di Francesca Marruco

Non erano arrivati neanche a 40 metri di profondità i tre sub perugini morti il 10 agosto scorso al largo delle Isole Formiche. Fabio Giaimo, Enrico Cioli e Gianluca Trevani si erano immersi da pochi minuti quando sono stati stroncati dal monossido killer contenuto nelle loro bombole. Il dato, emerso venerdì durante le analisi dei computerini che tutti i subacquei portano al polso durante le loro uscite, conferma – anche se non ce n’era bisogno – che i tre su non sono morti per un loro errore, come invece da più parti ipotizzato in un primo momento.

Nessun errore dei sub Quella presunta risalita veloce, senza le dovute accortezze, non si è mai verificata. Fabio, Enrico e Gianluca sono stati stroncati dal veleno inodore e incolore che è entrato nelle bombole che avevano noleggiato al diving Abc di Talamone, il cui titolare Andrea Montrone è ora indagato per omicidio colposo plurimo insieme a Maurizio Agnaletti, una sorta di collaboratore del diving. Più che altro un uomo che si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato. Agnaletti infatti non lavora al diving, né come dipendente né come collaboratore saltuario. Ma ha preso i brevetti lì e spesso si immerge con Montrone, e a volte capita che lo aiuti  anche in alcune operazioni. Come quella di ricaricare le bombole il pomeriggio del nove agosto.

L’INTERVISTA AL RESPONSABILE DEL DIVING INDAGATO

Le bombole caricate Montrone sembra aver cercato di non coinvolgere l’altro indagato nella questione fin quando ha potuto, raccontando di aver caricato personalmente tutte le bombole. Ma poi qualcuno ha iniziato a parlare ed è emerso che il titolare del diving non era solo nell’esecuzione delle manovre di ricarica. E quindi l’accusa di omicidio colposo plurimo è per entrambi. Adesso la cosa dirimente da stabilire è come il monossido sia entrato nelle bombole in quantità tanto abnorme. Vale la pena ricordare che le quantità nelle tre bombole erano 2300- 2100 e 1600 particelle per milione, quando il corpo umano ne tollera al massimo ( senza avere malori, più o meno gravi), intorno alle 200 ppm.

Da dove viene il monossido? Sono i due compressori ad essere per qualche motivo malfunzionanti e ad aver ‘autoprodotto’ il gas killer, oppure è entrato da fuori? Andrea Montrone raccontò a ridosso della tragedia a Umbria24 le manovre di ricarica, specificando di aver fatto attenzione a posizionare la presa d’aria dei compressori lontano dal motore a scoppio dei compressori stessi proprio per evitare l’ingresso del monossido. Ma se il gas fosse arrivato da qualche altra parte? E se fosse stato prodotto dai compressori, non proprio di ultima generazione? C’è da attendere qualche giorno per mettere a posto tutte le tessere del puzzle: l’11 settemre prossimo infatti i compressori verranno analizzati e allora qualche risposta in più potrà dare un quadro più chiaro delle cause che hanno determinato la morte tanto assurda di tre appassionati del mare.

IL RACCONTO DEL SOPRAVVISSUTO

Ancora analisi sulle bombole L’altro accertamento che la procura di Grosseto disporrà dopo l’esame sui compressori è quello di mandare tutte le bombole già analizzate a Grosseto alla ditta di Bergamo che sarà in grado di stabilire le quantità precise di monossido che c’erano al loro interno. Perché l’esame, seppur sommario, eseguito in questi giorni, ha stabilito che il gas killer era in quasi tutte le bombole. Una roulette russa insomma.

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One reply on “Sub morti, l’esame dei loro pc: non erano scesi neanche a 40 metri. L’11 la verità dai compressori”

  1. A quaranta metri in 10′ si esce dalla curva di sicurezza dopo di che i tempi di decompressione diventano considerevoli dato che i sub utilizzavano bombole da 15 lt .
    Sono rimasti in immersione decompressione compresa parecchio e il CO respirato in profondità per concentrazione era gia sufficiente ad avvelenarli . immaginate poi fare la decompressione – diciamo 30′ – con il CO . Mortale !! .

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