di voler ostacolare il cambiamento, quando noi per primi siamo portatori di un’idea di rinnovamento profondo della società e del sistema economico – ha detto la segretaria nazionale – il problema è quale cambiamento si ha in mente. La nostra idea, che nel corso di questo congresso è transitata per migliaia di assemblee che hanno coinvolto 1 milione e 600 mila persone in tutto il paese, è quella di riaffermare che il lavoro è l’elemento fondante della cittadinanza».

Serve unità sindacale La grande sfida che il sindacato e il paese hanno davanti, dunque, è quella di consolidare ed estendere i diritti, perché «ormai la metà dei lavoratori e delle lavoratrici in Italia non hanno una copertura contrattuale». Lamonica cita l’esempio di un diritto fondamentale: la maternità, diritto negato attualmente a milioni di lavoratrici precarie. «Oggi sotto attacco non è il sindacato in sé – ha detto ancora Lamonica – ma è un modello preciso di sindacato, quello confederale, quello che siamo noi, la Cgil, un sindacato cioè capace di avere una sua idea di cambiamento e trasformazione società. E allora – ha concluso la segretaria – tutta l’organizzazione deve farsi carico di questa sfida e adoperarsi per l’unità, nel rispetto delle diversità, ma con un comune atto di amore verso la Cgil».