di Chiara Fabrizi
Oltre 1.300 terremoti dalla notte di mercoledì. Non si arresta la crisi sismica in corso nella zona a confine tra Umbria, Marche e Lazio dove sabato mattina il bollettino emesso alle 8 dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha contato ben 1.321 eventi.
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Oltre 1.300 terremoti dalla notte di mercoledì Tra questi sono 108 gli eventi di magnitudo compresa tra 3 e 4, undici quelli localizzati di magnitudo compresa tra 4 e 5 e uno quello di magnitudo maggiore a 5. Dalle 19 di venerdì, ora dell’ultimo aggiornamento di Ingv, gli eventi di magnitudo maggiore di 3 sono sei. Il più forte è quello delle 04.50 di sabato mattina a circa 4 chilometri da Castelluccio di Norcia, dove si teme per il crollo del campanile della chiesa fortemente compromesso dalle lesioni ma tuttora in piedi. Fin dai minuti immediatamente successivi alla scossa delle 3.36 di mercoledì, il dipartimento di Protezione civile ha attivato i suoi centri di competenza nei settori della sismologia e dell’elaborazione dei dati radar satellitari per un’analisi di dati satellitari volta alla misura dei movimenti del suolo innescati dalle scosse ed allo studio delle sorgenti sismiche.
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I dati del satellite giapponese Alos 2 In particolare un team di ricercatori di Ingv insieme a quelli del Consiglio Nazionale delle Ricerche, specificatamente dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente (Cnr-Irea di Napoli) «utilizzando i dati del satellite giapponese Alos 2, ottenuti tramite progetti scientifici, ha misurato con alta precisione i movimenti permanenti del suolo originati durante il terremoto con la tecnica dell’Interferometria differenziale che confrontando immagini radar acquisite prima dell’evento con immagini successive al sisma – ha spiegato Riccardo Lanari, direttore del Cnr-Irea – consente di rilevare deformazioni della superficie del suolo con accuratezza centimetrica». L’analisi ha permesso di evidenziare «un abbassamento del suolo a forma di cucchiaio che si estende per circa 20 chilometri in direzione Nord e ha un valore massimo di circa 20 centimetri in corrispondenza dell’area di Accumoli».
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La faglia e il piano di frattura La mappa dei movimenti del suolo è stata poi utilizzata per sviluppare dei modelli fisico-matematici della faglia che ha originato il terremoto. Le faglie possono essere visualizzate come dei piani di frattura lungo i quali si ha lo scorrimento dei due blocchi di crosta terrestre: quando il movimento è molto rapido si genera un terremoto: «La faglia sorgente del terremoto – spiega Stefano Salvi dell’Ingv – si colloca a pochi chilometri di profondità nella zona compresa tra Amatrice e Norcia, passando sotto Accumuli. Si tratta di un piano di frattura lungo circa 25 chilometri che si immerge verso Rieti con una inclinazione di 50 gradi. La conoscenza di dettaglio della posizione e delle caratteristiche delle sorgenti sismiche – ha concluso – è un elemento fondamentale per la gestione dell’emergenza ed è importante anche per la redazione di mappe di pericolosità sismica sempre più affidabili».
@chilodice
