di Fra. Mar.
Loro molto probabilmente resteranno chiusi nelle loro celle e non incontreranno lo sguardo dei genitori di Alessandro Polizzi, e quello di Julia Tosti, la giovane scampata all’aggressione omicida avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 marzo scorso nell’appartamento di via Ettore Ricci in cui viveva col fidanzato. Sul banco degli imputati per quel brutale omicidio siedono Riccardo e Valerio Menenti, padre e figlio accusati dalla procura di Perugia di essere uno la mente e uno l’esecutore materiale del delitto.
In aula Mercoledì 18 dicembre, davanti al giudice Lidia Brutti, si celebrerà l’udienza preliminare per i due uomini in carcere dall’11 aprile scorso. I loro avvocati , come conferma l’avvocato Mattiangeli di Terni che li difende insieme a due colleghi romani, non hanno intenzione di chiedere riti alternativi, validi per uno sconto di pena.Si andrà dunque, con molta probabilità a giudizio in dibattimento.
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Le perizie La difesa pensa invece di chiedere due perizie: una scientifica sul piede di porco che Riccardo Menenti ha confessato di aver usato contro Alessandro Polizzi e una su alcune intercettazioni ambientali all’interno del carcere tra padre e figlio. La richiesta verrà presentata già mercoledì mattina.
L’indagine La procura della Repubblica non teme alcuna richiesta. Dalla sua c’è un’indagine granitica siglata dalla squadra mobile di Marco Chiacchiera coordinata dal sostituto procuratore Antonella Duchini. Gli inquirenti, già dalla prima ora dopo l’omicidio del giovane Polizzi, sapevano che i Menenti erano implicati. Valerio era finito ricoverato per le botte di Alessandro e la loro rivalità era una miccia che avrebbe potuto scatenare tanta violenza, come effettivamente poi è accaduto. I Menenti, non scegliendo riti alternativi rischiano una condanna all’ergastolo con l’isolamento.
