Il capo della mobile Marco Chiacchiera

di Francesca Marruco

Appartamenti e auto di grossa cilindrata. Conti correnti con tanti zeri e una vita che, almeno stando alla loro situazione lavorativa ufficiale, non avrebbero mai potuto permettersi. Qoku Helidon, il capo della banda di albanesi arrestati dalla squadra mobile di Perugia diretta da Marco Chiacchiera, dichiarava di guadagnare sette mila euro l’anno con la sua ditta edile, intanto però girava con un’Audi Q7.

Vita agiata L’incongruenza era abnorme. Ed è proprio il tenore di vita di Qoku che ha portato gli agenti della criminalità organizzata ad indagare più a fondo su di lui. E andando a fondo è emerso che Helidon Qoku, una vita normale, con un lavoro regolare e una famiglia, ce li aveva solo di facciata. E come lui anche i suoi compari, arrestati dalla polizia di Perugia in esecuzione di un’ordinanza di misura cautelare richiesta dal sostituto procuratore Antonella Duchini ed emessa dal gip Lidia Brutti.

Un milione di euro In tutto, gli agenti della mobile – in virtù della legge 12 sexies  della legge 306/1992 – hanno sequestrato beni e conti correnti per un milione di euro. Un milione di euro che, secondo i riscontri della squadra mobile diretta da Marco Chiacchiera, arrivano dritti dritti dallo spaccio, all’ingrosso e al dettaglio, della cocaina purissima che immettevano nel mercato perugino e folignate.

Un chilo di coca al mese Secondo quanto emerso dalle lunghe e scrupolose indagini della sezione criminalità organizzata, all’epoca diretta da Michele Santoro, attualmente a capo del reparto prevenzione crimine, la banda avrebbe immesso nel mercato dello spaccio perugino un chilo di cocaina al mese. Per incassi da capogiro. Testimoniati solo in parte dai sequestri operati dalla polizia, visto che, come ha sottolineato il capo della squadra mobile Marco Chiacchiera, «la legislazione non ci permette di aggredire i patrimoni che si sono costruiti all’estero con soldi illeciti».

I sequestri Ma quelli in Italia si, e dunque i poliziotti hanno proceduto al sequestro di beni.  In particolare, a carico di Qoku sono stati sequestrati un’autovettura di grossa cilindrata, un appartamento a Corciano, tutti i conti bancari. A carico di Suela Kozi sono stati sequestrati un appartamento a Corciano e tutti i conti bancari. Ad Aleksander Lucaj sono stati sequestrati un’autovettura di grossa cilindrata e quota di un grande appartamento e pertinenze a Foligno ed altre proprietà immobiliari, oltre ai conti in banca. A carico di Albert Lucaj sono stati sequestrati quota di un grande appartamento e pertinenze a Foligno ed altre proprietà immobiliari. A carico della società “edilizia fratelli Lucaj” sono stati sequestrati i conti bancari. A carico dei fratelli Cinaj sono stati sequestrati quota di un appartamento a Frosinone e i conti in banca.

Tre chili di sostanza da taglio La banda di albanesi gestiva dunque un ingente traffico di droga e di soldi. In casa dei fratelli Cinaj, arrestati a Frosinone, durante le fasi dell’arresto sono stati trovati tre chili di sostanza da taglio. Che possono dare solo una vaga idea di quanto stupefacente avrebbero potuto tagliarci.

La droga Il viaggio della droga, solo cocaina, e di primissima qualità, iniziava verosimilmente in Spagna, passava per Frosinone e da lì arrivava a Perugia e a Foligno, dove gli albanesi la smerciavano sia tramite pusher di strada, che direttamente al dettaglio. In tutto, gli indagati dell’operazione ‘Dracula’ sono venti. Tra loro anche italiani che compravano qualche grammo di cocaina per volta e lo rivendeva.

Qoku infine, è anche accusato per avere sfruttato la prostituzione di Esmeralda, una sua giovane connazionale che teneva quasi segregata in un appartamento di via del Macello. Secondo quanto emerso dalle indagini, Qoku non le permetteva neanche di uscire, se prima non aveva raggiunto un ‘minimo’ di guadagno giornaliero vendendo il suo corpo. Senza contare che le prendeva tutto quello che guadagnava e la controllava continuamente. Restava nell’appartamento anche mentre lei si prostituiva.