di Francesca Marruco
Restano in carcere i tre uomini fermati martedì mattina nell’ambito dell’operazione dei carabinieri di Perugia insieme a quelli del Ros scaturita dall’indagine sugli spari alle vetrine di due negozi di Ponte Felcino e Ponte Valleceppi. Lo ha deciso il gip Luca Semeraro che li ha interrogati giovedì mattina in carcere e ha convalidato il fermo operato dalla procura di Perugia.
In carcere Convalidato l’arresto, ma rimessi in libertà invece i due uomini arrestati in flagranza, uno perché trovato con dodici grammi di cocaina e l’altro perché per l’accusa avrebbe detenuto uno dei fucili rubati. Escono dunque dal carcere, seppur con obblighi come misura cautelare Mirco Angelini e Diego Mangialasche. Restano invece dentro il nipote di Antonio Procopio, Salvatore Lerose, il bulgaro Kasimir Krumor e l’albanese Bashia Bilbil, tutti e tre difesi dagli avvocati Antonio Cozza e Nicodemo Gentile.
Interrogatorio E’ fissato invece per venerdì mattina l’interrogatorio dei due protagonisti principali della vicenda, Antonio Procopio e Benedetta Lucaroni, che gestiva il ristorante Il Simposio, adesso sotto sequestro della magistratura. Non è chiaro se i due si avvarranno della facoltà di non rispondere o cercheranno di sminuire le accuse che pendono sulle loro teste.
Lo disse Per la procura è senza dubbio Procopio a sparare contro la pescheria di Francesco Ercoli e contro la pasticceria Duranti. Nel primo caso perché Ercoli aveva osato chiedere le due mensilità di affitto non pagato alla Lucaroni, nel secondo per una presunta banconota falsa. Un testimone racconta: «Ricordo che Antonio si lamentava spesso perché il proprietario del ristorante e della pescheria, chiedeva insistentemente alla Lucaroni di tenere bene il ristorante e di pagare l’affitto alle scadenze, Una sera poi, mentre ero in macchina con lui, passando davanti alla pescheria mi disse che avrebbe dovuto sparare contro quel palazzo».
Minacce al figlio E’ sempre lo stesso uomo a riferire agli inquirenti che Procopio aveva anche minacciato di portare via il figlio della sua compagna: «Negli ultimi giorni poi le minacce sono state rivolte anche nei confronti del figlio di omissis, che frequenta la stessa scuola di uno dei figli di Procopio, Procopio ha detto più volte che se arrivava prima lui a scuola lei non avrebbe più trovato suo figlio e che le avrebbe portato via il bambino».
E di violenza sessuale «Le minacce – ha raccontato ancora l’uomo – sono iniziate puntualmente quando ci siamo allontanati da lui. Ci minacciava per paura che potessimo rivelare quanto a nostra conoscenza. Pio ci disse che se non avessimo lasciato Perugia entro tre giorni, avrebbe ucciso me e violentato lei».


