di Maurizio Troccoli
Devi smaltire rifiuti pericolosi? Nessun problema, paga cash e pensiamo a tutto noi. Questo sarebbe avvenuto dal 2007 al 2011 in maniera totalmente abusiva, grazie ad una fitta rete di raccoglitori, trasportatori, magazzinieri e organizzatori del traffico dei rifiuti speciali. Una fitta rete «a ragnatela», tale è stata definita dagli agenti della Forestale che sono sulle loro tracce da anni, con epicentro tra Umbria e Marche e ramificazioni in buona parte del territorio nazionale.
Concorrenza sleale Insomma una organizzazione illegale che avrebbe messo in ginocchio tutte le aziende in regola, nel mercato dello smaltimento dei rifiuti. Avveniva sia per i rifiuti liquidi e di ogni genere considerati speciali, sia per i rifiuti ferrosi che invece venivano stoccati e poi rivenduti sul mercato, grazie ad un protagonista principale che è una ditta di stoccaggio con sede a Fabriano. Dal primo passaggio all’ultimo non ci sarebbe stato uno straccio di autorizzazione, ma semplicemente numerosi complici italiani e stranieri di una fitta rete «abusiva» e «perfettamente organizzata», che praticava prezzi molto più bassi di quelli di mercato accaparrandosi l’intero business.
L’indagine A seguire le orme del mercato illecito ci hanno pensato gli agenti del corpo Forestale dell’Umbria, attraverso i comandi stazione di Gualdo Tadino e Scheggia- Pascelupo, coordinati dalla procura distrettuale Antimafia di Ancona. Un lavoro sul campo e tra le carte per ricostruire «la genesi dei rilasci autorizzativi e delle eventuali icrizioni da parte di comuni e camere di commercio».
Le cifre e i dettagli Alla fine delle indagini gli agenti hanno tirato una linea ed hanno siglato la cifra di 114.300,07 quintali, quasi 115mila quintali di rifiuti per un giro d’affari stimato intorno ai 2milioni e 300mila euro (2.293.352,61 euro per la cronaca). L’operazione ha preso il nome di Iron e nella prima fase conclusa nel marzo 2011 aveva già fatto scattare 39 avvisi di garanzia. Iron 2, ovvero la seconda fase di indagine invece ricostruisce la rete e mette a segno 287 persone denunciate, di cui 18 italiani e 57 stranieri (marocchini, tunisini ed Albanesi) residenti in Umbria. La cifra dell’operazione si infittisce con altri 101 italiani e 85 stranieri ( marocchini, tunisini, macedoni e romeni) residenti nelle Marche e 13 italiani, 7 stranieri (marocchini, tunisini e albanesi) provenienti da Campania, Lazio, Lombardia, Veneto, Calabria, Emilia Romagna, Toscana, Puglia e persino Sicilia.
Le accuse Queste le pesanti accuse, come riportato dal comunicato della Forestale. Gli indagati devono quindi rispondere del reato di «traffico illecito di rifiuti perché con più atti esecutivi di un medesimo disegno criminoso e con attività organizzata e continuata in pratica, senza alcuna iscrizione all’albo Gestori di rifiuti presso le camere di Commercio provinciali di origine, senza autorizzazione alcuna, esercitando concorrenza sleale alle ditte autorizzate messe fuori mercato da una capillare organizzazione che faceva si che qualsiasi materiale ferroso di qualsiasi pregio e valore fosse “predato” da gruppi organizzati di italo-marocchini con solo marginali intromissioni di lavoratori albanesi e macedoni, sempre però in sudditanza ai primi, monopolizzando il mercato della raccolta e trasporto (sempre con mezzi non autorizzati privi di bolli e assicurazioni) di rifiuti ferrosi d’ogni tipo con presenza spesso di grossi quantitativi (di provenienza illecita) di metalli pregiati e non disdegnando, all’occorrenza, di smaltire illegalmente qualsiasi tipologia di rifiuti liquidi e solidi pericolosi venisse loro affidata da titolari di imprese di pochi scrupoli sotto pagamento cash di cifre di denaro concordate al momento caso per caso. L’imperativo era in pratica fare “sparire” il rifiuto pericoloso. Destino diverso invece per rame, zinco ed altri metalli preziosi che venivano “consegnati” tutti alla ditta marchigiana che poi provvedeva alla “trasformazione” e “rivendita”».


Un po’ come avveniva per il depuratore di Bettona, che i liquami venivano smaltiti su terreni.