di Barbara Maccari
L’ottobre scorso ha rinunciato alla riconferma da presidente della Fondazione Burri dopo oltre dieci anni, motivandola ufficialmente sol suo stato di salute, adesso però Maurizio Calvesi si è tolto qualche sassolino dalla scarpa in un’intervista al mensile altotiberino ‘L’altrapagina’: «C’è caos e anarchia in Fondazione». Sulla vicenda è dovuto intervenire anche il sindaco tifernate Luciano Bacchetta e il consigliere regionale Oliviero Dottorini ha presentato un’interrogazione urgente per fare chiarezza.
Gruppi autoritari Un’intervista liberatoria dove ha dato sfogo a tutti i suoi dubbi. Libero da ogni vincolo l’ex presidente della Fondazione Burri Maurizio Calvesi, personaggio di grande prestigio, l’unico storico italiano dell’arte ad aver ricevuto il Premio Balzan, ha dichiarato: «C’è caos e anarchia in Fondazione e soprattutto manca una struttura rigorosa, si formano dei gruppetti autoritari, forti del nome del compianto segretario generale Nemo Sarteanesi. Nulla da dire a proposito della figlia Chiara, ma la Fondazione risente di una sorta di autoritaria dinastia di altri. Il figlio di Tiziano Sarteanesi, nipote di Nemo, è ora titolare di una casa editrice cui vengono (almeno per ora) affidate tutte le pubblicazioni della Fondazione, compreso (si teme) l’importantissimo e voluminosissimo ‘Catalogo Generale’ dell’opera del grande Maestro. In occasione della recente mostra di Kiefer nei padiglioni della Fondazione il giovane Sarteanesi ha presentato un preventivo per il catalogo a mio parere fuori misura, ma alle mie richieste di rivedere il prezzo ha risposto che era impossibile».
Nomina Tomassoni Ma le sorprese non si sono fermate qui, Calvesi ha rivelato anche il veto che il cerchio magico avrebbe messo all’ingresso di Tomassoni, storico avvocato, amico da sempre di Burri: «All’interno del Consiglio Direttivo c’è stata una discussione per stabilire chi, oltre al Presidente (nomina che sarebbe andata a me), dovesse far parte del Comitato Esecutivo, di cui nella passata gestione io stesso ero membro. La facoltà di lettere di Roma ‘La Sapienza’, come da statuto, deve nominare uno dei tre componenti del comitato esecutivo. Il nome designato fu quello del professore e avvocato Italo Tomassoni, uno dei critici che in vita è stato più vicino a Burri e ha concorso alla creazione della Fondazione. Ma a una parte dei membri del Consiglio questo nome non è andato bene. Per sbloccare la situazione, alla fine, ho deciso di dimettermi da presidente. Così, sia pure a malincuore, hanno dovuto accettare che Tomassoni entrasse a far parte del comitato esecutivo, che ora è composto dal nuovo presidente Bruno Corà, da Tiziano Sarteanesi e da Italo Tomassoni». Calvesi presidente e Tomassoni membro, essendo l’esecutivo formato da tre persone, avrebbe voluto dire mettere in minoranza chi detiene il vero potere nella Fondazione.
Più trasparenza Il consiglio comunale di Città di Castello ha recentemente approvato un ordine del giorno nel quale si richiedeva trasparenza e non commistioni professionali con parenti e amici, ma Calvesi ha sottolineato che «la comunicazione del Comune credo che l’abbiano già messa nel cestino». Intanto, per il centenario c’è una legge che istituisce il comitato nazionale, ma sembra che in Fondazione la cosa sostanzialmente disturbi.
Convocazione rappresentanti In seguito alle dichiarazioni di Calvesi, con cui l’ex presidente della Fondazione Burri ha gettato ombre lunghe sull’operato dell’organismo, il sindaco Luciano Bacchetta è intervenuto con una nota e convocherà i tre rappresentanti del Comune interni alla Fondazione per raccogliere le loro impressioni. Il primo cittadino è intervenuto sulla bagarre e ha chiarito: «I rappresentanti del Comune riferiranno alla commissione consiliare preposta su questo ed altri punti di interesse. Il recente rinnovo (con la presidenza affidata a Bruno Corà, ndr) è stato ispirato – ha precisato Bacchetta – dall’intenzione di valorizzare l’eredità di Burri, dopo la stagione delle controversie giudiziarie e della litigiosità permanente».
Solo dichiarazioni di facciata Per il sindaco Bacchetta «Appaiano poco comprensibili le dichiarazioni volte a gettare ombre indefinite, non circostanziate, sul presente della Fondazione. Un esercizio di dietrologia ingeneroso verso chi sta tentando di superare la conflittualità del passato e l’autoreferenzialità a suo tempo rimproverata proprio da coloro che oggi si fanno megafono di riflessioni oggettivamente fuori tempo massimo». Il sindaco precisa poi che «c’è il massimo impegno perché la Fondazione sia caratterizzata da una sempre maggiore efficacia e incisività della gestione».
Interrogazione Nel frattempo il consigliere regionale Oliviero Dottorini ha presentato un’interrogazione urgente per fare chiarezza sulla vicenda: «La Regione deve attivare da subito i poteri di vigilanza e controllo che la legge le attribuisce per valutare seriamente l’ipotesi di scioglimento del Consiglio di amministrazione della Fondazione Burri e nominare un commissario straordinario che attui una ricognizione di tutte le attività economiche e le prestazioni di lavoro affidate nel corso degli ultimi 10 anni, riportando così trasparenza e credibilità all’istituto che gestisce le opere e l’immagine di uno degli artisti più importanti del ‘900».
