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Si apre davanti alla giudice Elena Mastrangeli, al tribunale di Perugia, l’udienza predibattimentale a carico di dieci imputati accusati, a vario titolo, di avere fatto parte di un sistema di truffe e tentate truffe ai danni di persone anziane, spesso sole in casa e considerate particolarmente vulnerabili per l’età. Gli imputati sono tutti napoletani. Il procedimento nasce da un decreto di citazione a giudizio firmato dal pm Mario Formisano della Procura di Perugia e riguarda episodi realizzati con la tecnica del falso incidente o del falso problema giudiziario di un familiare. Secondo l’accusa gli imputati avrebbero agito in concorso, «con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, procurando o tentando di procurarsi un ingiusto profitto attraverso artifici e raggiri». Le persone offese indicate negli atti sono tredici, tutte donne tra gli 80 e i 90 anni, residenti tra Perugia, Assisi, Magione, Gualdo Tadino, Città di Castello e fuori regione, tra Ravenna, Rimini, Riccione, Jesi, Chiaravalle e Pesaro.

Accuse Il meccanismo contestato dalla Procura è quello – putroppo ormai noto – delle telefonate a casa delle vittime, durante le quali un presunto avvocato, un finto maresciallo o comunque un interlocutore che si presentava con un ruolo credibile riferiva che un figlio o un parente era rimasto coinvolto in un grave incidente stradale o trattenuto in caserma. Con la scusa di evitare conseguenze – stando alla ricostruzione accusatoria – veniva chiesto denaro in contanti, spesso diverse migliaia di euro, da consegnare a una persona che sarebbe passata poco dopo nell’abitazione. In alcuni episodi – secondo quanto riportato negli atti – un complice si sarebbe poi presentato direttamente a casa della vittima per ritirare la somma. Tra i fatti contestati c’è anche un episodio avvenuto a Perugia, in cui un’anziana di 81 anni avrebbe consegnato quattromila euro dopo essere stata contattata da un uomo che si sarebbe presentato falsamente come avvocato, raccontandole che la figlia era rimasta coinvolta in un grave incidente.

Episodi In un altro caso, contestato come tentata truffa, una donna di 86 anni sarebbe stata contattata telefonicamente da un sedicente avvocato che le avrebbe riferito che il figlio era trattenuto in una caserma dei carabinieri perché coinvolto in un sinistro stradale e che, per farlo uscire, era necessario pagare una multa. Secondo l’accusa un complice avrebbe dovuto recarsi nell’abitazione per ricevere circa 4.800 euro. La truffa, però, non sarebbe andata a buon fine perché la donna avrebbe detto di voler portare personalmente i soldi in caserma. A quel punto – sempre secondo la Procura – l’interlocutore avrebbe simulato di essere il maresciallo dei carabinieri, con voce alterata, sostenendo che la situazione era stata risolta e interrompendo poi la comunicazione. L’episodio, per quanto avvenuto a Trani, rientra nella serie di fatti per cui si procede a Perugia.

Udienza Nel decreto vengono contestati, a vario titolo, i reati di truffa e tentata truffa aggravata, con riferimento anche all’età avanzata delle vittime e alle circostanze di tempo, luogo e persona tali da ostacolare la pubblica e privata difesa. Per alcuni imputati viene indicata anche la recidiva.

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