(foto archivio F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Per l’accusa ha favorito una candidata al concorso per l’assegnazione di un posto da ricercatore di microbiologia. Ma lei in aula, nonostante la sua accusatrice smuovesse il capo ad ogni sua affermazione, ha negato fermamente di aver mai passato i titoli dei temi in anticipo a quella candidata che poi ha vinto il concorso, e di aver insistito mai con gli altri membri della commissione affinché proprio quei temi venissero dati alle due candidate.

Intercettazioni La professoressa Luigina Romani risponde per un’ora alle domande insidiosissime del pm Giuseppe Petrazzini, che ad un certo punto le chiede: «Ha mai detto che il concorso era appannaggio esclusivo della dottoressa Zelante?» «Perché avrei dovuto farlo?», risponde la docente. A quel punto il pm sbotta e la sfida «Guardi – le dice –se lei acconsente a produrre la trascrizione delle intercettazioni il processo lo finiamo in un minuto». L’opposizione dell’avvocato Francesco Falcinelli non si fa attendere. Le intercettazioni che i Nas fecero sono state escluse dal processo perché secondo i giudici autorizzate senza un’adeguata motivazione, ma sarebbero molto poco nebulose. La docente spergiura di non aver mai sparlato di quella sua ex collaboratrice andata via dal suo laboratorio in circostanze non chiare. Il suo esame in aula riprenderà il 17 marzo prossimo, giorno in cui arriverà anche la sentenza.

I temi prima del concorso La mattina, prima dell’esame dell’imputata, accusata di falso e di abuso ideologico, a salire sul banco dei testimoni è stata la dottoressa Teresa Zelante, quella che secondo l’accusa, avrebbe avuto il posto con un aiutino. «Lei ricevette prima le prove degli argomenti che sarebbero stati messi nel concorso?». «Assolutamente no» risponde la donna. Il pm allora le mostra un suo block notes in cui i carabinieri del Nas trovarono una pagina con dentro appuntati i sei temi che vennero proposti all’esame. «Li ho scritti quando sono tornata dal concorso, avevo fatto già anche la prova orale», si giustifica la dottoressa. Ma il pm non ci sta e chiede come mai avesse scritto non nell’ultima pagina disponibile, «non lo so, ho scritto dove ho aperto». La dottoressa Zelante viene ascoltata con l’assistenza di un difensore perché, la avvisa la Corte, potrebbe andare incontro ad una imputazione.

Poteri? Perché nel computer che le venne sequestrato la mattina dopo dell’esame i militari trovarono sei temi svolti concernenti i titoli che poi sono comparsi nel concorso. «Le date dello svolgimento dei temi sono tutte precedenti al concorso. Come spiega lo sviluppo di temi che ignorava che sarebbero stati dati e poi, tornata a casa, si prese la briga di scrivere argomenti sul block notes?». «Non ci sono legami tra le due cose. Prima dell’esame ho studiato molto esercitandomi per possibili tracce e non sono le uniche nel computer». «Ha poteri divinatori?», chiede allora il pm. «Per me – risponde la dottoressa -ci sono molti altri file, che sono stati esclusi perché si voleva dimostrare questa cosa». La dottoressa non sa neanche spiegare perché la sua domanda era datata 30 aprile e invece risulta protocollata tre giorni prima.