La sentenza per i tre imputati accusati di violenza sessuale di gruppo, lesioni e tentata rapina a Gubbio è attesa oggi dopo le 16.30. Le richieste di condanna sono state formulate dal pubblico ministero Laura Reale nel processo con rito abbreviato davanti al gup Valeria Casciello. Il pm ha chiesto sei anni e otto mesi per i due fratelli di Nardò, di 44 e 37 anni, e sei anni per il cuoco di Gualdo Tadino, 37 anni.
L’udienza Oltre alla requisitoria della Procura, questa mattina sono intervenute le parti civili della 36enne che ha denunciato la violenza e del compagno di 48 anni. I due, assistiti dagli avvocati Francesca Pieri e Luigi Santioni, hanno chiesto un risarcimento complessivo di 70mila euro: 50 mila per la donna e 20 mila per l’uomo.
La notte dei fatti Secondo la ricostruzione della Procura – la vicenda risale alla notte tra il 4 e il 5 settembre dello scorso anno – in piazza Quaranta Martiri a Gubbio. Intorno a mezzanotte e mezzo la coppia si trovava in auto. Uno dei due fratelli avrebbe aperto la portiera e trascinato la donna fuori dall’abitacolo, facendola sbattere contro un’altra vettura. Il fratello e il cuoco avrebbero invece costretto il compagno a scendere dalla macchina e lo avrebbero colpito con calci e pugni, immobilizzandolo per impedirgli di intervenire.
La violenza La 36enne sarebbe stata quindi palpeggiata, inizialmente dal 44enne e poi anche dal fratello di 37 anni. Negli atti della Procura si parla inoltre di un bacio imposto con violenza, di uno schiaffo e della bocca della donna chiusa per impedirle di urlare e chiedere aiuto.
La tentata rapina I tre sono accusati anche di avere tentato di rapinare il compagno della donna. L’uomo, intervenuto per difenderla, sarebbe stato picchiato anche quando era a terra. Gli sarebbe stato intimato di allontanarsi con la minaccia di ulteriori percosse. L’azione sarebbe terminata con l’arrivo di altre persone, richiamate dalle urla della donna, e la fuga degli imputati.
Le difese In occasione dell’udienza di convalida il 37enne umbro si era avvalso della facoltà di non rispondere. Gli altri due imputati avevano invece fornito una versione dei fatti diversa da quella delle persone offese e dei testimoni. Avevano sostenuto di essersi avvicinati alla donna per aiutarla a rialzarsi, poiché, secondo la loro ricostruzione, era in preda all’alcol e cadeva ripetutamente.
Le misure cautelari La versione degli imputati non aveva convinto il gip, che aveva confermato per tutti la custodia cautelare in carcere. Dopo il passaggio davanti al Tribunale del Riesame, la misura era stata sostituita con gli arresti domiciliari.
La sentenza Il processo si svolge con rito abbreviato, richiesto e ammesso dalla gup Casciello. La decisione del giudice è attesa nel pomeriggio, dopo le 16.30. Gli imputati vengono difesi dagli avvocati Ubaldo Minelli e Chiara Brunori
