«Tutti noi vogliamo con forza testimoniare, in pieno disaccordo con quanto denunciato non solo dalla stampa ma anche da alcuni ex dipendenti, che le attività della cooperativa Piccolo Carro e delle sue comunità hanno sempre avuto l’obiettivo di contribuire alla riabilitazione e al reinserimento sociale di minori reduci da esperienze di vita traumatiche e dolorose, mettendo in atto un metodo educativo comunitario che, nella gran parte dei casi, ha raggiunto ottimi risultati». È una lettera aperta con circa 60 firme in calce di soci dipendenti, soci volontari, dipendenti e professionisti che prestano la loro opera nella cooperativa al centro di un’indagine giudiziaria per l’allontanamento delle minori da una struttura gestita a Bettona e poi morte (Daniela Sanjuan e Sara Bosco) e di aspre polemiche sulla questione delle autorizzazioni a prestare opera assistenziale.
Difesa dei fondatori «Questa situazione – si legge nella lettera – ci impone, per il rispetto della verità e alla luce della nostra esperienza personale, di esprimere la nostra piena solidarietà a tutta la cooperativa e ai responsabili, anche direttamente chiamati in causa da discutibili inchieste giornalistiche». « Centinaia di bambini e ragazzi, di cui ricordiamo bene i nomi e le storie – prosegue la missiva – hanno trovato nel Piccolo Carro un supporto specialistico adeguato per affrontare le loro problematiche e poter tornare a riprendere la propria vita con rinnovata fiducia. Tutto questo grazie a strutture e servizi d’eccellenza e ad un ambiente familiare e accogliente, nel pieno rispetto del valore sociale della nostra missione e in virtù di un metodo basato sull’”Amore incondizionato”. Determinante il ruolo dei due soci fondatori della cooperativa, una coppia di psicologi che da 20 anni si prodiga con grande generosità, competenza e professionalità al servizio dei giovani ospiti. Il metodo da loro messo in opera, in collaborazione con decine di psicologi e psichiatri, vede i ragazzi coinvolti in tante attività formative e sportive, corsi, laboratori, iniziative, che contribuiscono in maniera evidente alla loro riabilitazione».
Piccolo-grande miracolo I 60 collaboratori respingono dunque «con grande determinazione le accuse, più o meno esplicite, veicolate da stampa e tv, che evidentemente si basano solo su denunce anonime di persone allontanate dalla cooperativa per motivi più che validi. Il Piccolo Carro è un piccolo-grande miracolo che ha sempre operato in silenzio e senza clamore per tutelare l’equilibrio psicologico e il percorso riabilitativo dei giovani ospiti, e così è giusto che continui ad operare. Chiediamo quindi rispetto per questo progetto, per coloro che vi prestano la loro opera professionale e per i ragazzi che ne condividono le sorti. E sollecitiamo la magistratura a fare chiarezza quanto prima e i mass media a raccontare con obiettività la verità sulla nostra cooperativa».
Interrogazione M5s al ministro Intanto, però, il caso arriva all’attenzione del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, attraverso una interrogazione dei deputati 5 stelle Filippo Gallinella e Tiziana Ciprini. «Chiediamo al ministro Lorenzin – scrivono – di accertare, soprattutto all’interno del mondo cooperativo, il funzionamento del sistema di controlli istituzionali e l’effettiva gestione delle strutture e dei servizi sociali a ciclo residenziale o semiresidenziale per minori, affetti da patologie psichiatriche o da dipendenze. Il caso umbro ‘Piccolo Carro’ potrebbe essere la punta dell’iceberg di un regime più esteso e farraginoso. Dalla documentazione finora emersa – affermano i portavoce pentastellati – sembra che alla cooperativa ‘Piccolo Carro’, che gestisce nella regione Umbria cinque strutture di accoglienza socio-educative destinate anche a minori, sia stato dato dalle Istituzioni locali ampio credito e per lungo tempo». Gallinella e Ciprini citano «una nota della Regione Umbria del maggio 2013 in base alla quale risulta che la cooperativa sia stata inserita nel Gruppo di lavoro numero 3 promosso dalla Regione Umbria in quanto soggetto titolare e gestore di comunità educativa a valenza terapeutica, a carattere residenziale per minori, al fine di individuare i profili di qualità dei servizi sociali e socio-sanitari per la definizione del percorso di accreditamento. Tuttavia – precisano i due parlamentari 5 stelle – secondo il regolamento regionale vigente, numero 8 del 2005, le autorizzazioni per l’esercizio dell’attività di accoglienza sono rilasciate esclusivamente a fine socio educativo e non socio-sanitario. Circostanza rilevata nel luglio 2015 anche da un gruppo tecnico di controllo, creato nel Comune di Perugia, che segnalò come le strutture gestite dalla cooperativa presentassero una spiccata connotazione sanitaria accanto a quella socio-educativa, tanto da chiedere l’intervento di Asl e Comuni interessati. Sul punto, ma dopo mesi, si è pronunciata anche la Regione Umbria. Quest’ultima, soltanto il 29 settembre scorso, ha diffidato la società cooperativa ‘Piccolo Carro’ dallo svolgere qualsivoglia attività sanitaria in quanto non autorizzata». Per Gallinella e Ciprini «è tempo che tutte le istituzioni locali, e non sono poche, coinvolte nel caso facciano al più presto chiarezza, evitando il balletto indecoroso dello scaricabarile. Intorno a questo caso le responsabilità, anche di profilo istituzionale, devono essere scrupolosamente accertate».
