di Francesca Marruco
Impossibile trattenere tutta quella rabbia quando ti ritrovi a pochi metri dall’omicida di tuo figlio. Impossibile farlo anche se fino ad ora hai tenuto il profilo irreprensibile di un padre che vuole solo giustizia per il barbaro omicidio del figlio 24enne. E Giovanni Polizzi, giovedì mattina non ce l’ha fatta:«Salutalo pure quel figlio di puttana» ha urlato rivolgendosi a Valerio Menenti, al momento dell’ingresso in aula del padre Riccardo, che è colui che materialmente ha ucciso il suo Alessandro. Impossibile non immedesimarsi con quel padre che subito si scusa con la Corte per essersi lasciato andare all’istinto – umano – di insultare chi gli ha tolto l’amore più grande.
Tensione e minacce La tensione giovedì mattina nell’aula A del tribunale di Perugia -decisamente troppo piccola e disposta in maniera assurda con le parti civili vicino alla gabbia degli imputati per ospitare un processo del genere– si respira a pieni polmoni. Riccardo e Valerio Menenti nella ‘gabbia’ alla sinistra della pubblica accusa, fin troppo vicino a loro ci sono i famigliari di Alessandro Polizzi, c’è Julia Tosti e tutta la sua famiglia, e ci sono un paio di amici di Alessandro che hanno voluto essere presenti «per dovere morale» verso quell’amico che gli è stato portato via in modo tanto brutale. Anche loro, come il padre di Julia cercano di gestire la rabbia che hanno dentro, ma in alcuni frangenti non ce la fanno. Il padre di Julia entra ed esce continuamente, non ce la fa ad averli così vicini. I due amici di Alessandro alla fine dell’udienza si avvicinano alla gabbia, davanti alla quale per tutto il tempo sono stati piazzati almeno tre agenti della penitenziaria, e li insultano e li minacciano. «Mi faccio arrestare per venire ad ammazzarvi» gli dice uno.«Non può andare avanti così con queste minacce – dice la madre di Valerio Menenti all’avvocato uscendo dall’aula – a me chi mi accompagna a casa?». Quando i cellulari della penitenziaria portano via gli imputati, i ragazzi continuano ad urlargli «merde! Assassini». Julia piange. La tensione è troppa.
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I due imputati Rivedere quell’uomo che l’ha picchiata con un piede di porco e le ha sparato contro, rivedere gli occhi del suo ex fidanzato che la fissano e non abbassano mai lo sguardo. Spavaldi, da dietro le sbarre i deu Menenti guardano, a volte scuotono la testa (come quando il pm racconta della telefonata che Valerio avrebbe fatto dal Compro Oro), altre ridono (come quando l’avvocato Donatella Donati dice che Valerio ha mangiato le due vecchie sim di Julia Tosti). Parlano continuamente tra loro e danno l’autorizzazione a farsi fotografare perchè non hanno «nulla da nascondere».
Guerra giuridica Mezzo metro più in là, la battaglia si gioca su cavilli giuridici e richieste alla Corte. L’avvocato Manuela Lupo, che insieme al collega ternano Francesco Mattiangeli, difende Valerio Menenti ci prova subito a portare a casa un risultato: per lei il capo d’imputazione è nullo in quanto non spiegherebbe bene il ruolo di Valerio. Il procuratore aggiunto Antonella Duchini – che guidò le indagini della mobile di Marco Chiacchiera – bolla la richiesta come «dilatoria» e attacca:«altrimenti dovrei pensare che la difesa non conosce l’istituto del concorso morale». Un’ora di camera di consiglio e la Corte – presieduta dal giudice Mautone, a latere Restivo – rigetta le eccezioni della difesa.
L’accusa Il procuratore facente funzioni Antonella Duchini chiede l’ammissione di tutti i suoi testimoni, compresa Tiziana Attuoni, indagata per aver reso false dichiarazioni al pm. La procura chiede e ottiene anche la produzione delle copiose interviste televisive rilasciate dagli imputati prima dell’arresto, una perizia sul piede di porco,«che Riccardo Menenti indicò come arma del delitto ad indagini chiuse con una lettera mandata in procura», la trascrizione di alcune intercettazioni ambientali e telefoniche , la produzione e la trascrizione delle telefonate fatte al 113 la notte dell’omicidio. Duchini produrrà anche due foto di Menenti Riccardo effettuate il 26 marzo in questura nelle quali si evidenzia una «vistosa» ferita sulla fronte: quella che per la difesa Menenti, Riccardo si sarebbe procurato con la pistola mentre lottava con Alessandro. Ammesse anche tutte le richieste delle parti civili costituite, gli avvocati Maori e Donati per Julia Tosti e la famiglia e Trappolini e Rondini per i Polizzi.
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Niet alle richieste difensive La difesa, l’avvocato Manuela Lupo è quella che polemizza più apertamente con l’accusa, chiede che oltre ai tantissimi testimoni comuni con le altre parti, vengano sentiti il precedente avvocato dei due imputati Luca Patalini e una donna che avrebbe detto che la pistola con cui Alessandro venne ucciso era di sua proprietà. Ma la Duchini risponde per le rime dicendo di aver interrogato la donna e di essere in grado di produrre il verbale in cui lei disse che « aveva solo riferito dicerie di quartiere». La Corte rigetta la richiesta,«in quanto allo stato ritenuta irrilevante». Rigettate anche quelle di una perizia sulla compatibilità tra il piede di porco e le scalfiture trovate sulla porta d’ingresso del palazzo di via Ricci. Niet anche alla deposizione dei consulenti psichiatrici delle difese sulle condizioni psichiche dei due imputati al momento del fatto e alla perizia sul cellulare di Valerio Menenti, richiesta dalla difesa perché per i legali «dimostrerebbe che la causa scatenante dell’omicidio non potevano essere i maltratramenti verso Julia» .«Quel telefono l’imputato lo ha avuto fino a 15 giorni dopo l’omicidio – affonda l’avvocato Donati – può averlo modificato in ogni modo». No anche alla richiesta della trascrizione integrale delle intercettazioni fatte in carcere perchè, dice la Corte, la richiesta della difesa è«troppo generica, non avendo indicato quali conversazioni trascrivere».
Calendario La battaglia è solo agli inizi. Giovedì prossimo udienza tecnica per conferire l’incarico al perito trascrittore, poi si torna in aula – finalmente in quella degli Affreschi che assicura una distanza maggiore tra le parti – il 3 e il 10 luglio. I primi testimoni dell’accusa saranno il capo della mobile Marco Chiacchiera e due agenti della scientifica. Poi sarà la volta di Julia che dovrà raccontare il dramma. Si tornerà poi in aula il 25 settembre, il 2 e il 16 ottobre. Impossibile che siano sufficienti per smaltire le circa duecento persone – tra testimoni e consulenti – chiamate dalle parti.
