martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 19:13
20 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 09:07

Scomparsa di Daniela Sanjuan, Piccolo Carro replica alle accuse: «Struttura era autorizzata»

La cooperativa accusa 'Chi l'ha visto?' di «accuse false e tendenziose» e invita Federica Sciarelli: «Venga di persona nelle nostre strutture»

Scomparsa di Daniela Sanjuan, Piccolo Carro replica alle accuse: «Struttura era autorizzata»
Daniela Sanjuan

Il caso è quello di Daniela Emilia Sanjuan, scomparsa nel 2003 dalla comunità ‘Piccolo Carro’ di Bettona e i cui resti sono stati trovati a poca distanza, in un bosco, nel 2013. Da poco, l’analisi del Dna comparato con quella della mamma di Daniela ha attribuito con certezza i resti alla allora minorenne originaria della Campania. La trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ nella sua ultima puntata ha prodotto alcuni documenti del Comune di Bettona che attestano come la struttura fossa stata dichiarata inidonea ad ospitare minori. Ora arriva la replica del Piccolo Carro. La comunità – per la cronaca – è la stessa per cui la Procura perugina indaga per l’allontanamento di alcuni minori, tra cui Sara Bosco, la 16enne scappata e poi trovata morente nei padiglioni del Forlanini di Roma nel giugno scorso.

Replica del Piccolo Carro «Innanzi tutto – spiega la cooperativa che gestisce la comunità – i documenti mostrati in diretta sono relativi ad una struttura sita in Bettona risalenti all’anno 2002 quindi antecedenti all’ingresso di Daniela al Piccolo Carro, avvenuto in data 27 gennaio 2003. Daniela venne dimessa da un’altra struttura del territorio campano il 27 gennaio 2003 e lo stesso giorno fu collocata al Piccolo Carro su provvedimento del Tribunale per i Minorenni di Napoli. La mamma, Anna Malvone, purtroppo, non fu ritenuta idonea a svolgere le funzioni genitoriali e la mancanza della figura paterna rese necessario un ingresso in ambiente comunitario. La scelta della struttura fu demandata ai Servizi Sociali del Comune di Sant’Agnello con tanto di regolare delibera dirigenziale».

Daniela da Ripa a Bettona La Cooperativa Piccolo Carro, che gestiva e gestisce tuttora diverse case di accoglienza, riferisce di aver inserito Daniela «presso la struttura denominata “L’isola che non c’è” sita in Ripa (Pg), titolare di regolare autorizzazione al funzionamento rilasciata dal Comune di Perugia in data 3 aprile 2000 e a tutt’oggi autorizzata. La signora Malvone, dopo alcuni mesi di permanenza della figlia al Piccolo Carro, chiese che Daniela potesse fare un breve rientro temporaneo a casa, il quale venne concordato per il periodo 25 agosto – 1 settembre 2003. Anticipando ogni previsione, solo dopo 3 giorni, decise di riportarla in comunità per i continui diverbi fra madre e figlia che la stessa non riusciva a gestire. Dalla data del rientro al Piccolo Carro, avvenuto il 28 agosto 2003, la madre non ha più cercato la figlia per oltre un mese. Nella prima settimana del mese di ottobre 2003, Daniela fu trasferita presso la struttura residenziale denominata “La Ghianda” sita in Bettona (Pg), anche questa regolarmente autorizzata al funzionamento dal Comune di Bettona in data 14 luglio 2003 e a tutt’oggi autorizzata».

La sera della scomparsa «La sera del 23 ottobre 2003 – spiega la cooperativa – appena fu dato l’allarme della scomparsa di Daniela, furono immediatamente avvisati i Carabinieri, la Polizia Ferroviaria e le autorità competenti, come previsto dalla legge, mentre tutto il personale disponibile della Cooperativa (oltre 15 persone) si mise volontariamente alla sua ricerca. La signora Malvone fu avvisata della fuga di Daniela la mattina del 24 ottobre 2003, ma si presentò presso la comunità solo 3 giorni dopo, non partecipando alle ricerche nella zona che si protrassero per diverso tempo».

Comunità non è carcere Il Piccolo Carro replica anche alle altre accuse di “Chi l’ha visto?” in merito all’allontanamento volontario di Daniela dalla comunità “La Ghianda”. La Cooperativa ribadisce che «per legge le comunità di accoglienza per minori tendono “al reinserimento sociale offrendo protezione, assistenza ed insegnando a gestire la quotidianità; non possono pertanto svolgere la funzione di case di reclusione”. Le comunità non possono essere delle carceri e, per quanto opportunamente presidiate, possono occasionalmente presentarsi degli allontanamenti. Sin dal 1996, la Cooperativa Piccolo Carro gestisce diverse strutture residenziali adibite all’accoglienza (attualmente sono 5, tutte situate nel territorio perugino), nelle quali vengono collocati ragazzi in difficoltà su individuazione dei Servizi Sociali territoriali e su provvedimento dei vari Tribunali per i Minorenni dislocati nel territorio nazionale. In questi 20 anni di attività, la Cooperativa ha ospitato circa 700 ragazzi dagli 8 ai 21 anni, provenienti da tutta l’Italia, i quali hanno completato il percorso educativo e psicologico con pieno soddisfacimento da parte degli Enti committenti. La stessa ha all’attivo oltre 80 dipendenti e 20 collaborazioni con professionisti esterni; la retta pertanto è adeguata anche in funzione dei numerosi servizi offerti e della qualità delle strutture ospitanti».

Invito a Sciarelli Il Piccolo Carro si dice «disponibile a fornire tutta la documentazione in merito nelle sedi opportune, rigettando, contestualmente, le false e tendenziose dichiarazioni rese a “Chi l’ha visto?” da ex dipendenti ed ex ospiti. A tutela dell’immagine della Cooperativa e, soprattutto, per assicurare la tranquillità e la salvaguardia dei programmi educativi e psicologici in corso per i ragazzi attualmente ospiti, la stessa si riserva di adire le vie legali. Da ultimo, ma non certo per importanza, il Piccolo Carro rinnova l’invito a Federica Sciarelli a visitare le proprie strutture per conoscere personalmente la vita delle comunità gestite dalla Cooperativa e le numerose attività offerte a supporto del recupero dei minori ospiti».

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