di F.M.

Dopo che il gip aveva rigettato la richiesta di giudizio immediato, la procura della Repubblica di Grosseto ha chiuso le indagini per Andrea Montrone e Maurizio Agnaletti, i due indagati nell’ambito delle indagini sulla strage delle Formiche, in cui tre sub di Perugia sono rimasti uccisi dalla massiva quantità di monossido di carbonio che era contenuto nelle bombole, caricate dai due indagati.

Rinvio a giudizio Dopo il 415 bis dunque, gli indagati potranno chiedere di essere interrogati. E a stretto giro, la procura procederà a chiedere il rinvio a giudizio. Poi i due indagati, che nei loro interrogatori hanno continuato a sostenere di non avere idea di come tutto quel monossido possa essere entrato nelle bombole, potranno decidere di chiedere rito abbreviato e beneficiare eventualmente dello sconto di pena, oppure no.

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Perizia Il perito nominato dalla procura di Grosseto, il comandante del nucleo dei sommozzatori di Grosseto, Giorgio Chimenti ella sua durissima perizia, depositata nei giorni scorsi ha individuato profili di negligenza che sfiorano il dolo, e che la procura dunque ha intenzione di portare come cavallo di battaglia davanti al giudice che dovrà decidere se condannare o meno i due uomini ritenuti responsabili della morte di Fabio Giaimo, Enrico Cioli e Gianluca Trevani.

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Inadeguati Per il perito della procura insomma, il fatto che un terribile incidente come questo non si sia verificato già in precedenza è stato solo un caso fortuito. Il titolare del diving indagato Andrea Montrone, «non è in possesso di nessun requisito professionale certificato che lo abiliti a tale mansione, ma solo di un brevetto di istruttore subacqueo che, in tutta evidenza, attesta competenze diverse da quelle necessarie per le operazioni di ricarica». Maurizio Agnaletti invece, «che materialmente eseguì la ricarica delle bombole la sera del 09/08/2014, collaborava con Montrone senza assunzione ed era privo di ogni qualifica professionale o esperienza lavorativa nel settore, si ritiene- specifica il perito – di evidenziare che molti elementi indicano una gestione delle operazioni di ricarica assolutamente incompatibile con la sicurezza e con l’ordinaria diligenza trattandosi di operazione altamente rischiosa per la vita umana».

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