di Chiara Fabrizi

Viene bocciato alla Maturità, ma i genitori impugnano i verbali della commissione d’esame e il Tar gli dà ragione. Ora, quindi, lo studente di un istituto tecnico di Perugia, che nel luglio scorso non era andato oltre l’ottenimento di un punteggio di 52 centesimi, potrà risostenere l’esame di Stato. Più precisamente i giudici amministrativi hanno deciso che entro 30 giorni la commissione dovrà nuovamente riunirsi, con una composizione corretta, per rivalutare le prove scritte del candidato e ripetere la prove orale.

Questa la sentenza emessa il 28 novembre dal collegio (presidente Ungari, a latere Di Mauro) che ha accolto il ricorso dei genitori del ragazzo, rappresentati dall’avvocato Giuliano Picchi, ravvisando alcuni vizi nei verbali d’esame. In particolare, il Tar ha rilevato come la prima prova del giovane sarebbe stata corretta da «una commissaria non appartenente alla commissione» assegnata alla classe frequentata dallo studente, «nonché da una docente di matematica, perciò titolare di un insegnamento non appartenente all’area disciplinare» della prima prova. Analogamente alla correzione della seconda prova avrebbero partecipato due prof che non facevano parte della commissione composta per la classe del ragazzo bocciato. Da qui l’ordine dei giudici di procedere a una nuova valutazione dei due elaborati d’esame consegnati dal giovane con una commissione correttamente composta. Per quanto riguarda l’orale, invece, il vizio riscontrato dal Tar ha a che fare con la mancata predisposizione dei materiali, precisamente del cosiddetto “spunto di partenza”, e all’abbinamento degli stessi ai singoli candidati esaminandi, come previsto dalle norme di riferimento.

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