di Francesca Marruco

I compressori funzionano. Non ‘autoproducono’ monossido di carbonio, se non in quantità irrisorie e del tutto trascurabili, e non certo a fiumi come invece è stato trovato nelle bombole che indossavano i tre sub di Perugia morti alle Isole Formiche il 10 agosto scorso. E’ questo il dato che emerge al termine dell’esame effettuato sui due macchinari con cui il nove agosto sono state caricate le bombole da Andrea Montrone e Maurizio Agnaletti, rispettivamente titolare e collaboratore dell’Abc Diving di Talamone, presso cui i sub noleggiarono l’attrezzatura., adesso indagati per omicidio colposo plurimo.

Leggerezza? L’esito dell’esame era particolarmente atteso perché, posto che il monossido non è ‘autoprodotto’ dal compressore, deve essere entrato da fuori. Ma visto che i compressori vengono maneggiati da qualcuno,  ci deve essere per forza di cose stato un errore umano. Magari un elemento sottovalutato. Magari una dimenticanza. Una leggerezza. Che però ha causato la morte tragica e assurda di tre persone e per questo grida vendetta. Saranno le indagini della procura di Grosseto a stabilire con certezza come andò davvero quel pomeriggio, in cui le bombole della morte vennero caricate, ma per adesso trapelano un paio di elementi quanto meno inquietanti.

Il parcheggio E cioè che fino alla primavera di quest’anno la pilotina dell’Abc Diving era ormeggiata al porto di Talamone nei pressi dell’albergo, poi è stata spostata in una zona più defilata, nei pressi del parcheggio del porto, non lontano da un distributore di benzina, luogo in cui giornalmente, in quel periodo, molti turisti cercano posteggio. Come accadde anche quel nove agosto. A Talamone si mormora che il rumore dei compressori si è sentito per tutto il pomeriggio, mentre, pericolosamente vicino alla presa d’aria del compressore, circolavano auto in cerca di parcheggio. Auto da cui, con un certo grado di probabilità, potrebbe a questo punto provenire il monossido di carbonio. Che altrimenti dovrebbe provenire dal motore a scoppio del compressore stesso. Ma fu l’indagato Andrea Montrone a dire a Umbria24 di fare sempre attenzione a posiziona re la presa d’aria del compressore lontano dal motore a scoppio. Quel pomeriggio andò diversamente?

L’INTERVISTA AL RESPONSABILE DEL DIVING INDAGATO

Prima e dopo Prima dello spostamento della barca, con la pilotina ormeggiata proprio sotto l’albergo, quando il diving doveva ricaricare le bombole, lo faceva andando al largo e gettando l’ancora, incamerando in linea di massima aria buona. Invece quel sabato pomeriggio, con la pilotina messa in questo nuovo ormeggio e il compressore nel pozzetto della barca, le bombole sono state caricate vicino ad un parcheggio molto trafficato. Come sia possibile che chi caricava le bombole non abbia neanche considerato la pericolosità potenziale del farlo in mezzo ai tubi di scappamento delle auto è un mistero. Una negligenza. Una leggerezza. Che però chi ha perso i propri cari in modo tanto assurdo difficilmente potrà perdonare.

Esami L’esame dei compressori giovedì è andato avanti per l’intera giornata. A farlo è stata la ditta di Vicenza che li aveva prodotti, per meglio individuare eventuali problemi. Li hanno fatti funzionare tutti e due per molte ore, per verificare se magari dopo un tempo prolungato di lavoro, potessero presentare qualche anomalia. Ma l’anomalia non sarebbe emersa. E al termine dell’esame, per ulteriore analisi, due bombole sono state riempite in due modi diversi: una nel modo giusto, l’altra posizionando la presa dell’aria vicino al motore a scoppio del compressore. Le bombole torneranno a Bergamo insieme a tutte le altre che sono state già in parte analizzate a Grosseto e hanno rivelato che il monossido, in parti più o meno alte, era presente in quasi tutte. Verosimilmente le quantità saranno più basse di quelle relative alle bombole che indossavano Fabio, Enrico e Gianluca in cui c’era monossido dieci volte superiore a quanto tollerato al massimo dal corpo umano.

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One reply on “Sub morti, i compressori funzionano: le bombole caricate pericolosamente vicino ad un parcheggio”

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