Altin Hoxha tra gli autori della rapina a Serse Cosmi (Foto F.Troccoli)

di Francesca Marruco

Tutti assolti per non aver commesso il fatto i sei albanesi a processo con l’accusa di aver messo a segno 11 rapine molto violente in provincia di Perugia nel 2011. Il colpo di scena lo ha deciso la Corte del tribunale penale di Perugia presieduta dal giudice Gaetano Mautone dopo circa cinque ore di camera di consiglio. Serse Cosmi, una delle vittime della rapine, si è detto molto amareggiato. Soddisfazione delle difese, tra cui gli avvocati Luca Maori, Daniela Paccoi e Cristina Zinci,  che avevano chiesto invece l’assoluzione.

Chi Sul banco degli imputati, oltre al famigerato Altin Hoxha, conosciuto col soprannome di Occhi di ghiaccio, c’erano  Gezim Kuka, 36 anni, considerato il capo della banda, arrestato a Moncalieri (Torino) dove viveva con la famiglia. Leo Ndreu, 30 anni, Gjolek Ballshani 31 anni,  Artan Duda, 34 anni. Adesso, se non detenuti per altra causa, verranno tutti rimessi in libertà. vennero tutti arrestati nel 2011 e dopo quelle misure cautelari, le rapine violente che in quell’inverno si susseguirono con un ritmo impressionante nella provincia di Perugia, cessarono.

Difese L’avvocato Luca Maori, si dice «soddisfatto per la decisione della Corte. Il mio assistito Kuka Gezim era innocente e noi abbiamo dimostrato che aveva un alibi. E’ stato 33 mesi in galera da innocente». Anche i legali Cristina Zinci e Daniela Paccoi si uniscono al coro di soddisfazione. Zinci aveva detto alla Corte che mentre avvenivano alcune di quelle rapine il suo assisitito era a letto con una gamba rotto in otto punti.

Accusa Il pubblico ministero Giuseppe Petrazzini, che aveva ereditato il fascicolo dalla collega che dispose l’arresto dei sei Alessia Tavarnesi, aveva chiesto pene pesantissime per gli imputati: dai 30 anni sollecitati per il presunto capo della banda, ai 24, 20 e 16 per gli altri. I sei albanesi erano stati riconosciuti dalle vittime delle rapine. Le difese però hanno sempre sostenuto che quei riconoscimenti non potevano essere genuini perché il commando agiva col mefisto calato sul volto.

Il modus operandi Secondo quanto riferito nello corso di una conferenza stampa dal capo della mobile perugina quando i sei vennero arrestati, il gruppo criminale è stato individuato grazie a un ‘modus operandi’ con dei punti fermi: era composto mediamente da 4-5 persone (non sempre gli stessi), il capo entrava in casa con la pistola, il suo braccio destro  usava modi particolarmente violenti, c’era un ‘buono’ che aveva il ruolo di aiutare le vittime per farsi dire dove erano i preziosi onde evitare altre percosse, entravano nelle case praticando un foro agli infissi come per effettuare un furto ma avevano un meccanismo rodato per compiere rapine nel caso qualcuno si svegliasse.

Il gruppo d’assalto Il gruppo di rapinatori, in una occasione aveva anche picchiato selvaggiamente e terrorizzato una donna anziana per 1.700 euro, ha tenuto la pistola puntata alla testa dell’allenatore Serse Cosmi, sfondato caselli e forzato posti di blocco. Per portare al sicuro il loro bottino che in undici rapine è arrivato a quasi 130 mila euro e a un ammontare inestimabile ma molto alto tra gioielli, orologi, soprattutto Rolex, monili e preziosi. Scontato il ricorso in appello da parte della procura non appena verranno depositate le motivazioni della sentenza.

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3 replies on “Rapine in villa, assolto ‘occhi di ghiaccio’ e tutta la banda. Cosmi: «Amareggiato»”

  1. sbrighiamoci a scappare da questo paese , chiaramente gli elettori PD non devono aprire bocca nemmeno per prendere respiro

  2. ”le rapine violente che in quell’inverno si susseguirono con un ritmo impressionante nella provincia di Perugia, cessarono.”

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