Generale sottovalutazione della gravità della crisi delle costruzioni ed evidente disinformazione sul ruolo decisivo del comparto per lo sviluppo del sistema economico locale. È stato questo il tema centrale dell’incontro tra i rappresentanti dei sindacati dei lavoratori del settore, Fillea-Cgil, Filca-Cisl, Feneal-Uil, e gli esponenti di Ance Perugia (l’Associazione dei costruttori edili) e Confindustria Perugia, organizzato per avviare un confronto su una situazione che si sta ormai protraendo da troppo tempo e che sempre più genera un vero e proprio allarme, soprattutto dal punto di vista occupazionale.
Difficoltà Tutti i presenti hanno voluto evidenziare come, nel quadro generale delle difficoltà del settore delle costruzioni, una particolare attenzione merita il comparto dell’attività estrattiva. «La filiera dell’edilizia – evidenzia una nota di Confindustria -, di cui tali attività fanno parte, ha un grandissimo peso sull’economia regionale e rappresenta un fattore strategico per ogni ipotesi di uscita dalla crisi, di ripresa economica e di crescita che faccia perno sulla qualità ambientale e sulla valorizzazione del nostro territorio e delle nostre città».
Cave diminuite «Oggi – prosegue il comunicato – siamo di fronte a una crisi verticale dell’attività estrattiva confermata anche dai dati elaborati dall’Osservatorio della Regione Umbria sui materiali inerti. E’ del tutto inutile sottolineare come, essendo questo un settore primario, dalla sua crisi non discendono solo conseguenze dirette sul piano produttivo ed occupazionale. Non si deve guardare alla caduta dei soli livelli di attività del settore ma alle decine di migliaia di posti di lavoro che nella filiera vengono messi in discussione. Dal 2006 al 2010, in Umbria, il numero di cave attive è notevolmente diminuito, passando da 125 a 90. Dal 2006 al 2010, in Umbria, il numero di cave attive è notevolmente diminuito, passando da 125 a 90. Nello stesso arco di tempo, il volume dei materiali estratti è calato in modo significativo di circa il 33% di metri cubi scavati e si prevede un’ulteriore diminuzione nel prossimo anno fino al 50% , il contributo di tutela ambientale che entra nelle casse di Regione, Province e Comuni da questa attività è rimasto costante, attestandosi intorno ai 2 milioni di euro l’anno. Ciò a seguito della decisione della Regione di aumentare questa tassa del 50%. La quota a metro cubo che gli operatori umbri del settore sono tenuti a corrispondere alle amministrazioni pubbliche è in linea con quella delle regioni limitrofe».
Immagine distorta I rappresentanti dei lavoratori e delle imprese si sono trovati d’accordo nel «voler respingere con fermezza una descrizione assolutamente distorta del comparto delle attività estrattive. Una rappresentazione di questa realtà industriale che purtroppo è stata fatta, anche in questi ultimi giorni, partendo da alcune specifiche vicende. Il giudizio, dei Sindacati dei lavoratori e dei rappresentanti delle imprese, sottolinea invece come, soprattutto negli ultimi dieci anni, nel settore sia notevolmente cresciuta la consapevolezza della centralità di alcuni temi e l’attenzione all’ambiente, al territorio, al rispetto delle regole. Risulta quindi ingiusto è sbagliato procedere a qualsiasi generalizzazione. In questi ultimi giorni è stato evidenziato da notizie di stampa la presenza di violazioni delle direttive. La stragrande maggioranza delle aziende sono regolari e sono anche le prime a subire le conseguenze della concorrenza sleale procurata da coloro che lavorano non rispettando le normative».
«Siamo drammaticamente preoccupati – è stato detto unanimemente – per la tenuta dei livelli occupazionali. C’è il rischio, infatti, che il perdurare della crisi determini una severa diminuzione di lavoratori in un settore che occupa centinaia di persone dalla cui attività dipendono altre decine di migliaia di posti di lavoro. Come abbiamo in più occasioni avuto modo di dimostrare non ci vogliamo sottrarre ad un confronto franco e senza pregiudizi – che tra le parti sociali di questo settore è pratica consolidata – con tutti i rappresentanti della società civile e con il complessivo mondo politico e istituzionale, con l’obiettivo di cercare una soluzione equilibrata tra regolarità, tutela dell’ambiente, sviluppo e occupazione».
Regione si mobiliti Da parte di tutti gli intervenuti si è ribadita la «volontà di convocare unitariamente, nelle prossime settimane, incontri con tutti i rappresentanti istituzionali e con tutti coloro che, senza pregiudizi e con lealtà, intendono lavorare per un futuro di qualità della nostra Regione».

