Leopoldo Di Girolamo

Assolti in appello politici e dirigenti del Comune di Terni, ai tempi del sindaco Leopoldo Di Girolamo, coinvolto in prima persona, per un presunto danno erariale legato alla mancata riscossione della tassa rifiuti del 2014. I giudici di secondo grado della Corte dei Conti hanno annullato la sentenza di condanna, stabilendo che la Procura non ha fornito prove sufficienti di colpa grave o di un nesso causale diretto tra l’operato degli indagati e le somme perse.

Pari a 665.890,00 l’ammontare complessivo dei crediti Tari relativi al secondo semestre del 2014 che sono caduti in prescrizione, quasi 600 mila euro la somma inizialmente richiesta dalla Procura regionale come risarcimento per danno erariale; 250.000 euro l’importo del danno che era stato determinato dalla sentenza di primo grado. Data l’assoluzione, amministratori e dirigenti del tempo non dovranno nulla; il Comune di Terni è stato contestualmente condannato al pagamento delle spese legali sostenute dagli appellanti per entrambi i gradi di giudizio.

I giudici hanno rilevato che i mancati incassi della Tari furono influenzati da diversi fattori esterni e oggettivi, indipendenti dalla condotta degli amministratori e dei funzionari. Tra questi la grave crisi economica che colpì la città di Terni, che causò una riduzione del 20% del Pil regionale, in particolare in relazione alla crisi senza precedenti delle Acciaierie Ast (ThyssenKrupp).

«Finalmente – commentano Francesco Filipponi e Pierluigi Spinelli, consigliere regionale Pd e capogruppo Dem al consiglio comunale di Terni – viene definitivamente riconosciuta la correttezza degli amministratori – a partire dall’ex Sindaco Leopoldo Di Girolamo e dall’ex Assessore al bilancio Vittorio Piacenti D’Ubaldi – del Comune di Terni, fino ai dirigenti e funzionari coinvolti, in relazione alla vicenda Tari 2014. Un pronunciamento che ristabilisce ancora una volta la verità in merito a quanto accaduto a Terni durante l’ultima consiliatura di centrosinistra, restituendo la giusta immagine e dignità alle persone impegnate in una vicenda tutt’altro che semplice da gestire. Una ricostruzione rigorosa dei fatti che, a distanza di anni, ha portato all’assoluzione di tutti: nessuno di loro ha avuto atteggiamenti di disinteresse nei confronti della cosa pubblica durante l’espletamento delle proprie funzioni. Un ulteriore testimonianza della bontà dell’azione amministrativa degli allora amministratori coinvolti, e della positiva collaborazione con tutti i tecnici. Per il Partito Democratico e per la coalizione di centrosinistra un segno tangibile di fiducia verso il futuro».

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