La villetta di Pietramelina

di Iv. Por. e Fra. Mar.

Catalin Simonescu ha capito che la strada migliore che ha davanti a lui è quella della collaborazione. Catalin Simonescu ha capito che gli elementi raccolti contro di lui non gli lasciano grossi margini di manovra.  E allora risponde al gip che lo interroga in carcere e in parte ammette le sue responsabilità sulla rapina del 3 febbraio scorso a Pietramelina in cui una donna di 54 anni venne violentata da una delle belve dei raid in villa.  Ammette e collabora. E il giudice convalida il fero e dispone la custodia in carcere.

Simonescu parla Il giovane rumeno ritenuto essere il basista della rapina,  fermato sabato scorso dai carabinieri di Perugia a Sarteano in Toscana in un appartamento di una connazionale in cui si nascondeva, martedì mattina davanti al gip Luca Semeraro, ha raccontato di aver accompagnato a casa di Sergio Papa i due rapinatori, di aver atteso che Papa e uscisse dal suo ristorante per tornare a casa, di averli avvisati di quela circostanza e di averli recuperati dopo la violenza.

Il basista figlio della vicina Simonescu, figlio di una badante residente a due passi dal ristorante di Sergio Papa, sarebbe stati quello che controllava le vittime, quello che ne imparava movimenti e abitudini. Sapeva che Papa porta l’incasso del ristorante a casa. Sapeva che lì avrebbero trovato soldi.  Papa ha detto di averlo  visto molte volte a casa della madre, soprattutto nell’ultimo periodo in cui non lavorava.

Ammissioni e smentite Secondo la ricostruzione accusatoria, all’udienza di convalida in carcere era presente il pm Antonella Duchini che lavora al caso insieme ai sostituti Giuseppe Petrazzini, Mario Formisano e Angela Avila, il giovane rumeno si sarebbe spostato a bordo della sua Renault Clio,  vista e riconosciuta anche da un addetto dell’Anas che spargeva il sale. La Clio è stata sequestrata lunedì pomeriggio e ora passerà al vaglio degli esperti della scientifica.

La difesa Secondo quanto riporta l’avvocato Giulio Cherubini, il giovane avrebbe respinto fermamente ogni addebito in relazione al sequestro di persona e alla violenza sessuale subita dalla 54enne suocera di Papa. Sul suo concorso alla rapina, invece, avrebbe «risposto in maniera collaborativa». Il giudice ha convalidato però sia il fermo per concorso in rapina che per concorso in sequestro di persona. Caduta invece l’accusa di violenza sessuale.

Il racconto delle vittime «Mia madre ha subito la violenza per proteggere sua nipote: mia figlia». Lo ha raccontato ai microfoni del Tg1 la compagna di Sergio Papa. I proprietari della villa di Pietramelina, intervistati dal Tg1, Papa e la sua compagna, di origini sudamericane, hanno affermato come, a loro parere «i banditi ci osservavano da mesi, conoscevano tutti i nostri movimenti». Papa per Luca Rosi, il 38enne ucciso nell’altra rapina, quella di Ramazzano, auspica «giustizia». «Pensando a come è andata a lui – dicono – possiamo dire che poteva andarci peggio».

Violentata per difendere la nipote La coppia parla anche dell’episodio terribile vissuto dalla suocera 54enne di Papa e madre della sua compagna: la violenza sessuale. «Ha subito lo stupro per difendere sua nipote, cioè mia figlia – spiega la donna – infatti ai rapinatori continuava a dire di lasciare stare la bambina ‘che ha solo 10 anni’. Invece, ne ha 14. Così si sono sfogati su di lei».

Casa in vendita Il terribile episodio ha segnato la famiglia Papa. «Abbiamo messo in vendita la casa – dicono -, non vogliamo più tornarci».

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